10.10.2008 - Conti dormienti, Consiglio di Stato: no al Fondo anti crack

La sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato ha espresso parere contrario al regolamento del Tesoro per l'attivazione del fondo per le vittime di frodi finanziarie alimentato dai cosiddetti conti dormienti. Nel parere vincolante i giudici chiedono una "integrale riscrittura del testo" in quanto questo "stravolge il disegno organizzativo del Dpr 116/2007" che istituì il Fondo previsto dalla Finanziaria del 2006.

Il Consiglio di Stato, in particolare, ha bocciato la norma che affida la gestione operativa del Fondo alla Consap, concessionaria del Tesoro per i servizi assicurativi pubblici, anzichè alla Commissione prevista dal decreto del 2007. Il testo tornerà ora al ministero per le opportune modifiche.

09.10.2008 - Torna il 18 ottobre l'iniziativa "Io faccio la spesa giusta"

Il consumatore attento sa scegliere cosa acquistare. Per aiutare l'ambiente ed i diritti umani, dal 18 al 26 ottobre riparte l'iniziativa "Io faccio la spesa giusta". Per la Settimana Nazionale per il commercio equosolidale, ideata da Fairtrade Italia in collaborazione con Legambiente, Banca Etica e La Feltrinelli, sono previsti molteplici eventi: incontri culturali ed enogastronomici, promozioni, letture a tema. Saranno inoltre ben 3000 i punti vendita che offriranno degustazioni e proposte del mercato responsabile.

 

"Sovranità alimentare, - ha dichiarato Maurizio Gubbiotti coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente - rispetto del lavoro, difesa dell'ambiente, tutela dei diritti e sostenibilità: queste sono le basi del commercio equo e solidale che in questi anni ha saputo affermarsi a tal punto nel mondo da rappresentare davvero la risposta agli effetti devastanti di questa cattiva globalizzazione. La scommessa di ‘Io faccio la spesa giusta’ è proprio quella di voler dare la possibilità ad un numero sempre maggiore di consumatori di conoscere altre modalità di acquisto responsabile, fondamentali per i produttori del sud del mondo, che possono in questo modo riconquistare dignità e una possibilità di futuro, ma anche per i consumatori che possono acquistare a prezzi accessibili prodotti di alta qualità disponibili nelle maggiori insegne della grande distribuzione italiana sapendo di fare una cosa giusta".

 

Anche il mondo della cultura sarà strettamente coinvolto per l'occasione. Le librerie Feltrinelli di nove città italiane ospiteranno una serie di incontri con personaggi dello spettacolo, dello sport, del teatro e della letteratura: Patrizio Roversi, Pino Cacucci, Massimo Carlotto, Raymond Dassi, Lino Angiuli, Saverio Tommasi, Pino Petruzzelli, Franca Rame, Amanda Sandrelli, Andra de Carlo, Riccardo Sardonè, solo per fare alcuni nomi.

 

Hanno aderito all'idea anche diverse catene della Grande Distribuzione, quali Coop, Crai, Lidl, Dico, B'io, Naturasì, Carrefour e Auchan. Ma per assaggiare le specialità equosolidali, sarà anche possibile recarsi presso numerosi ristoranti e self service, che presenteranno menù a base di prodotti Fairtrade. Simpatica anche l'idea di mettere a disposizione un kit completo per coloro che vorranno cucinare a casa propria una cenetta etica. Per conoscere tutte le iniziative di “Io faccio la spesa giusta 2008”, contatta il numero 049 875082 o clicca qui

09.10.2008 - Unioncamere: calano le vendite anche nei supermercati

I prezzi sempre più “bollenti” hanno fatto scendere i consumi delle famiglie: per la prima volta dopo diversi anni, le vendite della Grande distribuzione organizzata hanno subito una flessione dello 0,3% tra luglio e agosto scorsi rispetto allo stesso periodo del 2007, mentre il costo della spesa è aumentato del 4,8%, facendo così raggiungere ad alcuni prodotti di largo consumo, come la pasta, ben il 40% di aumento in un anno. Lo afferma Unioncamere nell'inchiesta “Vendite Flash” relativa al quarto bimestre 2008.

La contrazione delle vendite si fa sentire di più nel Nord-Ovest (-1%) e nel Mezzogiorno (-0,5%), dove peraltro i prezzi registrano un incremento maggiore che nelle altre regioni. I fatturati di iper e supermercati, comunque, tengono (+4,5%), malgrado siano solo gli andamenti dei nuovi insediamenti commerciali e tenere alte le performance.

Nonostante la crescita più intensa dei prezzi rimanga concentrata nei reparti alimentari, tra luglio e agosto sono stati i beni per la cura della persona ad accelerare maggiormente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’alimentare ha registrato un aumento del costo della spesa del 5.7%.

 

Tra le categorie di prodotti che registrano i maggiori aumenti negli ultimi 12 mesi si ritrovano la pasta di semola (+40.1%), gli oli di semi (+37.4%) e i biscotti (7.6%), merceologie che fanno parte della drogheria alimentare. Altri aumenti rilevanti sono quelli relativi a latte Uht (+10.3%) e mozzarelle (+8.7%) che si collocano nel fresco. Si contraggono, invece, i prezzi di vendita dei primi piatti pronti (-6,2%), dell’olio di oliva (-2,9%) e del bagno-doccia schiuma (-1,3%).

 

LINK: Il Rapporto di Unioncamere

 

08.10.2008 - Commissione Camera Deputati approva Legge Annuale sulle Liberalizzazioni

La Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati ha approvato nei giorni scorsi un emendamento al decreto1441 ter che disciplina la legge annuale per il mercato e la concorrenza, al fine di rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo.

