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Consumerism, il rapporto curato dall'Università Roma Tre che anche quest'anno ha fatto da cornice all'appuntamento annuale che Consumers'Forum dedica alle Autorità di regolazione, approfondisce con particolare cura due settori fondamentali dell'economia e della tutela dei consumatori: i farmaci e la sicurezza alimentare.

Tutela dei passeggeri nel trasporto ferroviario. Scioperi. Dati personali del cittadino e tutela del consumatore nel mondo digitale. Sono tanti gli aspetti della tutela del consumatore di cui le Authority hanno discusso oggi a Roma all'evento organizzato da Consumers' Forum.

Anche quest'anno Consumers' Forum organizza l'appuntamento con le maggiori Authority italiane per discutere insieme a loro di tutela dei diritti dei cittadini.

No al riconoscimento di assegni sociali a cittadini europei inattivi che si rechino in un altro Stato solo per ricevere tali assegni: lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione europea, per la quale i cittadini dell'Unione economicamente inattivi che si recano in un altro Stato della Ue solo per beneficiare di un aiuto sociale possono essere esclusi da alcune prestazioni sociali.
La pronuncia fa seguito a una contesa in Germania. Qui gli stranieri che si recano nel territorio nazionale per ottenere un aiuto sociale o il cui diritto di soggiorno discende dal solo obiettivo della ricerca di un impiego sono esclusi dalle prestazioni dell'assicurazione di base («Grundsicherung»), che hanno il fine di garantire la sussistenza dei beneficiari. Il Tribunale di Lipsia è stato chiamato a pronunciarsi su una controversia fra due cittadini della Romania, madre e figlio, contro il Jobcenter Leipzig che ha negato loro le prestazioni dell'assicurazione di base. La signora chiede le prestazioni dell'assicurazione di base riservate ai richiedenti lavoro ma risulta che non cerca lavoro: vive in Germania insieme al figlio almeno dal novembre 2010 ed abita presso la sorella, che provvede al sostentamento suo e del figlio.
Rispondendo alle domande del Tribunale sociale di Lipsia, la Corte di Giustizia afferma, nella sentenza odierna che, per poter accedere a talune prestazioni sociali (quali le prestazioni tedesche dell'assicurazione di base), i cittadini di altri Stati membri possono rivendicare la parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro ospitante solo se il loro soggiorno soddisfa i requisiti di cui alla direttiva «cittadino dell'Unione».
Secondo tale direttiva, lo Stato ospitante non è tenuto ad erogare una prestazione sociale durante i primi tre mesi di soggiorno, mentre quando in soggiorno è superiore a tre mesi ma inferiore a cinque anni (come nel caso esaminato) la direttiva subordina il diritto di soggiorno alla condizione che le persone economicamente inattive dispongano di risorse proprie sufficienti. Come spiega la Corte di Giustizia Ue, "si intende in tal modo impedire che cittadini dell'Unione economicamente inattivi utilizzino il sistema di protezione sociale dello Stato membro ospitante per finanziare il proprio sostentamento. Uno Stato membro deve pertanto avere la possibilità di negare le prestazioni sociali ai cittadini dell'Unione economicamente inattivi che esercitino la loro libertà di circolazione con l'unico fine di ottenere il beneficio dell'aiuto sociale di un altro Stato membro, pur non disponendo delle risorse sufficienti per poter rivendicare il beneficio del diritto di soggiorno; al riguardo, deve essere esaminato ogni caso individuale, senza tener conto delle prestazioni sociali richieste".

Non bastano le forze di mercato per realizzare le reti a banda larga, esigenza prioritaria per la competitività del sistema e per la crescita, ma bisogna prevedere un intervento di politica pubblica: le sole forze di mercato non sono sufficienti, perché intervengono in alcune aree del Paese mentre in altre gli investimenti infrastrutturali sono assenti. Questa la principale conclusione cui giunge l'indagine congiunta Antitrust-Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sulla banda larga.

