L'Osservatorio e-Committee dell'Abi ha rilevato la costante diffusione della moneta elettronica nel nostro Paese. Settantaquattro milioni di carte bancarie - il 10% in più rispetto al 2007 - 1,3 milioni di POS e oltre 43 mila ATM. È quanto emerge dallo studio dell'Osservatorio e-Committee dell'Abi. Ma in Europa c'è chi fa meglio di noi e per questo PagoBANCOMAT sta realizzando una campagna di comunicazione e informazione per spiegare i vantaggi delle carte di pagamento rispetto al contante: sicurezza, comodità e migliore gestione del bilancio familiare.

Sui 74 milioni di carte in circolazione, i Bancomat sono 29 milioni (+5% rispetto al 2007), le carte di credito 33,5 milioni (+10%), le prepagate 4 milioni (+20%) e le revolving 3,6 milioni (-17%). Le carte attive, ossia che hanno effettuato almeno una transazione nel 2008, sono 51,8 milioni pari al 70% di quelle in circolazione: il 90% dei Bancomat, il 52% delle carte di credito, il 51% delle revolving e l'86% delle prepagate.

Nel 2008, le carte usate per fare acquisti (nei 780 mila negozi che accettano il pagamento con carta) e pagamenti sono state quasi 40 milioni per un ammontare complessivo di 122 miliardi di euro e 1,4 miliardi di transazioni su POS. In un anno, ogni carta ha fatto in media 36 pagamenti; in particolare, i Bancomat sono stati usati per lo shopping 34 volte mentre le carte di credito 42. Lo scontrino medio complessivo è stato di 88 euro: la carta di credito è stata usata per transazioni d'importo medio-alto (100 euro), mentre il Bancomat per pagamenti più contenuti (79 euro). Quanto alle prepagate - che ricoprono ancora una parte minoritaria del mercato dei pagamenti su POS, ma con tassi di crescita significativi - il ticket medio è stato di 73 euro.

Cresce vertiginosamente anche in Italia l'e-Committee, ossia il pagamento di bollette, tasse, bonifici, ricariche telefoniche, movimenti ed estratti conto per via telematica. E sono diversi i canali alternativi allo sportello tradizionale: oltre all'Internet banking ci sono il Phone e il Mobile banking. Nel 2008 oltre 14,5 milioni di italiani, ben l'8,6% in più rispetto al 2007, avevano infatti conti correnti abilitati ad almeno uno di questi canali non tradizionali. In pratica, è abilitata quasi la metà dei conti correnti (il 46%) e nel 72% dei casi questi conti sono attivi e utilizzati più di una volta alla settimana. È quanto emerge dal sesto rapporto "La multicanalità delle banche" condotto dall'Osservatorio e-Committee dell'Abi su un campione di 363 banche e presentato a Roma nel corso del convegno Abi "Carte 2009".

Dunque è quasi una famiglia su due, ormai, che si rivolge alla propria banca in modo più facile e veloce grazie a internet, telefono e cellulare. Nel dettaglio sono quasi 13,2 milioni i conti correnti abilitati ad operare online (il 42% del totale dei conti correnti delle famiglie) con un incremento del 7,5% rispetto al 2007.

Questo fa di internet il canale "preferito" dai clienti delle banche italiane, oltre che il più usato con quasi 9 milioni di conti attivi. Ogni conto effettua in media 1,3 accessi a settimana pari circa 71 l'anno (contro i 51 del 2007), con una crescita complessiva del 57%.

La consultazione dell'estratto conto è l'operazione più "cliccata", con una media di quasi tre volte a settimana. Al secondo posto si confermano i bonifici: nel 2008 ne sono stati fatti 42,6 milioni via internet, pari al 30% del totale, per un valore complessivo di oltre 81,3 miliardi di euro. Seguono i pagamenti online con oltre 23,8 milioni di operazioni, le ricariche del cellulare (oltre 15,2 milioni) e le ricariche delle carte prepagate (2,7 milioni).

I conti abilitati al phone banking sono 9,3 milioni, pari al 31% del totale dei conti correnti delle famiglie, con una lieve flessione rispetto al 2007. Nella gran parte dei casi, il cliente usa il telefono per chiedere informazioni sul proprio conto corrente o sull'attività di trading. Nel 2008, via telefono sono state fatte circa 700 mila operazioni in borsa per un valore complessivo di circa 4 miliardi di euro, e quasi 80 mila pagamenti , il 50% in più rispetto al 2007.

Dodici associazioni imprenditoriali scrivono a Governo e Parlamento una lettera per esprimere forte preoccupazione per il testo di riforma dell'ordinamento forense in esame al Senato che mette a rischio liberalizzazioni e concorrenza e aumenta i costi per le imprese.

Le associazioni imprenditoriali hanno scritto a Governo e Parlamento per manifestare alcune perplessità sulla riforma dell'ordinamento forense. "Il nuovo testo mette a rischio liberalizzazioni e concorrenza e aumenta i costi per le imprese" scrivono le imprese esprimendo forte preoccupazione sul testo di riforma dell'ordinamento forense all'esame della Commissione Giustizia del Senato. Abi, AGCI, ANIA, Assogestioni, Assonime, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confindustria, CNA, Legacoop, inoltre, esprimono perplessità sulle disposizioni del nuovo testo che amplia l'ambito delle attività riservate agli avvocati e incrementa i costi a carico di imprese e cittadini.

La proposta di riforma estende, fra l'altro, l'ambito delle attività riservate agli avvocati a compiti attualmente svolti dai legali interni delle imprese, anche se non iscritti all'albo, e dalle associazioni. Non è pensabile - si legge nella lettera - che in un sistema moderno solo chi aderisce al registro professionale possa garantire la prestazione e l'effettiva qualità dei servizi legali.