Due mesi dopo la Relazione annuale al Parlamento - ha spiegato Antonio Catricalà nel corso del convegno organizzato questa mattina da Consumers'Forum - il Governo è tenuto ad adottare questa Legge per evitare che nel contempo vengano approvate dagli Enti locali delle norme restrittive della concorrenza. Quindi - ha continuato il Presidente - il Comune X non potrà più adottare una disciplina che prevede un numero chiuso per gli ottici, per le pizzerie e via dicendo".

L'emendamento approvato porta il nome di Della Vedova, il deputato che l'ha proposto, ma è bene ricordare che la proposta di una Legge Annuale sulle Liberalizzazioni era stata già avanzata da Bersani nel cd terzo pacchetto: in quell'occasione Della Vedova aveva però votato contro la Bersani ter

08.10.2008 - Consumatori contrari ai tagli all’Antitrust inseriti in Finanziaria dal Governo

Il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, nel corso del convegno organizzato a Roma da Consumers'Forum, ha parlato di un taglio di 8 milioni di euro.

 "Il Governo faccia un deciso passo indietro, dando prova inequivocabile di essere dalla parte dei cittadini consumatori". Così Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino commenta l'annuncio del Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Antonio Catricalà circa i tagli all'Antitrust previsti in Finanziaria.

"Si tratta di un grave danno alla tutela dei consumatori che fa pensare a una vera e propria resa del Governo alle lobbies delle imprese, in questi anni costantemente nell'occhio dell'Autorità Antitrust. Il taglio previsto porterà l'Autorità a ridurre drasticamente il personale della Direzione Generale Tutela del Consumare e a chiudere il servizio al cittadino offerto dal call center 800166661".

Sui tagli è intervenuta anche l'Unione Nazionale Consumatori. "Sarebbe un fatto grave se si riducesse da 22 a 14 milioni di euro lo stanziamento previsto per l'Autorità Antitrust, la cui funzione è fondamentale per la salvaguardia dei diritti dei consumatori - ha detto Massimiliano Dona, segretario nazionale UNC - Oggi più che mai il ruolo di vigilanza e controllo dell'Antitrust è fondamentale - soprattutto quando si tratta di banche, assicurazioni e grandi monopolisti - per assicurare un mercato libero ed autenticamente concorrenziale. Privare il Garante delle risorse necessarie significa ridurre la tutela dei diritti dei consumatori".

 

13.10.2008 - Sessione programmatica CNCU-Regioni, i risultati del convegno

Liberalizzazioni , servizi locali, criteri di rappresentatività delle associazioni e tutela transfrontaliera. Questi i temi al centro del dibattito della IX Sessione Programmatica del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU) conclusasi sabato 11 a Saint Vincent, in Valle D'Aosta.

La sessione, intitolata "Dieci anni di attività del CNCU. L'incidenza del consumerismo sul territorio", è durata due giorni e ha visto la partecipazione di molti esponenti del Governo, degli Enti locali e delle Associazioni dei Consumatori.

"Costruire un sistema di diritti e tutela di rappresentanza di interessi sulla base della figura emergente del cittadino consumatore". Così il Capo dipartimento per la regolazione del mercato del Ministero dello Sviluppo Economico (Mse), Andrea Bianchi, che, aprendo la sessione inaugurale, ha sottolineato l'importanza delle liberalizzazioni e del funzionamento dei mercati nella tutela dei diritti dei consumatori.

Era presente anche Antonio Lirosi Garante per la sorveglianza dei prezzi che ha dichiarato: "L'Italia è l'unico Paese che ha introdotto un Garante dei prezzi perché abbiamo un deficit di natura culturale che risale a oltre 20 anni quando c'era ancora un regime di prezzi controllati. Noi italiani siamo figli della cultura del prezzo amministrato e per questo riusciamo anche a farci male da soli con un'informazione deformata".

Lirosi ha parlato di come le Associazioni dei Consumatori possono difendere gli interessi dei cittadini sul tema prezzi e potere d'acquisto. "Il diritto del consumatore ha a disposizione vari strumenti di difesa: quelli di natura strutturale che spettano al Governo, quelli di vigilanza che spettano alle Autorità indipendenti e ai pubblici poteri e quelli congiunturali, di sostegno al reddito e ai consumi su cui si può intervenire, a livello delle associazioni e del monitoraggio".

Il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha spiegato come "il monitoraggio non sia meno importante di una proposta di legge, ma faccia parte di quelle azioni positive da affiancare al mercato". "Rispetto a questo tema - ha detto Lirosi - io vi chiedo, è meglio lasciar fare al mercato o è meglio intervenire come soggetti attivi visto che abbiamo avuto la prova che da solo il mercato non tende alla perfezione, anzi degenera. Non per questo, però - ha continuato Antonio Lirosi - bisogna dare un alibi per tornare indietro sulle liberalizzazioni, soprattutto su quelle dei servizi pubblici. Occorre proseguire su queste liberalizzazioni intese come eliminazione di privilegi di alcune categorie. Però di fronte alle dinamiche della globalizzazione il consumatore da solo non può fare nulla e in questo deve avere l'appoggio delle associazioni".

Il tema di discussione del venerdì pomeriggio ha riguardato i criteri di rappresentatività delle associazioni dei consumatori a livello locale e i Presidenti delle associazioni hanno detto la loro.

"Questa assemblea è un momento importante perché è un momento di riflessione tra le associazioni e le autorità e non va sprecato". Ha iniziato così il suo intervento Paolo Landi, Presidente di Adiconsum che ha fatto una valutazione degli ultimi 10 anni di lavoro e dei risultati ottenuti.