Giovedì 13 novembre 2014, h 9,30/13,30 – Palazzo Santa Chiara - Piazza di Santa Chiara, 14 - Roma. Per l'ottavo anno consecutivo Consumers' Forum, associazione indipendente composta dalle più importanti Associazioni di Consumatori, Istituzioni, prestigiose Università, numerose Imprese Industriali e di servizi e le loro Associazioni di categoria, organizza l'appuntamento con le maggiori Authority italiane per discutere insieme a loro di tutela dei diritti dei cittadini.

Un nuovo sistema di regole per incentivare investimenti e concorrenza, regole trasparenti per l'uso delle infrastrutture ferroviarie e nuovi criteri per i pedaggi dell'Alta velocità, con una prima decisione: la riduzione del pedaggio da pagare a Rfi (Rete ferroviaria italiana), calcolato per il 2015 in 8,2 euro a chilometro. Questo l'intervento dell'Autorità di Regolazione dei Trasporti che ha adottato le misure di regolazione dell'accesso equo e non discriminatorio alle infrastrutture ferroviarie.
"Creare un nuovo sistema di regole trasparenti per incentivare la concorrenza, l'efficienza ed il contenimento dei costi a beneficio di utenti, imprese e consumatori e dare certezze agli investitori: queste le finalità delle misure sull'accesso equo e non discriminatorio alle infrastrutture ferroviarie adottate dall'Autorità di regolazione dei trasporti il 31 ottobre e pubblicate oggi sulla pagina internet dell'Autorità", informa l'Authority. La prima conseguenza diretta è che NTV, che gestisce i treni ad Alta velocità Italo, dal prossimo anno pagherà il 37% in meno rispetto a quello che attualmente paga a Rfi. Nelle misure di regolazione approvate dall'Autorità infatti si legge che il Gestore dell'infrastruttura della rete ferroviaria "ha reso noto all'Autorità di aver ricalcolato l'importo del pedaggio unitario per l'accesso alla rete AV/AC che, secondo le sue stime per l'anno 2015, si colloca intorno ad un valore di 8,2 euro/km".
Il pedaggio di 8,2 euro per treno/chilometro rappresenta circa il 37% in meno rispetto a quello che attualmente si paga a Rete ferroviaria italiana. Nel corso di una conferenza stampa il presidente dell'Autorità dei Trasporti Andrea Camanzi ha detto:"Sulla base dei nostri criteri Rfi ha ricalcolato il pedaggio treno/km a 8,2 euro rispetto ai 13,1 che erano previsti per il 2015 e ai 12,8 euro che rappresentano il pedaggio in vigore quest'anno: questo rappresenta una riduzione del 37% sul 2015 e del 36% sugli ultimi mesi del 2014".
Il provvedimento è stato accolto con favore dal Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: "La delibera dell'Autorità dei trasporti sulla regolazione dell'accesso alla rete ferroviaria è un primo grande e importante provvedimento che conferma la bontà della scelta di costituire l'Authority anche contro il parere di molti che la giudicavano inutile – ha detto il Ministro – Entrando nel merito, il lavoro dell'Authority conferma la linea già intrapresa dal mio ministero un anno fa, quando con un decreto furono ridotte del 15% le tariffe di pedaggio per l'alta velocità ferroviaria, pagate da Trenitalia e Ntv. Oggi arriva questa ulteriore riduzione sancita dall'Autorità che permette un più concreto accesso alla rete e stimola ulteriormente la concorrenza. Non sarebbe però corretto limitare l'intervento dell'Authority a questo aspetto. Ci sono altre importanti decisioni che hanno positive conseguenze anche sui servizi per il Trasporto pubblico locale. Soprattutto voglio sottolineare l'importanza del fatto che l'Autorità vigilerà sugli effetti che queste misure provocheranno per evitare comportamenti commerciali anti concorrenza. E' un modo serio per portare le cose fino in fondo, perché fatta la legge, come spesso succede, non sia permesso l'inganno".