Se le nuove disposizioni venissero approvate - fanno notare le associazioni - le imprese dovrebbero rinunciare alle funzioni legali interne e sarebbero costrette a rivolgersi ad avvocati esterni per tutte le attività, e non solo per quelle di difesa in giudizio.

Inoltre le associazioni imprenditoriali non potrebbero continuare a svolgere l'attività di consulenza e assistenza stragiudiziale a beneficio delle associate, determinando un impatto rilevante sul piano organizzativo e sui costi, in particolare per le piccole e medie imprese.

Sms consumatori, il servizio gratuito fornito dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che consente di ricevere in tempo reale le informazioni sui prezzi di più di 80 prodotti alimentari, sbarca sull'IPhone. "Mettiamo a disposizione dei cittadini un servizio sempre più efficiente, rapido e utile perché possano controllare effettivamente cosa portano in tavola e a che prezzo. Diffondere una maggiore consapevolezza sull'importanza della spesa, in un momento di crisi quale quello che stiamo attraversando, è un obiettivo importante. Per questo, come farebbe un qualunque manager e ancor più deve fare un manager della cosa pubblica, abbiamo voluto sfruttare tutte le possibilità che la tecnologia e l'innovazione ci mettono a disposizione. E innovazione, oggi, fa rima con web e smart phone", ha detto il ministro Zaia.

Dal 21 aprile del 2008, giorno di avvio del servizio, ad oggi, sono stati 3.501.450 gli SMS di richiesta. Il link dal quale è possibile scaricare l'applicazione è il seguente: http://itunes.apple.com/it/app/sms-consumatori/id337909514?mt=8


 

Gli italiani continuano a essere preoccupati dalla crisi, riducono i consumi, aumentano il risparmio. La crisi spinge tutti a fare i conti con le proprie finanze con grande prudenza, tanto che quattro famiglie su cinque tendono a risparmiare. Supera il 90% la percentuale di italiani che si dichiara "molto" o "abbastanza" preoccupato per la situazione economica, mentre solo l'11% ritiene che il peggio sia passato. È quanto emerge dall'indagine Confesercenti-Ispo, che rileva inoltre la preoccupazione degli italiani nei confronti del lavoro.

Nel 2009 gli italiani hanno aumentato il risparmio e ridotto i consumi. I dati sulle vendite dei primi otto mesi dell'anno, rileva Confesercenti, evidenziano una riduzione della spesa soprattutto per i beni non alimentari: fra questi spiccano i dati negativi di abbigliamento, calzature, utensileria, libri, giornali e riviste e altri prodotti come orologi e gioielli.

La questione del lavoro investe l'occupazione nel commercio, nel turismo e nei servizi, con variazioni negative che arrivano al 4%. Nel 2008, rileva Confesercenti, hanno chiuso 144mila imprese del commercio e del turismo e nei primi 9 mesi di quest'anno ne sono state cancellate altre 100mila, con solo una compensazione parziale da parte delle nuove aperture. Emerge dunque l'esigenza di attuare politiche efficaci a sostegno dell'occupazione e della domanda interna.

Nokia sostituirà una serie di caricabatterie di marca Nokia prodotti da un fornitore terzo. Si tratta di circa 14 milioni di pezzi da cambiare a livello globale e solo alcune migliaia di unità in Italia.

È quanto annuncia l'azienda dopo aver constatato che "le cover in plastica dei caricabatterie interessati potrebbero allentarsi e separarsi, mettendo in mostra i componenti interni del caricabatterie e causando un potenziale pericolo di scossa elettrica nel caso in cui alcuni componenti interni vengano toccati mentre il caricabatterie è inserito in una presa attiva". Allo stesso tempo l'azienda precisa di non essere a conoscenza di incidenti correlati ai caricabatterie. In ogni caso, come misura di prevenzione, sostituirà gratuitamente i modelli interessati a livello di singolo paese.

I caricabatterie interessati sono quelli prodotti da BYD tra il 15 giugno 2009 e il 9 agosto 2009, con i seguenti tipi di modelli: AC-3U; AC-3E; e quelli prodotti da BYD tra il 13 aprile 2009 e il 25 ottobre 2009, con il seguente tipo di modello: AC-4U.

Sarà dedicata al tema "Città e Cittadinanza" l'edizione 2009 della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile che si svolgerà dal 9 al 15 novembre prossimi: l'iniziativa è promossa e patrocinata dalla Commissione Nazionale Italiana UNESCO, si svolge sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e prevede una rete di appuntamenti su tutto il territorio nazionale, con oltre 600 iniziative - fra convegni, mostre, laboratori, spettacoli, giochi - realizzate attraverso istituzioni, enti locali, scuole, associazioni, università.

Le attività sono rivolte a tutti, giovani e adulti, e toccano tutti gli aspetti della quotidianità: inquinamento, bio-architettura, energia, mobilità, rifiuti, partecipazione, intercultura, legalità, integrazione, consumi. L'obiettivo è quello di "sviluppare in tutti i settori della società la consapevolezza e le capacità operative necessarie a costruire una città ecologica e solidale, orientata alla qualità della vita e animata da una cittadinanza responsabile e democratica".

Il rafforzamento della concorrenza e dei diritti dei consumatori sul mercato delle telecomunicazioni, la possibilità di cambiare operatore telefonico fisso o mobile in un solo giorno, un provvedimento sulla libertà in internet, protezione contro le violazioni dei dati personali e l'istituzione di una nuova Autorità europea delle telecomunicazioni: sono alcune delle principali riforme varate dall'Europa.