"L'azione collettiva, - ha proseguito Landi - che rappresentava l'avvio di un'importante misura è stata congelata presso la Presidenza del Consiglio e rischia di essere cancellato. Vogliamo che quella normativa, almeno così com'è, dal 1° gennaio 2009 entri in vigore".

"Il grande obiettivo per il futuro è il consumerismo sul territorio; dietro questo slogan ci sono una serie di contenuti importanti per affrontare le conseguenze che avremo nel prossimo futuro, frutto della crisi".

Il Presidente del Movimento Difesa del Cittadino Antonio Longo ha invece tracciato un bilancio dell'utilizzo dei fondi destinati alle associazioni dei consumatori. "C'è da sottolineare che i risultati dell'utilizzo dei fondi del Map1 Map2 e Map3 sono positivi. Con queste risorse abbiamo costruito strutture sul territorio, abbiamo formato igiovani, dato ai cittadini materiali, strumenti web, consulenze, fatto conciliazioni . E' quindi assolutamente con una punta di orgoglio che rivendichiamo i risultati ottenuti in questi anni. Allo stesso tempo però ci sono dei problemi sulle modalità di assegnazione ed utilizzo di questi fondi.

Tra le criticità c'è la diminuzione dei contributi delle Regioni con il loro fondi diretti, presi dal bilancio regionale. Queste hanno fatto affidamento sui fondi trasferiti dalle multe antitrust e hanno di conseguenza abbandonato quasi del tutto il finanziamento. Altro lato negativo sono i vincoli posti sul piano dei bandi dal ministero, ad esempio quello che impedisce di fare contratti ai dirigenti nazionali e locali delle associazioni. Si tratta di un vincolo che contrasta con una prassi consolidata da sempre sia della Commissione Europea nel finanziamento dei fondi dei progetti europei realizzati dalle associazioni consumatori, sia anche con ciò che prevedono i bandi del ministero del welfare, dell'ambiente della salute.

Questi ultimi favoriscono infatti il coinvolgimento dei dirigenti delle associazioni perché ritengono che siano loro poi che possano meglio di tutti realizzare i progetti. Questo limite va assolutamente rimosso. Gli impegni che richiede un'associazione dei consumatori sono diventati sempre più pressanti, importanti e quotidiani.

Il Presidente del Movimento Consumatori, Lorenzo Miozzi si è espresso sui criteri di rappresentatività delle associazioni dei consumatori.

"Senz'altro fondamentale è che le organizzazioni siano forti e diffuse nel territorio, che abbiamo un rapporto diretto con i cittadini dal momento che sempre più questi ultimi oggi cercano nelle organizzazioni dei consumatori i loro rappresentanti. Bisogna quindi essere all'altezza di dare loro risposta. Come Movimento Consumatori riteniamo che anche le normative conseguenti sia a livello regionale, sia a livello nazionale, debbano riconoscere quei soggetti che sono davvero in grado di far crescere questo movimento di rappresentanza e di tutela dei consumatori.

Oggi abbiamo un quadro completo sia a livello nazionale sia a livello regionale però questi due mondi hanno delle normative che non sono forse allineate. A distanza di dieci anni riteniamo che debba esserci un allineamento , che vengano valorizzate le normative regionali perchè sono quelle che più sono a contatto diretto con le organizzazioni e quindi capiscono anche qual è il livello di presenza da riconoscere a livello regionale e una associazione nazionale conseguentemente sia considerata nazionale se un tot numero di Regioni riconosca quelle associazioni.

La conclusione dei lavori della Sessione Programmatica del CNCU è stata affidata ad Ugo Martinat, Sottosegretario allo Sviluppo Economico. Martinat ha ripercorso l'attività del CNCU, ricordando che dieci anni fa una consulta ha iniziato ad operare e ad essere attiva in tutti i sensi, facendosi portatore dei bisogni del cittadino. Un piccolo parlamentino ha portato sicuramente, nel corso di questi anni, dei risultati, ha posto le basi per una forte collaborazione tra le associazioni. Ricordo che nel 2004-2005 sono stati presentati i primi due rapporti sulle politiche regionali a tutela dei consumatori.

Al termine della due giorni di lavoro le 17 Associazioni dei Consumatori hanno firmato un documento programmatico con i seguenti punti cardine: class action, farmaci, criteri di rappresenanza e risorse per i progetti. Per quel che riguarda la class action le associazioni chiedono che la normativa approvata dal parlamento entri in vigore al 1 gennaio 2009. Sui farmaci l'assemblea ritiene che il processo di liberalizzazione non debba essere rimesso in discussione, poiché "grazie alla riforma e alla concorrenza la spesa farmaceutica si è ridotta ed il servizio è migliorato con oltre 2000 parafarmacie e corner". I consumatori chiedono quindi che debba essere mantenuto l'obbligo del farmacista a garanzia di un servizio qualificato.

In merito alle risorse per i progetti svolti dalle associazioni e dalle regioni per garantire ai consumatori informazioni e servizi adeguati, "l'assemblea chiede al Parlamento che le risorse finalizzate alla tutela dei consumatori non siano dirottate ad altre finalità". Infine, il CNCU condivide l'esigenza di rafforzare i criteri di rappresentanza previsti dalla legge per evitare eccessiva frammentarietà e allo stesso tempo "garantire e salvaguardare la nascita e lo sviluppo dell'associazionismo".