In Europa la ripresa economica nel 2015 sarà lenta e il ritorno alla crescita economica debole, se paragonato ad altri casi storici di ripresa post crisi. Per l'Italia le stime di crescita sono riviste al ribasso: meno 0,4% quest'anno, con una "tiepida ripresa" nel 2015 stimata allo 0,6% e legata all'accelerazione della domanda esterna, mentre si registrerà un più 1,1% solo nel 2016. Queste le previsioni economiche d'autunno della Commissione europea.
In Italia l'inflazione dovrebbe rimanere bassa, ma leggermente positiva nel 2015 (allo 0,5%) e alimentata da prezzi all'importazione più elevati. l tasso di disoccupazione italiano "resta elevato ai suoi livelli storici" e si riflette "nell'attività economica depressa", afferma Bruxelles nelle stime economiche autunnali, che prevedono una disoccupazione al 12,6% sia per il 2014 che per il 2015 e un leggero miglioramento al 12,4% nel 2016.
L'andamento dell'economia è però lento per l'intera Europa. Nelle sue previsioni d'autunno la Commissione europea pronostica infatti "una crescita economica debole per il resto di quest'anno, sia nell'UE che nella zona euro. Per il 2014 nel suo insieme, la crescita del PIL reale dovrebbe raggiungere l'1,3% nell'UE e lo 0,8% nella zona euro, per poi salire lentamente nel corso del 2015, rispettivamente all'1,5% e all'1,1%, trainata da una maggiore domanda interna ed estera. Un'accelerazione della crescita rispettivamente al 2,0% e all'1,7% nel 2016 dovrebbe essere determinata dal rafforzamento del settore finanziario (dopo la valutazione complessiva svolta dalla Banca centrale europea e gli ulteriori progressi verso l'Unione bancaria), nonché dai primi frutti dati dalle recenti riforme strutturali".
"La ripresa economica iniziata nel secondo trimestre del 2013 rimane fragile e il dinamismo economico in numerosi Stati membri è ancora debole", evidenzia Bruxelles, che sottolinea come nonostante buone condizioni finanziarie "la ripresa economica nel 2015 sarà lenta". Per vedere segnali migliori sarà necessario aspettare il 2016: "Nel 2016 il rafforzamento della domanda interna ed estera e la continuazione di una politica monetaria molto accomodante, associata a costi di finanziamento bassi, dovrebbero rafforzare ulteriormente la crescita".
Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2014 la forchetta dei tassi di crescita nei diversi Stati è ancora ampia: si andrà dal meno 0,7% della Croazia al più 4,6% dell'Irlanda, ma le differenze dovrebbero attutirsi nei due anni successivi. "Nel 2015 e 2016, quando anche l'impatto ritardato delle riforme già attuate dovrebbe farsi sentire maggiormente, tutti i paesi dell'UE dovrebbero registrare una crescita positiva".
In ogni caso, ci sarà un lento ritorno alla crescita: "In confronto ad altre economie avanzate e rispetto agli esempi storici di riprese post crisi finanziarie pur di norma lente e fragili, la ripresa dell'UE appare debole. Nel corso del periodo oggetto delle previsioni, la domanda interna dovrebbe beneficiare sempre più della politica monetaria molto accomodante, dei progressi compiuti nel ridurre gli oneri del debito privato e dell'orientamento di bilancio globalmente neutro. Gli investimenti privati – spiega la Commissione europea – dovrebbero recuperare gradualmente, anche grazie al miglioramento delle prospettive sul versante della domanda e degli effetti di recupero, sebbene inizialmente le ampie capacità inutilizzate agiranno da freno. I consumi privati dovrebbero aumentare leggermente nel 2015 e 2016, sostenuti dal basso livello dei prezzi delle materie prime e dall'aumento dei redditi disponibili parallelo al graduale miglioramento del mercato del lavoro". Le condizioni del mercato del lavoro miglioreranno solo col tempo e in modo più consistente solo dal 2016, quando il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 9,5% nell'UE e al 10,8% nella zona euro.
L'inflazione si prevede su livelli bassi. Dice la Commissione europea: "Nel 2014, sulla spinta del calo dei prezzi delle materie prime e del sostanziale rallentamento dell'economia, la tendenza al calo dell'inflazione è proseguita negli Stati membri dell'UE. L'inflazione dovrebbe restare molto bassa nel 2014. Parallelamente al graduale rafforzamento dell'attività economica e all'incremento dei salari, l'inflazione dovrebbe salire, anche grazie al recente deprezzamento dell'euro. Nell'UE, secondo le proiezioni, l'inflazione dovrebbe attestarsi allo 0,6% nel 2014, all'1,0% nel 2015 e all'1,6% nel 2016". Su queste previsioni pesa però il pericolo di un peggioramento: "I rischi al ribasso per le prospettive di crescita continuano a dominare a causa delle tensioni geopolitiche, della fragilità dei mercati finanziari e del rischio di incompleta attuazione delle riforme strutturali".