La scorsa notte il Parlamento europeo e il Consiglio hanno infatti raggiunto un accordo sul pacchetto di riforma europea delle telecomunicazioni. Il pacchetto, proposto dalla Commissione già nel novembre 2007, rafforza la concorrenza e i diritti dei consumatori sul mercato delle telecomunicazioni, facilita le connessioni a banda larga ad alta velocità e stabilisce un Regolatore europeo delle Telecomunicazioni (European Body of Telecoms Regulators). Le riforme potrebbero entrare in vigore all'inizio del 2010. Poi i paesi europei avranno 18 mesi di tempo per incorporare le novità nelle legislazioni nazionali.

C'è il diritto dei consumatori europei a cambiare in un solo giorno lavorativo l'operatore di telefonia fissa o mobile conservando il vecchio numero telefonico. È prevista una migliore informazione ai consumatori. La riforma prevede la protezione dei diritti dei cittadini in relazione all'accesso a internet attraverso un nuovo provvedimento sulla libertà in rete: ogni misura presa dagli stati Ue riguardo accesso e uso dei servizi attraverso le reti di telecomunicazione deve rispettare i diritti fondamentali e la libertà dei cittadini, e in relazione a eventuali misure prese sull'accesso a Internet - ad esempio nella lotta ad attività illegali - i cittadini europei avranno diritto a procedure imparziali, incluso il diritto di essere ascoltati, e il diritto a una revisione giudiziaria efficace e tempestiva.

Nella riforma ci sono garanzie perché la rete internet sia neutrale. Viene inoltre prevista la protezione dei consumatori contro la violazione dei dati personali e lo spam, in quanto la privacy viene considerata una priorità. Il che significa che gli operatori avranno la responsabilità della gestione delle informazioni personali e dovranno comunicare alle autorità e ai consumatori eventuali violazioni di sicurezza dei loro dati personali.

La riforma prevede, fra i diversi punti, l'istituzione di una nuova Autorità europea per le telecomunicazioni, uno strumento molto importante - informa l'Europa - per un unico mercato europeo delle telecomunicazioni. La nuova Autorità si chiamerà BEREC (Body of European Regulators for Electronic Communications) e le decisioni saranno prese a maggioranza.

 

In occasione del decennale di Consumers' Forum - che si celebra oggi - Help Consumatori ha ripercorso con i suoi principali esponenti la sua storia a partire dalle origini passando per il punto di vista delle imprese che insieme alle associazioni dei consumatori hanno fatto di CF una esperienza unica in cui i due attori della scena economica si incontrano e dialogano. Oggi tocca all'attuale presidente, Sergio Veroli, e al Segretario generale, Giustino Trincia, che ci raccontano il presente e il futuro di CF.

In occasione della vostra elezione e fin dai vostri primi interventi, è stato sottolineato che Presidente e Segretario generale lavoreranno in stretta collaborazione e con pari dignità politica. Come state realizzando questo obiettivo?

S. Veroli: La pari dignità politica nasce dalle esperienze delle persone prima che dalle cariche formali. Il fatto che Giustino Trincia sia Segretario generale implica di per sé che ci sia un rapporto di parità tra le due cariche. Dal punto di vista pratico stiamo lavorando insieme, c'è un livello di rappresentanza da parte del Presidente, c'è un livello di rappresentanza da parte del Segretario generale e del Vice presidente.

G. Trincia: Stiamo applicando un criterio molto semplice, ovvero quello del lavoro di squadra che si basa sulla collegialità, sull'aiuto reciproco, sul sostegno reciproco sulla complementarietà proprio in relazione alla sensibilità, alle esperienze di ognuno di noi che sono naturalmente diverse. Questa collegialità in pratica è elemento essenziale per rispondere alle attese che ci sono da parte dei soci di Cf e per rispondere anche alle responsabilità che l'associazione ha rispetto alla condizione in cui ci si trova ad operare. I risultati ottenuti nei primi quattro mesi vanno in questa direzione.

Nei primi mesi avete già convinto due importanti aziende dell'energia ad entrare in CF. Come le avete convinte e quali saranno le strategie per fare di CF un consesso sempre più ampio e rappresentativo anche nel mondo delle imprese?

S. Veroli: Convincere le aziende è stato molto semplice. Queste chiedono di sviluppare il dialogo e il rapporto con i consumatori e con i cittadini, chiedono quali servizi, quali informazioni, quali elaborazioni possono avere in più aderendo a CF che negli ultimi tempi si sta sviluppando, sta creando nuove occasioni di incontro e di approfondimento (vedi la battaglia sulle conciliazioni e quella sulla class action). Le aziende capiscono che tutto questo può essere utile per sviluppare il dialogo tra associazioni e cittadini/consumatori e per incrementare il rapporto di fiducia. Credo che in futuro possano entrare nuove Aziende di cui non faccio nomi per scaramanzia ma si tratta di imprese molto importanti. I numeri? Entro i prossimi due mesi arriveremo a superare i sedici aderenti.

G. Trincia: Nel parlare con queste aziende abbiamo delineato quelli che possono essere alcuni scenari dell'azione futura di CF condivisi con gli attuali soci. Questi scenari sono riassumibili in cinque parole: Europa perché questa esperienza in quanto al significato ha una sua evidente collocazione nello scenario europeo basti pensare che quando è nata - dieci anni fa - ha anticipato uno dei grandi indirizzi delle istituzioni comunitarie ovvero quello della co-regolazione, del dialogo tra i diversi attori (imprese e consumatori). La seconda parola è Responsabilità Sociale di Impresa: a dieci anni dal Global Compact cioè quel patto che l'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan rivolse al mondo no profit e alle imprese e agli Stati per affrontare congiuntamente problemi che altrimenti non sarebbero stati risolti, il nostro percorso fornisce l'opportunità di incitare e rilanciare questa strategia. Il terzo tema è quello della Sostenibilità con cui tutti dobbiamo fare enormemente i conti anche alla luce della grave crisi che stiamo vivendo che non è solo finanziaria ma riguarda anche l'ambiente e la condizione alimentare in molti Paesi del mondo. La quarta parola è già stata anticipata da Sergio ed è Conciliazione: in questi anni ha assorbito molte energie non a caso una delle prime cose che abbiamo fatto è stato lavorare per salvaguardare i 20 protocolli sottoscritti a livello nazionale e quelli a livello locale. Abbiamo anche iniziato a lavorare per individuare i criteri per qualificare maggiormente i nostri corsi di formazione. Il quinto tema è riflessione e ricerca. In questo settore CF ha un enorme valore aggiunto. L'obiettivo principale è quello di far esistere CF in quanto tale facendo tesoro dei primi dieci anni di esperienza.