08.10.2008 - FAO: in arrivo nuovi strumenti per facilitare il commercio dei prodotti biologici

In arrivo nuovi strumenti per facilitare il commercio dei prodotti biologici e aiutare i coltivatori bio dei paesi in via di sviluppo. Si tratta di due iniziative lanciate questa settimana: una guida per la valutazione dei requisiti del bio, chiamata Equitool, e una lista minima di requisiti perché un prodotto possa essere certificato come biologico.

I nuovi strumenti sono frutto della collaborazione fra la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura), la Conferenza ONU sul Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD) e la Federazione Internazionale Movimenti per un'Agricoltura Biologica (IFOAM), l'organizzazione che raccoglie il settore biologico a livello mondiale. I due strumenti intendono semplificare le procedure per l'accettazione dei prodotti biologici commerciati a livello internazionale. E dunque i coltivatori biologici dei paesi in via di sviluppo, informa la FAO, avranno un maggior accesso ai mercati mondiali.

Equitool è una guida realizzata per aiutare gli organi decisionali a valutare se la produzione biologica e le norme di trasformazione alimentare applicate in una regione corrispondano alla normativa in materia di produzione biologica vigente altrove. Significa non devono essere identici ma ugualmente validi.

Il secondo strumento, chiamato IROCB (Requisiti Internazionali per gli Organismi di Certificazione Biologica), è una lista minima di requisiti perché un prodotto possa essere certificato come biologico, per rendere possibile l'importazione di prodotti nell'ambito di sistemi di controllo di paesi stranieri.

I due strumenti sono stati approvati nella riunione conclusiva del Gruppo Internazionale di esperti per l'armonizzazione e l'equipollenza dell'agricoltura biologica (ITF).

Il mercato del biologico è in crescita. Il commercio di prodotti bio si sta espandendo a un ritmo del 15-20% annuo e sono più di cento i paesi che esportano prodotti certificati. Ma nel mercato mondiale operano più di 400 organismi per la certificazione. "Il mercato biologico è in piena espansione, con nuove questioni emergenti e con normative e procedure di certificazione in costante sviluppo - ha detto Alexander Müller, Vice Direttore Generale della FAO - Piuttosto che perdere tempo, soldi e mercati in questa giungla di norme e regolamentazioni, l'ITF ha posto le basi per una cooperazione armonica tra tutti coloro interessati alla crescita del biologico mantenendo al tempo stesso l'integrità del sistema".

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08.10.2008 - Parlamento Ue dà l'ok al body scanner

Anche gli aeroporti europei, sull'esempio di quelli americani, avranno il "body scanner" per il controllo "totale" dei passeggeri, anche se passare sotto allo strumento elettronico non sarà un obbligo ma un'opzione aggiuntiva, nel rispetto della privacy. Ieri sera la commissione Trasporti del Parlamento europeo, presieduta da Paolo Costa, ha detto sì all' introduzione dei sofisticati strumenti che al metal detector consentono di visualizzare una persona praticamente nuda.

L'ok dell'Europarlamento è arrivato, però, solo dopo le rassicurazioni scritte del Commissario Ue ai Trasporti Antonio Tajani, che ha spiegato che questa è "una misura di sicurezza non solo contro il terrorismo, ma anche per contrastare il traffico di droga". Per quanto riguarda gli aspetti relativi alla privacy e alla salute dei passeggeri sarà necessaria un'analisi più accurata, prima dell'entrata in vigore del regolamento.

 

Tuttavia, il Gruppo liberaldemocratico (Alde) del Parlamento Ue non è stato d'accordo con la decisione e lunedì presenterà una proposta di interrogazione orale in commissione Libertà pubbliche.

 

08.10.2008 - Ue propone nuova direttiva per rafforzare la tutela nei contratti di acquisto

Nuovi diritti per gli acquisti dei consumatori. Delle nuove tutele in arrivo dall'Unione Europea in una proposta di direttiva potranno beneficiare sia i consumatori che si affidano allo shopping tradizionale sia quelli che acquistano su internet.

Quanto proposto oggi dalla Commissione Ue intende ottenere che tutti i consumatori europei dispongano di informazioni chiare sui prezzi e sui costi addizionali prima di sottoscrivere un contratto, indipendentemente dal Paese dell'Ue in cui fanno i loro acquisti.

Le nuove misure hanno l'obiettivo di rafforzare la tutela dei consumatori contro i ritardi e le mancate consegne e fissano in modo rigoroso i diritti dei cittadini rispetto ai periodi di recessione del contratto, di restituzione, di rimborso e di riparazione e verso le clausole vessatorie. La nuova direttiva unifica le 4 direttive attuali che sono: la direttiva sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, quella sulle vendite e garanzie dei beni di consumo, quella sui contratti a distanza, quella sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali.

Negli anni gli Stati membri hanno aggiunto ai requisiti minimi contenuti in queste legislazioni ulteriori regole creando così un panorama molto caotico del diritto contrattuale comunitario. Obblighi divergenti in materia di informazione, diversi tempi di rimborso o di recesso, hanno gettato ancora più confusione attorno al consumatore europeo.

Una serie di standard di termini contrattuali in materia di consumo ridurranno di molto i costi di applicazione della normativa, con risparmi fino al 97% per chi commercia su scala Ue. In poche parole la Commissione ha voluto adattare la legge per la tutela del consumatore alle nuove tecnologie e ai nuovi metodi di vendita. Internet è sicuramente lo strumento che più ha cambiato le abitudini di acquisto dei cittadini; già 150 milioni di europei, cioè un terzo della popolazione, fa acquisti online; 30 milioni di loro fa acquisti transfrontalieri in rete, con un totale di spesa di 24 miliardi di euro (una media di 800 euro a testa). Nonostante questo il potenziale del commercio transfrontaliero è ancora inespresso.