Autorità di regolazione dei trasporti (ART) e Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) hanno sottoscritto un importante protocollo d'intesa (di durata triennale) che stabilisce una stretta collaborazione tra ART, l'autorità che regola "ex ante" i diversi settori dei trasporti e Antitrust che vigila "ex post" sul rispetto delle norme per il corretto funzionamento del mercato.
Il protocollo d'intesa, il primo sottoscritto dall'Autorità dei trasporti, "coordinerà e renderà più efficace e incisiva l'esecuzione dei mandati istituzionali delle due Autorità, in particolare nel comune interesse a sviluppare e mantenere adeguati livelli di concorrenza nei mercati e di tutela dei consumatori – spiega una nota stampa – La collaborazione fra ART e AGCM si articolerà attraverso il coordinamento degli interventi istituzionali, anche in ambito internazionale, in materie di comune interesse; la segnalazione di casi in cui, nell'ambito di procedimenti di rispettiva competenza, emergano ipotesi di violazione, da parte degli operatori, di norme alla cui applicazione è preposta l'altra parte; lo scambio di pareri e avvisi su questioni di interesse comune; la collaborazione nella elaborazione di segnalazioni al Parlamento o al Governo su materie di interesse comune; la collaborazione nell'ambito di indagini conoscitive su materie di interesse comune; iniziative congiunte in materia di enforcement, vigilanza e controllo dei mercati; la collaborazione scientifica".
L'Antitrust chiederà il parere dell'Autorità dei Trasporti nei procedimenti sulle pratiche commerciali scorrette effettuate nel settore dei trasporti, anche quando si tratti di procedimenti in cui siano stati presentati impegni. Le due Autorità si scambieranno inoltre informazioni sulle linee generali di intervento, sulle attività oggetto di vigilanza, sui procedimenti avviati su fattispecie di interesse comune e sul loro esito. Potranno inoltre fare ispezioni congiunte anche attraverso il ricorso alla Guardia di Finanza.

L'Autorità Antitrust ha adottato nuove linee guida sulle sanzioni, con l'obiettivo di aumentare l'efficacia deterrente della propria azione nel contrasto alle violazione delle norme sulla concorrenza: viene introdotta così una percentuale minima per i cartelli e la possibilità di aumentare la sanzione fino al 50% per imprese con un fatturato mondiale particolarmente elevato o appartenenti a gruppi di grandi dimensioni.
"L'Antitrust ha adottato le nuove Linee Guida in materia di sanzioni, volte a definire, anche sulla base degli orientamenti comunitari e delle indicazioni del giudice amministrativo, una metodologia di calcolo specifica nell'ambito del contrasto delle violazioni delle norme a tutela della concorrenza – informa una nota dell'Autorità – La finalità della decisione dell'Antitrust è quella di accrescere l'efficacia deterrente della propria politica sanzionatoria, anche mediante una maggiore trasparenza del proprio processo decisionale e dell'iter di calcolo seguito, facilitando al contempo un pieno ed effettivo sindacato giurisdizionale".
Nel nuovo regime di sanzioni si segnala prima di tutto "l'introduzione di una percentuale minima (pari al 15% del valore delle vendite), per i cartelli di fissazione dei prezzi, di ripartizione dei mercati e di limitazione della produzione, che come noto costituiscono le infrazioni più gravi alle regole di concorrenza", cui si aggiunge "la possibilità di incrementare la sanzione fino al 50% qualora l'impresa responsabile realizzi un fatturato totale a livello mondiale particolarmente elevato rispetto al valore delle vendite dei beni o servizi oggetto dell'infrazione oppure appartenga a un gruppo di significative dimensioni economiche". La sanzione potrà inoltre essere aumentata ulteriormente secondo gli utili illeciti realizzati dall'impresa che ha compiuto la violazione accertata dall'Autorità.
Ci sono poi anche circostanze attenuanti fra cui "l'adozione ed effettiva applicazione di uno specifico programma di compliance e l'introduzione del cosiddetto amnesty plus, ovvero la possibilità di un'ulteriore riduzione della sanzione qualora l'impresa fornisca informazioni ritenute decisive per l'accertamento di una infrazione diversa da quella oggetto dell'accertamento e ricadente nell'ambito di applicazione del programma di clemenza".