Quali saranno le iniziative di CF per il prossimo anno, cosa c'è in cantiere?

S. Veroli: Intanto la ricerca presentata oggi in occasione del decennale dal prof. Fabris offre molti spunti di riflessione : sia la relazione del professore che quella di Gambaro sono molto significative. Non è soltanto quanto spendono e se spendono i cittadini in concomitanza con la crisi ma se e come cambiano gli stili di vita. Con la sua ricerca il prof. Fabris ci aiuta a capire che sta cambiando qualcosa nel profondo, sta cambiando la consapevolezza del consumatore e il suo modo di orientare le scelte. La ricerca presentata dal dott. Gambaro è, invece, una riflessione basata su una serie di interviste al mondo delle imprese e delle associazioni che ci aiuta a fare il punto sul consumerismo e a capire quali sono prima di tutto i punti deboli del consumerismo e quali possono essere, invece, i punti di forza. Il 24 novembre, invece, ci sarà l'annuale appuntamento con le Authority cui parteciperà per la prima volta il presidente della Consob.

In generale, invece, il progetto più importante del prossimo anno riguarderà l'Europa. Nell'ultima riunione di CF abbiamo appunto deciso di dare a questo argomento una priorità perchè molte delle scelte che riguardano il consumerismo così come i cambiamenti delle aziende avvengono a livello europeo e c'è bisogno di conseguenza che su questo terreno consumatori e imprese possano dire la loro. Cf ha una caratteristica ovvero quella di essere a livello europeo l'unica esperienza che unisce imprese e consumatori: dobbiamo far in modo che questa caratteristica produca effetti positivi. Nell'immediato metteremo a punto come CF un'analisi completa sul percorso della conciliazione. Il primo importante risultato è stato salvaguardare la negoziazione paritetica con le imprese che per la prima volta compare su una legge dello Stato ma questo pur essendo un risultato importante non basta. Dobbiamo individuare nuove iniziative che servano a sviluppare questo istituto. Faremo al più presto una importante riunione con tutti gli attori associazioni e aziende per vedere come è possibile dialogare con il Governo e il Parlamento. Altri argomenti saranno un approfondimento sulla class action: verosimilmente tra associazioni e imprese ci saranno atteggiamenti diversi ma potrebbe essere possibile anche in questo settore trovare degli argomenti che ci accomunano. Poi come diceva Giustino si apre il grosso tema della CSR: è un tema che secondo noi è a monte di tutte le questioni perché la conciliazione non può essere l'obiettivo di questa associazione. La conciliazione nasce quando bisogna risolvere dei problemi ma lavorare sulla CSR è un dovere di CF che anticiperebbe soluzioni importanti e decisive per i cittadini.

G. Trincia: In cantiere c'è anzitutto una riflessione sulla class action che dovrebbe avvenire entro dicembre: cercheremo, poi, di monitorare il 2010 per capire come andranno le cose. La legge che introduce nel nostro ordinamento l'azione collettiva (che dovrebbe entrare in vigore il 1 gennaio 2010) ha diversi punti di debolezza ma va verificato l'impatto della stessa. Per quanto riguarda l'Europa, il dato di partenza è questo: il 75% della nostra vita quotidiana come cittadini/consumatori è condizionata da scelte che avvengono a livello comunitario per questo cercheremo di definire un'agenda europea per interloquire con la Commissione europea e con il Parlamento (almeno con alcune commissioni della Commissione e del PE). Sulla CSR, il tema è: dieci ani dopo che cosa è successo in Italia lato imprese, lato associazioni dei consumatori per quanto riguarda i programmi di responsabilità sociale di impresa? Quali sono stati effettivamente i risultati, quali le difficoltà, le contraddizioni, quanti hanno utilizzato questo scenario in maniera tattica e quanti, invece, hanno portato avanti un lavoro per il benessere non solo delle imprese e dei consumatori ma anche e s soprattutto per il bene comune, per l'interesse generale? Proseguiremo poi l'attività con l'Autorità dell'energia e del gas: abbiamo già in agenda numerosi corsi per formare nuovi conciliatori e corsi di aggiornamento per chi è già conciliatore. Sottolineiamo che in meno di 3 anni sono stati formati 730 conciliatori e circa 500 operatori di sportello della associazioni di consumatori. Intensificheremo anche questo lavoro e cercheremo di capire con le altre Authority se intendano o meno applicare la stessa metodologia dell'AEEG. Ci sono, poi, dei temi particolari che stanno emergendo: uno è quello della pubblicità ingannevole dei prodotti e dei servizi. E' un tema di grande attualità che va approfondito. Poi va ripreso e rilanciato quello che già appartiene alla storia di CF ovvero il laboratorio sui consumi, il convegno annuale con le Authority: due vie maestre già tracciate. Poi vorremmo mettere a disposizione nel 2010 un nostro piccolo - al momento - centro di documentazione con una biblioteca rivolta soprattutto al mondo della scuola e della Università.