La nuova direttiva impone requisiti più rigorosi per le aste on line, che devono rispettare le regole dell'informazione. In generale la legislazione sui diritti dei consumatori riguarda i contratti relativi a vendite di beni e servizi tra imprese e consumatori e copre tutti i contratti, cioè gli acquisti fatti in negozio, a distanza o lontano dai locali dell'azienda. I punti principali della proposta sono:

  • Informazione precontrattuale. La direttiva obbliga il commerciante a fornire al consumatore un insieme di informazioni chiare per tutti i contratti di consumo in modo da consentire al consumatore di fare una scelta informata. Ad esempio gli si devono comunicare le caratteristiche principali del prodotto, l'indirizzo geografico e l'identità del commerciante, il prezzo tasse comprese, tutti i costi addizionali, le spese di consegna o postali.
  • Regole in materia di consegna e di passaggio del rischio al consumatore (aspetto attualmente non disciplinato a livello Ue): il commerciante disporrà di un massimo di 30 giorni di calendario per consegnare il bene al consumatore a decorrere dalla firma del contratto. Il commerciante sostiene il rischio e i costi legati al deterioramento o alla perdita del bene fino al momento in cui il consumatore lo riceve. In caso di consegna tardiva o di mancata consegna il consumatore avrà il diritto, cosa nuova nella maggior parte degli Stati membri, a un indennizzo nei tempi più brevi possibile e comunque entro 7 giorni dalla data prevista della consegna.
  • Periodo di riflessione (vendite a distanza, vale a dire vendite tramite Internet, telefono mobile, catalogo o vendite aggressive): è previsto un periodo di ripensamento valido su scala Ue pari a 14 giorni di calendario nel caso cambiaste idea. Introduzione di un modello standard di recesso di facile uso.
  • Riparazione, sostituzione, garanzie. Per dare ai consumatori maggiore certezza vi sarà un unico gruppo standard di strumenti di ricorso disponibili per tutti i consumatori che hanno acquistato un prodotto difettoso (vale a dire riparazione o sostituzione in primo luogo, seguite poi dalla riduzione del prezzo o dal rimborso dell'importo versato).
  • Clausole contrattuali inique: è prevista una nuova lista nera di clausole contrattuali abusive vietate in tutta l'Ue in tutti i casi nonché una lista grigia su scala comunitaria di clausole contrattuali ritenute inique fintanto che il commerciante non provi il contrario.

"Con i bilanci delle famiglie sottoposti a forti pressioni e con i cittadini inquieti per il loro potere d'acquisto, è più importante che mai consentire ai consumatori di comparare i prezzi e di guardarsi attorno per trovare delle migliori offerte a prezzo concorrenziale".

E' quanto ha detto in conferenza stampa il Commissario Ue responsabile della tutela dei consumatori Meglena Kuneva. "Queste nuove regole - ha spiegato il Commissario - sono destinate a rafforzare la protezione e a chiudere le lacune in ambiti chiave che rischiavano di minare la fiducia dei consumatori. Il mercato unico ha le potenzialità per offrire ai consumatori un maggior numero di scelte e di opportunità. Ma a tal fine abbiamo bisogno di una rete di sicurezza su scala Ue costituita da chiari diritti dei consumatori affinché questi possano fare i loro acquisti in qualsiasi punto dell'Ue in modo sicuro e in piena tranquillità di spirito".

Per entrare in vigore la direttiva deve essere approvata dal Parlamento Ue e dai Governi dell'Ue in sede di Consiglio dei Ministri.

Per saperne di più: http://ec.europa.eu/consumers/strategy/index_en.htm

07.10.2008 - Consumatori e Assocond-Conafi: la legge che tutela gli acquirenti di case non è applicata

Esiste una legge entrata in vigore nel 2005, detta "Duilio", dal nome del primo firmatario del progetto, che tutela le famiglie italiane nel momento in cui acquistano una casa da costruire. Questa legge, che allinea l'Italia agli altri Paesi europei già dotati di una legislazione in materia, ha introdotto l'obbligo per l'impresa di costruzione, di rilasciare ai futuri acquirenti una fideiussione pari all'anticipo incassato o da incassare per l'acquisto della casa. Tale norma è una garanzia per il cliente nel caso in cui il costruttore fallisca o si trovi in una situazione di crisi: il cliente non perde l'anticipo dato e non rischia quindi di finire sul lastrico.

Inoltre la legge in questione ha istituito un Fondo di solidarietà per le vittime dei fallimenti immobiliari, avvenuti nel periodo compreso tra il 1993 e il 2005, alimentato con il 5x1000 calcolato sulle somme oggetto di garanzia fideiussoria.

Dalle proiezioni condotte da Assocond-Conafi, il Coordinamento Nazionale delle vittime fallimenti immobiliari dell'Associazione Italiana Condomini, risulta che se la legge fosse applicata al 70% ci sarebbe un flusso annuale di contributi verso il Fondo di circa 80 milioni di euro. Oggi il Fondo registra una giacenza di 20 milioni. Le domande di accesso al Fondo recepite dalla Consap, Concessionaria servizi assicurativi pubblici, che è l'ente cui ne è stata affidata la gestione, sono state, a maggio 2008, 11.290 per un totale danni subiti di 860 milioni di euro.

In generale, a tre anni dall'introduzione della Legge ne è risultato un livello medio di applicazione su tutto il territorio nazionale pari al 20%. Scenari Immobiliari, un istituto indipendente di studi e ricerche, ha realizzato, sui dati ufficiali Consap, un rapporto sullo stato di attuazione della legge.