Protocollo d'intesa per rafforzare la tutela dei consumatori, con particolare riferimento alle pratiche commerciali scorrette nei settori regolati: a firmarlo sono stati i Presidenti dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato Giovanni Pitruzzella e dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas e il sistema idrico Guido Bortoni.

Giovanni Valentini è stato nominato portavoce dell'Autorità Antitrust. Ricoprirà il suo incarico a partire dal prossimo 3 novembre.

L'Europa è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020: secondo le stime più recenti, nel 2013 le emissioni di gas a effetto serra dell'Unione europea sono diminuite dell'1,8% rispetto al 2012 e hanno raggiunto il livello più basso dal 1990. Il dato proviene dalla relazione annuale sui progressi relativi all'azione per il clima, pubblicato dalla Commissione europea e dall'Agenzia europea per l'ambiente.

Chiude in positivo l'anagrafe delle imprese nel terzo trimestre del 2014. Il bilancio demografico dei mesi estivi fra le imprese nate (72.833) e quelle che contemporaneamente hanno dichiarato la cessazione delle attività (56.382), termina con un saldo attivo pari a 16.451 unità, quasi 4mila unità in più rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
Il tasso di crescita del periodo (+0,3%), però, è il risultato del più basso volume di iscrizioni rilevate nel terzo trimestre dell'anno dal 2005 e uno dei più contenuti volumi di cessazioni del decennio, superato solo nel 2010. Ma, come mostra l'analisi diffusa oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione condotta da InfoCamere a partire dai dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, continua la corsa al rialzo dei fallimenti e l'assottigliamento del tessuto artigiano. Sono oltre 10mila, infatti, i fallimenti registrati nei primi 9 mesi dell'anno, il 19% in più rispetto al dato dell'analogo periodo del 2013. Sul fronte artigiano, per il terzo trimestre consecutivo si registra un saldo negativo tra aperture e chiusure, dovuto soprattutto alla forte riduzione di iscrizioni.
"I dati provenienti dal Registro delle imprese indicano il persistere di una fase di stagnazione che sta colpendo il nostro sistema produttivo frenando la spinta a fare impresa e facendo aumentare le attività economiche che portano i libri in Tribunale - afferma il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – Il tema chiave, per dare nuove gambe allo sviluppo, è creare le condizioni per far ripartire il mercato interno, dal cui rallentamento dipendono le sorti di tante nostre imprese, e sostenere il coraggio e le aspirazioni di tante persone, soprattutto giovani, che vorrebbero mettersi in proprio. Per questo, occorre puntare con decisione sulle politiche attive per il lavoro, per far sì che le energie imprenditoriali del Paese possano tradursi in nuove iniziative economiche: un ambito nel quale le Camere di commercio sono particolarmente impegnate, anche attraverso un Network di 87 Sportelli per il sostegno all'imprenditorialità giovanile su tutto il territorio nazionale. In poco più di 5 mesi dal loro battesimo, abbiamo già accolto quasi 4.700 giovani motivati ad aprire una nuova impresa, assicurando loro percorsi mirati di accompagnamento allo start-up".