Il consumatore diventa più consapevole e responsabile, più competente rispetto al passato, e invoca il rallentamento dei consumi: il 79,7% spende meno e meglio, il 73% chiede prodotti meno inquinanti, il 70,4% vuole etichette più utili. La crisi cambia il consumo e cambia anche il profilo del consumatore. "Nasce un genere di consumatore più consapevole e responsabile, che invoca il rallentamento del consumo, ritiene che le confezioni dei prodotti debbano essere ridotte perché inquinano (73%), che occorrano etichette con più informazioni utili (70,4%), che si debba protestare per ottenere il rispetto dei diritti (64,3%) e chiede alle associazioni dei consumatori di essere più presenti ed incisive (56,5%)". È il ritratto del nuovo consumatore che emerge dall'Osservatorio sui consumi degli italiani, l'indagine annuale - giunta alla seconda edizione - di Consumers' Forum, curata da Giampaolo Fabris e IPSOS e presentata oggi in occasione del decennale dell'associazione.

I consumatori, si legge nella sintesi del rapporto, non sono solo più consapevoli ma si tratta di una nuova generazione che "invoca il rallentamento del consumo, in cerca di qualcuno che lo aiuti a consolidare questa nuova consapevolezza". L'orientamento alla quantità sta rallentando, l'orientamento nuovo è alla qualificazione dei consumi e alla ricerca di beni con un forte contenuto relazionale.

Nel capitolo "consumi", spiega il rapporto: "Gli atteggiamenti di consumo mostrano, oltre ad un forte empowerment del consumatore, accanto ad una sua progressiva presa di consapevolezze e richiesta di vedere riconosciuti i propri diritti, una rivendicazione di propri doveri. Così si aspetta una riduzione delle confezioni dei prodotti; condivide l'idea che le aziende non si preoccupano dei consumatori; che ci vorrebbero etichette con più informazioni utili; che si dovrebbe protestare trovando qualcosa che non va nei prodotti; che sceglie le marche più rispettose dell'ambiente; e che vorrebbe un maggiore sviluppo delle associazioni dei consumatori". Si tratta di "una condivisione di vedute e di sensibilità che non hanno nulla di pauperistico, di ritorno alla frugalità" ma esprimono "un inedito senso di responsabilità e di consapevolezza".

L'indagine IPSOS-EPISTEME, condotta su un campione di mille casi, conferma che c'è più fiducia nel futuro e voglia di tornare a spendere con meno preoccupazione (preoccupato si dice il 53% degli italiani rispetto al 67% all'indagine 2008). Il consumatore è attento al prezzo ma allo stesso tempo è stanco di rincorrere sconti, promozioni e saldi: torna a chiedere alle aziende qualità e innovazione. Il portafoglio, rileva dunque la ricerca, diventa uno strumento per esprimere consenso verso le aziende guidate dall'etica e prediligere le marche rispettose dell'ambiente (63% contro il 58% del 2008).

Nelle decisioni di acquisto e consumo aumenta il peso del territorio e della difesa dell'ambiente: dice no agli OGM il 75,6% degli intervistati e dice sì ai prodotti che non implicano un rapporto "predatorio" con la terra il 92,4% ed è in aumento il consumo di prodotti biologici (+10% rispetto al 2008).

"Determinante per la nascita di questa nuova generazione di consumatori è stata la rete Internet - ha spiegato il prof. Giampaolo Fabris - Oggi possiamo, in tempo reale, confrontare prodotti, prezzi, qualità e le opinioni degli altri consumatori nei confronti di un bene o di un servizio sul mercato. Questo significa che oggi il consumatore cercando di spendere meno si può imbattere in prodotti di qualità a prezzo medio-basso".

La ricerca evidenzia dunque le "conseguenze virtuose della crisi": scoperta del valore degli alimenti, biodiversità, stagionalità, nuovo rapporto con la terra e l'agricoltura. È un consumo che acquista anche valore politico, rileva la sintesi della ricerca: "L'impressione è che si stia politicizzando il consumo. Acquistando o boicottando un prodotto si possono premiare o penalizzare le marche con contenuto etico. Il consumo da oggetto di critica sta diventando soggetto di critica. È un trend che sta nascendo spontaneamente ed il nuovo consumatore ne è sempre più consapevole".

Scarica la sinopsi dell'Osservatorio sui consumi degli italiani

Scarica la ricerca "Le nuove sfide per la tutela dei consumatori"

Consumers' Forum compie dieci anni. Un'occasione importante per fare il bilancio sulle origini di questa esperienza e sull'evoluzione del rapporto fra aziende e associazioni dei consumatori. Help Consumatori ha intervistato al riguardo Silvio Paschi, per anni vicepresidente di Consumers' Forum.

Perché le aziende hanno deciso dieci anni fa di aderire a Consumers' Forum?

Dieci anni fa, prima di dieci anni fa addirittura, c'è stata una cellula vitale, composta da associazioni di consumatori, da aziende e da associazioni di aziende. Ci sembrava molto importante che al di là di quelle che potevano essere le discussioni negoziali su singoli problemi di consumo, si formasse una cultura comune tra associazioni dei consumatori e coloro che fornivano ai consumatori i servizi e i prodotti. Questo è il motivo. Quando lei parla di aziende, le aziende che allora erano rappresentate e in larga misura anche adesso sono aziende di servizi pubblici mentre le aziende di beni di consumo sono presenti attraverso le loro associazioni di categoria. La logica è che per quanto grande possa essere un'azienda di beni consumo, rappresenta una parte dei consumi materiali, mentre quando parliamo di utilities parliamo di segmenti molto più ampi.

Quali sono stati i momenti più importanti, storicamente parlando, di questo rapporto decennale fra aziende e consumatori?