In particolare il Rapporto 2007 di Assocond-Conafi, basato sul comportamento rispetto alla normativa tenuto da cooperative, imprese e investitori a livello nazionale, evidenzia il dato più allarmante: nel periodo 2005-2006 solo l'11,5% delle iniziative edilizie ha rispettato l'obbligo fideiussorio. Il dato registrato nel 2007 è stato del 15%, con punte del 25% al Nord, ma l'applicazione della Legge resta irrisoria. E questo, secondo Assocond-Conafi e le Associazioni dei consumatori, è attribuibile alla debolezza sanzionatoria della legge, o meglio al fatto che praticamente non sono previste sanzioni per chi non sottoscrive la fideiussione.

Le Associazioni dei consumatori condividono questa preoccupazione e si associano anche alla richiesta di una maggiore informazione sulla legge, che Assocond-Conafi ha rivolto al Parlamento. Consap aveva previsto una campagna informativa da svolgersi sulla Rai, in tv e in radio, per rendere i cittadini consapevoli dei propri diritti, ma il progetto è stato paralizzato dal Ministero dell'Economia che ha richiesto una valutazione dei benefici associati alla campagna informativa.

"Abbiamo stimato che in 10 mesi, con un 10% in più di applicazione della legge, si sarebbero coperti tutti i costi della campagna - ha spiegato Franco Casarano di Assocond-Conafi - Ma i benefici maggiori sarebbero quelli sociali, visto che si eviterebbe a molte famiglie di fidarsi di costruttori senza scrupoli e poi pagarne le conseguenze".

LINK: Legge 210/2004 "Delega al Governo per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire"

Decreto legislativo 122/2005 "Disposizioni per la tutela dei diritti patrimoniali degli acquirenti di immobili da costruire, a norma della legge 2 agosto 2004, n. 210"

 

 

 

07.10.2008 - Fondazione Migrantes, Rapporto Italiani nel Mondo: quasi 4 mln e molti

Quasi quattro milioni di italiani all'estero sparsi in quasi tutti i paesi del mondo. Un quinto di anziani che difficilmente tornerà in Italia e tanti giovani: più della metà degli italiani all'estero è infatti rappresentata da giovani al di sotto dei 35 anni. Molti sono "cervelli in fuga". Molti sono italiani senza essere nati in Italia: sono le seconde e terze generazioni fra le quali si contano 24 mila nati all'estero ogni anno. È la mappa della multiforme identità degli italiani all'estero tracciata dal Rapporto Italiani nel Mondo 2008, giunto alla terza edizione, realizzato dalla Fondazione Migrantes.

"C'è in italiano in ogni posto del mondo - ha detto illustrando i contenuti del Rapporto il capo redattore Delfina Licata - Gli italiani stabilmente residenti all'estero sono più o meno quanti sono gli stranieri in Italia". I numeri? Sono 3.734.428 gli italiani residenti all'estero e solo poco più della metà (il 59%) è effettivamente emigrata dall'Italia. Più di un terzo, pari al 34,3%, è nato all'estero mentre il 2,5% è iscritto all'Aire (l'anagrafe degli italiani residenti all'estero) per acquisizione della cittadinanza italiana. Il 52,8% è rappresentato da celibi e nubili mentre solo il 39% è coniugato. I paesi più rappresentati per i cittadini residenti all'estero sono, nell'ordine, Germania, Argentina, Svizzera, Francia e Belgio.

Un'identità plurima. Gli anziani rimandano alla storia dell'emigrazione. Gli over 65 anni sono quasi un quinto (687.423) e raramente pensano di rimpatriare. Sull'altro versante ci sono i giovani: più della metà degli italiani residenti all'estero (2.013.000 persone pari al 54%) è infatti rappresentata da giovani al di sotto dei 35 anni. Fra questi, tre su dieci sono minorenni (606.000), oltre due su cinque (quasi 860.000) hanno età compresa fra 18 e 24 anni, più di un quarto, pari a 547.000 persone, sono fra i 25 e 34 anni.

La maggior parte dei giovani (oltre il 60%) risiede in Europa, dove "i giovani studiosi, i lavoratori e i professionisti - rileva il Rapporto - trovano maggiori opportunità di formazione e di avviamento occupazionale". Secondo un'indagine Almalaurea del 2007, ripresa dal Rapporto, a cinque anni dalla laurea si emigra per metà dei casi per cercare migliori occasioni di lavoro. E dove si va? Soprattutto nel Regno Unito (19,2%), in Francia (12,6%), in Spagna (11,4%) e negli Stati Uniti (9,8%). E col trascorrere del tempo diventa sempre meno probabile (52 laureati su 100) l'ipotesi di un rientro. "Ritorna così - rileva lo studio - il tema della "perdita dei cervelli", dovuta al fatto che l'Italia, a seguito di carenze ben note, non è in grado di esercitare una forte attrattiva per il loro ritorno, né di utilizzare a un livello più elevato i laureati italiani e gli immigrati presenti sul suo territorio".

Ci sono poi le seconde e terze generazioni. Un italiano all'estero su tre non è nato in Italia. Fra il 1990 e il 2007 si contano 170.000 minori emigrati dall'Italia al seguito dei genitori, 433.691 nati sul posto e in media 24 mila nati ogni anno, uno ogni 20 nascite registrate in Italia. Italiani nati all'estero che hanno una identità multipla. Scrive il Rapporto: "Il legame con l'Italia, o il senso di italianità, riveste diverse implicazioni sociali e culturali che i giovani di per sé non rifiutano, a condizione di esplicitarle in maniera concreta e di comporle con il fatto di vivere in un'altra società. Essi insistono su una maggiore cooperazione economica con i paesi dove risiedono e, molto pragmaticamente, restano aperti a uno scambio che li possa aiutare anche nella loro vita professionale".