È stato importantissimo il primo momento quando, da questa intuizione più di dieci anni fa, si è deciso che era giunto il momento di poterlo formalizzare in un'associazione di associazioni. Il decennale celebra proprio questo, è stato un momento molto importante, perché fino ad allora erano solo discorsi uno con uno, o erano discorsi abbastanza generici. Quando alla fine - credo sia questo che abbia fatto scattare la molla per formalizzare la situazione - ci si rese conto da una parte e dall'altra che il condividere informazioni, esperienze, non poteva che fare del bene, questo è stato un momento alto.

In questi ultimi tempi secondo la sua esperienza si è entrati in una fase nuova, di maggiore dialogo, fra aziende e associazioni che rappresentano la tutela dei consumatori?

Il tipo di dialogo di cui si occupa Consumers' Forum è diverso da quello che è il dialogo punto a punto sull'eventuale contenzioso su singole aree. Credo si sia entrati sicuramente in una fase in cui si cerca di toccare problemi generali e di sviscerarli insieme.

Nella dialettica fra imprese e consumatori, quali sono i punti più critici, quelli sui quali è più difficile mettersi d'accordo?

Credo che Consumers' Forum non vada guardato come un tavolo negoziale, quindi i punti su cui può essere difficile mettersi d'accordo riguardano qualcosa che è fuori dalla logica di Consumers' Forum. La logica di Consumers' Forum è quella di promuovere la condivisione dei punti di vista e dell'informazione di base.

Nella mission di Consumers' Forum c'è la promozione e la diffusione della cultura del consumo responsabile: quali sono i passi avanti che sono stati compiuti in questa direzione?

Molti passi avanti sono stati compiuti anche - le darò una risposta paradossale - forzati dalla situazione di crisi: il consumatore è diventato più critico e più responsabile perché la crisi lo ha messo nella condizione di doverlo essere. Lo stesso vale per le aziende. Dopodichè, essendo il processo quello di preparare una cultura comune, questo è stato reso più facile. Detto in altre parole: la crisi avrebbe avuto sicuramente conseguenze più dirompenti se non ci fosse stato a monte il lavoro di parlare dei temi della responsabilità e del consumo responsabile.

Dalla crisi e dall'uscita dalla crisi emergerà un diverso tipo di consumo? Già i consumi stanno cambiando e non solo per esigenze di spesa, perché cambia anche nelle famiglie che se la cavano. Uscendo dalla crisi, ci sarà più attenzione verso la sostenibilità dei consumi, verso la filiera produttiva?

Credo proprio di sì. Nel senso che l'attenzione alla sostenibilità, alla filiera produttiva, una riformulazione della gerarchia di importanza di un consumo rispetto a un altro fa proprio parte di quel momento di sensibilizzazione e di razionalizzazione che non guarda al prezzo come l'unico parametro su cui fare le proprie scelte, ma di volta in volta qualifica parametri diversi.

Secondo lei quali sono ancora gli obiettivi da raggiungere per Consumers' Forum?

Consumers' Forum è un ente in evoluzione, non ci sarà mai un momento in cui si potrà dire che non c'è più niente da fare. Le sfide continueranno a presentarsi con il mutare degli scenari e con la necessità di allargare la cultura.

Mercoledì 4 novembre, a Roma, si celebra il decennale di Consumers' Forum. Per l'occasione Help Consumatori vuole approfondire le origini di questa esperienza insieme agli ideatori di Consumers' Forum, cioè Marina Migliorato, Responsabile di Enel per i rapporti con le Associazioni dei consumatori e Mario Finzi, Presidente di Assoutenti e primo Presidente di Consumers' Forum.

Com'è nata l'idea di creare uno spazio condiviso tra le Associazioni dei consumatori e le aziende?

(Migliorato) E' stata un'idea nata da un gruppo di amici operanti nel consumerismo. Abbiamo pensato di rappresentare una relazione che già alcune aziende avevano con le Associazioni dei consumatori in un contenitore che avesse una sua unicità e progettualità. E fortunatamente abbiamo trovato subito terreno più che fertile in alcune persone. In realtà siamo anche stati spinti dal faticoso funzionamento dell'allora consulta dei consumatori e degli utenti al Ministero dell'Industria; non si riusciva a vedere la luce di un organismo concreto e vi era l'esigenza, sia da una parte che dall'altra, di parlarsi di più.

Avete pensato subito quindi a dargli la forma che oggi ha Consumers' Forum?

(Migliorato) All'inizio avevamo pensato ad una Fondazione e io personalmente continuo a pensare che la Fondazione è una cosa che può garantire la terzietà a quest'organizzazione che è già terza, senza ombra di dubbio, perché ha dentro varie rappresentazioni del mondo sociale, ma la sua indipendenza consentirebbe di avere una modalità di lungo periodo perché il rischio delle organizzazioni è che nascano e poi muoiano quando non vi è una personalità giuridica. La personalità giuridica sicuramente aiuterebbe a portare avanti una valenza culturale che crediamo essere unica non soltanto nel nostro Paese ma anche a livello europeo.

Dunque la proposta di fare una Fondazione non è stata accolta?

(Finzi) In realtà ci sono stati dei problemi abbastanza banali, inerenti il capitale di partenza, che avevano impedito di fare una Fondazione; poi in quel momento ancora non si sapeva bene chi ne volesse far parte e non erano stati definiti fino in fondo gli obiettivi fondanti di Consumers' Forum. C'era chi pensava ad un organismo di tipo culturale-scientifico, chi pensava che dovesse essere un luogo per svolgere un minimo di trattativa tra le Associazioni dei consumatori e le imprese su alcuni temi. Sicuramente c'era l'idea che il dialogo esistente si dovesse in qualche modo formalizzare, diventando un organismo strutturato, ma non era ancora chiaro dove saremmo arrivati.

(Migliorato) All'epoca le Associazioni erano molto diverse rispetto ad ora, soprattutto nella percezione del proprio posizionamento sociale, e dall'altra parte non c'era una cultura di impresa che guardava ai consumatori in modo culturalmente orientato. I consumatori all'epoca erano una controparte che in qualche modo doveva essere gestita. Non si riusciva ancora a cogliere le potenzialità di un dialogo e i vantaggi che una contaminazione avrebbe potuto portare. Di fatto la conciliazione, al di là dell'essere un servizio per i clienti, è anche una modalità per avere un vantaggio competitivo rispetto ai competitor, tant'è che le aziende che sono partite per prime hanno avuto subito un seguito di competitor che hanno seguito l'esempio. Il fatto è che le Associazioni dei consumatori, riguardo ai sistemi di impresa, hanno la forza che non ha nessun altra organizzazione; sono dei veri e propri consulenti di impresa. Prima le aziende non avevamo i terminali adatti per cogliere questa potenzialità mentre adesso cominciano ad averli.

(Finzi) C'è da dire anche che in quegli anni il rapporto tra le Associazioni dei consumatori e le imprese era percepito comunque come un rapporto di tipo conflittuale e il nodo da sciogliere era proprio questo: in che modo la struttura di Consumers' Forum può vincere questa impressione generale dando le gambe ad un nuovo modo di rapportarsi.

Dunque è stata una sfida lanciata alle aziende?

(Finzi) E' stata una sfida lanciata alle due parti. Da una parte le aziende dovevano trovare il modo giusto per un incontro dall'altra le Associazioni dei consumatori dovevano rinunciare al lavoro facile di essere il megafono della casalinga di Voghera, facendo un salto di qualità. Non a caso quando abbiamo costruito Consumers' Forum abbiamo subito capito che non potevamo essere soltanto imprese e Associazioni dei consumatori, ma che ci voleva qualcosa in più. Infatti Consumers' Forum è una struttura con tre gambe, in cui si è cercato di incorporare pezzi di istituzioni e parti del mondo accademico e dell'associazionismo di impresa.

(Migliorato) In quegli anni era davvero un anticipare di parecchio tempo lo sviluppo del dibattito, incoraggiandolo. A volte riconoscere a tutti i soggetti il fatto di essere attori di un mondo complesso ha un effetto di legittimazione reciproca e da la possibilità ad alcune realtà di continuare ad esistere. Se non ci fosse stato il contenitore di Consumers' Forum forse non ci sarebbe stato neanche il risultato di questo contenitore, e cioè questa modalità intelligente di riconoscersi come attori. Diciamo che siamo stati antesignani, visto che quello di Consumers' Forum è un esempio unico al mondo e apprezzato da molti Paesi e molte altre organizzazioni, nonostante l'Italia sia arrivata per ultima al riconoscimento legislativo del consumerismo.

Quindi grazie ai primi progetti di Consumers' Forum le Associazioni dei consumatori hanno avuto più stimoli ad arricchirsi culturalmente?

(Finzi) Prima di tutto le Associazioni hanno concordato, insieme alle imprese, quali fossero le questioni importanti su cui far crescere la conoscenza, sia all'interno delle Associazioni sia nell'opinione pubblica. In quegli anni, infatti, Consumers' Forum si è occupata dello sciopero nei servizi pubblici, degli Ogm, dell'elettrosmog; tutti temi caldi sui quali c'era un dibattito e sui quali le Associazioni non avevano risorse per mettere in campo un'informazione scientificamente alta. Consumers' Forum ha consentito di coinvolgere le università, di svolgere sondaggi d'opinione approfonditi e di accrescere, in generale, la qualità e la validità della loro azione. Questo era l'obiettivo condiviso anche dalle imprese, perché le imprese preferiscono una contestazione basata su elementi razionali e non sull'emotività.

(Migliorato) Consumers' Forum è riuscito a sviluppare una competenza, un know how che diventa una vera e propria consulenza di qualità, che fa bene sia alle imprese, sia alle Associazioni dei consumatori sia al mondo politico, visto che i temi del consumerismo sono temi all'ordine del giorno, di interesse non solo nazionale, ma anche europeo e mondiale. Io credo che Consumers' Forum abbia tutte le carte per diventare un centro studi autonomo che aiuti il consumerismo intelligente a creare questo know how di conoscenza.

Vi ricordate qualche episodio particolare vissuto all'interno di Consumers' Forum?

(Migliorato) Per noi un'esperienza bellissima è stata quella dei corsi fatti da Enel, nell'ultimo anno, per avviare la nostra procedura di conciliazione. Noi abbiamo formato circa 490 conciliatori e responsabili territoriali delle Associazioni e questa è stata una grande opera di formazione vissuta con molto entusiasmo dagli operatori stessi. E stiamo cercando ora di esportare questo esempio all'estero, perché funziona.

(Finzi) Una cosa importante che ricordo è il fatto che tutte le decisioni assunte da Consumers' Forum le abbiamo assunte all'unanimità e questa non è una cosa banale. Abbiamo sempre trovato le sintesi delle diverse esigenze e non è mai stato faticoso farlo. Quello che forse un po' è mancato è stato il coinvolgimento di soggetti terzi, soprattutto del mondo accademico, che non sono stati facili da raggiungere. Un risultato importante conseguito nel tempo è stato, invece, il rapporto con le autorità di regolazione che adesso è molto forte.

Consigli per il futuro di Consumers Forum?

(Finzi) Intanto allargare sempre di più il numero dei partecipanti visto che oggi abbiamo una grande espansione della cultura consumerista verso le imprese. Sono sempre di più le imprese che guardano a Consumers' Forum come ad uno spazio in cui stare dentro.