Il Rapporto risponde a una "triplice operazione", ha detto il coordinatore dei redattori Franco Pittau della Caritas/Migrantes: "È un'operazione di recupero perché nei confronti degli italiani nel mondo si sono usate molte parole senza un seguito concreto. La seconda è un'operazione di coinvolgimento da parte di strutture pubbliche, organi politici, regioni e società. La terza è l'operazione-futuro. Gli italiani nel mondo sono un supporto dinamico per il futuro".

E nel futuro? A rivelare i dettagli del prossimo step è il Ministro Plenipotenziario Carla Zuppetti, Direttore Generale Italiani all'Estero presso il Ministero degli Affari Esteri: ci sarà la Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, si svolgerà a Roma dal 10 al 12 dicembre e sarà inaugurata dal Presidente della Repubblica alla Camera dei Deputati alla presenza dei due presidenti di Camera e Senato.

LINK: Sintesi del Rapporto Italiani nel Mondo 2008  

07.10.2008 - Ministero Sviluppo Economico lancia campagna su prezzi trasparenti per i farmaci da banco

Quanto costa un farmaco da banco? Per i medicinali da banco non c'è obbligo di indicare il prezzo di vendita sulla confezione: un disagio, per il consumatore. Per questo partirà dal prossimo 16 ottobre una campagna informativa presso farmacie, parafarmacie e corners della grande distribuzione: un cartello informativo illustrerà il prezzo di vendita al pubblico di 20 confezioni di farmaci da banco, fra i quali 15 saranno selezionati all'interno di un elenco di 50 prodotti più commercializzati redatto ogni sei mesi mentre gli altri 5 farmaci saranno individuati autonomamente dal punto vendita.

E' quanto prevede il Protocollo d'intesa sulla trasparenza dei prezzi dei farmaci da banco sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico dai rappresentanti delle istituzioni e categorie interessate (Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Garante per la sorveglianza dei prezzi, CNCU, FEDERFARMA, ASSOFARM, ANPI-Parafarmacie, ANCC-COOP, Federchimica-ANIFA, Farmindustria).

La campagna informativa partirà il 16 ottobre presso i punti vendita che sceglieranno di aderire. L'iniziativa, promossa dal Garante per la sorveglianza dei prezzi, nasce dalle segnalazioni dei consumatori che avevano manifestato disagio per l'assenza dell'indicazione del prezzo di vendita sulle confezioni dei medicinali: verificare gli sconti proposti diventata infatti impossibile.

L'iniziativa, spiega Anpi-Parafarmacie, "è stata originata dalle numerose segnalazioni pervenute negli ultimi mesi al Garante per la sorveglianza dei prezzi, con le quali è stato manifestato il disagio dei consumatori sia perché dall'inizio del 2008 non trovano più l'indicazione del prezzo di vendita sulle confezioni dei medicinali (venendo meno l'obbligo in tal senso per i produttori, ai sensi della Legge Finanziaria del 2007), sia perché, in assenza di tale riferimento, non hanno più la possibilità di verificare gli sconti eventualmente proposti dalla farmacia o dal punto vendita prescelto".

LINK: Anpi-Parafarmacie

07.10.2008 - Rapporto Eurispes sul processo penale: ogni giorno si rinviano 7 processi su 10

In Italia ogni giorno si rinviano sette processi su dieci. I processi che ogni giorno si concludono con la pronuncia di una sentenza rappresentano meno del 30% del totale mentre nei due terzi dei casi (69,3%) il processo si rinvia ad altra udienza. Fra i rinvii di carattere generale spiccano quelli per assenza del giudice titolare, che arrivano a coprire il 12,4%. "Particolarmente sintomatici delle reali patologie del processo penale italiano sono i dati relativi ai rinvii determinati dalla omessa o irregolare notifica delle citazione all'imputato, alla persone offesa e al difensore. Il 9,4% dei processi vengono rinviati ad altra udienza per "omessa o irregolare notifica all'imputato", l'1,3% alla "persona offesa", e solo lo 0,9% al "difensore".

 

Nell'istruttoria dibattimentale pesano le udienze che vanno a vuoto per assenza dei testi citati dal Pubblico Ministero: ben il 39,2%. E alla fine "il dato davvero clamoroso è che ben oltre la metà (il 54%) dei processi fissati per lo svolgimento della istruttoria dibattimentale viene rinviato senza lo svolgimento di alcuna attività, perché l'atto, in verità assai banale, della citazione del testimone o è stato del tutto omesso, o è stato effettuato in modo errato ovvero, pur effettuato regolarmente, non è stato ottemperato dal destinatario". È la fotografia che emerge dal Rapporto sul Processo Penale presentato a Roma e realizzato da Eurispes e Unione Camere Penali Italiane.

Il monitoraggio ha coinvolto 27 Camere Penali territoriali. I rilevamenti iniziavano con l'apertura dell'udienza e si concludevano con la sua chiusura. Il Rapporto evidenzia le criticità del funzionamento dei processi, ne analizza gli esiti, evidenzia le ragioni dei rinvii. Lo scorso anno l'indagine era stata fatta su una piazza difficile come Roma. Quest'anno è stata estesa sul territorio nazionale e i risultati evidenziano che "Roma - ha detto il presidente dell'Eurispes Gian Maria Fara - è la fotografia del resto del Paese".