(Migliorato) Credo che le persone che lavorano in Consumers' Forum abbiamo tutte le carte per portare questa esperienza su un piano sempre più condiviso ed internazionale. Una delle cose su cui insisterei di più, e il vertice di Consumers' Forum lo sta già facendo, è appunto quello di portare il lavoro nazionale all'esterno, in primis in Europa.

I giovani italiani oggi, oltre ad essere internauti e dunque appassionati della rete, sono diventati info-nauti, cioè si informano quotidianamente attraverso Internet. Secondo loro, infatti, l'informazione più indipendente e libera si trova in rete a discapito dei giornali che vengono letti molto di più dagli adulti. E' questo il quadro che emerge da un'indagine Demos-Coop diffusa oggi, che evidenzia un dato importante: l'utilizzo di Internet da parte dei ragazzi va oltre le chat, i blog, face-book e il download di musica; funge ogni giorno da fonte di informazione, al pari della tv.

Ad informarsi quotidianamente tramite la rete è, infatti, il 74% dei ragazzi tra 15 e 24 anni (+19% rispetto al 2007) e il 63% di quelli tra 25 e 34 anni (+15% rispetto al 2007); gli over 64enni sono soltanto il 7%. Loro, infatti, privilegiano la Tv o i giornali. Significativo è poi il nesso, che emerge dall'indagine, tra democrazia e comunicazione: il 35% degli intervistati ritiene che indipendenza e libertà di informazione (dunque democrazia) oggi appartengano in primo luogo alla rete. Al secondo posto c'è la Tv, per il 25%, e al terzo i quotidiani (20%).

Ma dietro questa opinione c'è una discriminante che è il fattore età. Gli adulti oltre i 64 anni che ritengono che la Tv sia il canale di informazione più libero e indipendente sono il 34%, cioè il doppio dei giovani tra 15 e24 anni che sono il 18%. Tendenza inversa per quanto riguarda internet: per il 59% dei giovani è lo strumento di informazione più democratico, mentre lo è soltanto per il 6% dei più anziani.

In occasione della celebrazione dell’85esima Giornata mondiale del risparmio, dopo circa 6 anni dal crack Parmalat, Confconsumatori dà conto dell’attività svolta per tutelare i  cittadini vittime del risparmio tradito, sia attraverso la costituzione di parte civile nei processi penali, sia con azioni legali contro le singole Banche.

Un incontro aperto per dare conto dell'attività svolta da Confconsumatori nella tutela dei cittadini vittime del risparmio tradito: questo dunque l'obiettivo dell'iniziativa che si svolgerà il prossimo sabato 7 novembre alle 10 in via De Amicis 17 a Milano. L'incontro, afferma l'associazione, "sarà occasione per fare il punto sui processi penali Parmalat di Milano e di Parma e per dare informazioni anche sugli altri prodotti finanziari che hanno danneggiato il risparmio nel nostro Paese; verranno comunicati i dati sui risarcimenti ottenuti grazie alla costituzione di parte civile nei procedimenti penali e civili intentati contro le banche su tutto il territorio nazionale".

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che riforma la disciplina della mediazione finalizzata alla conciliazione di tutte le controversie in materia civile e commerciale. Il provvedimento, che passa alle Commissioni competenti per l'esame, sarà approvato definitivamente - come ha detto lo stesso Guardasigilli nel corso della conferenza stampa - entro 90 giorni.

Attraverso la mediazione le parti tra le quali è sorta una controversia cercheranno tramite l'operato di un mediatore - un soggetto terzo e qualificato (presso il Ministero della Giustizia sarà istituito un registro dei Mediatori) - di giungere ad un accordo condiviso. L'obiettivo del nuovo istituto, che sarà veloce ed economico, è la deflazione del sistema giudiziario.

La mediazione potrà essere di tue tipi: facilitativa, nel caso in cui le parti siano aiutate a raggiungere un accordo anche amichevole sul loro rapporto in funzione dei rispettivi interessi; aggiudicativa, quando viene proposta una risoluzione delle controversie distribuendo torti o ragioni.

Sarà poi suddivisa in tre modelli: mediazione obbligatoria, facoltativa e demandata dal giudice. Nel primo caso, la mediazione sarà condizione necessaria per poter avviare un processo e riguarderà un catalogo di situazioni in cui sono comprese le liti di condominio, locazione, responsabilità da colpa medica, i contratti bancari e assicurativi.

Nella mediazione facoltativa, invece, le parti scelgono liberamente la via della composizione stragiudiziale della lite, mentre in quella demandata dal giudice, quest'ultimo può invitare le parti a risolvere il loro conflitto davanti agli organismi di conciliazione, quando la natura dalla causa e le risultanze dell'istruttoria lo suggeriscano.

Nei giorni scorsi Consumers' Forum aveva presentato un emendamento al decreto legislativo, accolto con parere favorevole dal Ministero dello Sviluppo economico. Oggi l'associazione esprime soddisfazione per il recepimento di parti sostanziali dell'emendamento sul riconoscimento della conciliazione paritetica.

"E' un risultato che dimostra l'importanza del lavoro congiunto di associazioni del consumatori e delle aziende di cui beneficeranno i cittadini e la giustizia ordinaria, che non verrà aggravata da ulteriori processi - ha sottolineato Sergio Veroli, presidente di Consumers' Forum - E' un segnale importante per un provvedimento che potrà essere certamente migliorato". Per questo ora Consumers' Forum, con una delegazione di associazioni di consumatori e di imprese, chiederà di essere ascoltata presso le commissioni giustizia di Camera e Senato.

scarica la lettera all'On. Saglia

scarica il testo dell'emendamento

scarica il parere del MSE

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