Si parte dai tempi: dalla rilevazione è emerso, come dato generale, che la durata media della trattazione di un processo in udienza è di 18 minuti per i processi celebrati dinanzi al Giudice monocratico (a Roma si arriva a 12,51 minuti) e di 52 minuti per quelli celebrati dinanzi al Collegio (32 nella Capitale). La durata media del processo che prevede un singolo imputato dura di media 18 minuti, mentre nel caso di più imputati la durata media del processo in udienza è pari a 30 minuti. In caso di udienza conclusasi con rinvio ad altra udienza, i tempi del rinvio sono mediamente di 139 giorni per i processi svolti in aula monocratica e di 117 giorni per quelli dibattuti in aula collegiale. I processi con un solo imputato rappresentano il 77,5% del campione e processi con più di un imputato il 22%.

I riti alternativi non funzionano. Il rapporto evidenzia infatti che la percentuale di processi dibattimentali che si celebrano con rito ordinario copre il 90,6% dei casi monitorati (a Roma l'80,7%), mentre il 9,4% si svolge con riti alternativi: 5,4% con rito abbreviato, 4% con patteggiamento.

I processi che ogni giorno si concludono con una sentenza ammontano a meno del 30% del totale, mentre pressoché nei due terzi dei casi (69,3%) il processo si conclude con un rinvio ad altra udienza. Sul totale dei processi che si concludono con una sentenza, si tratta di una condanna nel 60,6% dei casi, di una assoluzione del 21,9% dei casi e di estinzione del reato nel 14,9%. E fra le sentenze di proscioglimento per estinzione del reato, la prescrizione copre il 45,5%.

Per il problema del consenso alla lettura degli atti processuali in caso di cambiamento del Giudice in corso di causa "i dati evidenziano in modo clamoroso la assoluta sua ininfluenza sulla durata del processo penale italiano": "Il numero di processi nel corso dei quali si pone il problema in questione è statisticamente quasi impercettibile (133 processi su 13.000 con un'incidenza sul totale dell'1%)".

In Italia si rinviano ogni giorno sette processi su dieci. Perché?

Ci sono, evidenzia l'indagine, dei rinvii di carattere generale. Fra questi il legittimo impedimento dell'imputato (2,6% dei processi) e il legittimo impedimento del difensore (5%), le "per esigenze difensive" (6,6% del totale). Ma è elevata soprattutto la percentuale dei processi rinviati per problemi tecnico-logistici (6,8%) che comprendono voci come indisponibilità dell'aula, indisponibilità del trascrittore, assenza dell'interprete di lingua straniera, mancanza del fascicolo del PM e, in alcuni casi, del fascicolo del dibattimento. Il 12,4% è coperto da rinvii "per discussione". Ma "molto alto" è il dato dei processi rinviati per assenza del Giudice titolare: ben il 12,4%. "In conclusione - rileva l'indagine - ben il 76,1% dei procedimenti penali fissati per il dibattimento ordinario avanti le aule collegiali e monocratiche dei Tribunale italiani vengono rinviati ad altra udienza (quando non ad altra fase procedimentale), e solo una parte di questi dopo avere per lo meno trattato e risolto le questioni preliminari e la fase della ammissione della prova".

Il rapporto evidenzia inoltre le ragioni di rinvio proprie dell'istruttoria dibattimentale. Qui i dati eclatanti riguardano l'omessa citazione dei testi del PM e soprattutto l'assenza del testi citati dal PM. Il 9,2% dei processi fissati per la istruttoria dibattimentale viene rinviato ad altra udienza senza lo svolgimento di alcuna attività per omessa citazione dei testi del P.M. Le udienze che vanno a vuoto per assenza dei testi citati dal P.M. rappresentano il 39,2% delle udienze fissate per la trattazione istruttoria. L'indagine rileva inoltre come in quasi il 40% dei casi il teste che, pur citato, non compare, appartiene alla Polizia giudiziaria.

La ripartizione territoriale dei problemi evidenzia differenze e diverse velocità ma anche una "inconsueta unità" del Paese. Come sintetizza infatti l'Eurispes, "l'analisi comparata di alcuni dei dati principali di questa ricerca, se da un lato offre in qualche caso la conferma di una Italia "a due velocità", sembra in realtà indicare piuttosto che la crisi strutturale del processo penale, nei suoi quasi esclusivi profili organizzativi ed amministrativi, non salva alla fine dei conti nessuna area del Paese, restituendoci una inconsueta unità del Paese nel segno di un naufragio della giustizia penale".

07.10.2008 - Carte di pagamento: gli italiani le usano poco

E' ai nastri di partenza la campagna 'Fai valere le tue carte', promossa da PagoBancomat e Visa per favorire l'uso delle carte di pagamento e ridurre le operazioni in contante Italia, nell'obiettivo di colmare così il gap con il resto d'Europa. Ogni italiano, hanno spiegato i promotori nel corso della conferenza stampa che si è tenuta a Milano presso l'ABI (Associazione Bancaria Italiana), fa mediamente 21,6 operazioni con carte di pagamento l'anno, contro le 50,5 della media europea.

"Il problema - ha dichiarato Giuseppe Zadra, attuale direttore generale dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana) - è di rilevanza economica e sociale, dato che in Italia la gestione del denaro contante costa circa 10 miliardi l'anno al sistema Paese (circa il 2% del PIL), cui si aggiungono i costi sociali legati a episodi criminali come furti e rapine".

I promotori della campagna per favorire l'uso massiccio delle carte di pagamento, hanno poi aggiunto che il 93% degli esercizi commerciali italiani è dotato di POS, gli italiani possiedono 67 milioni di carte di pagamento (circa due carte a testa nella popolazione attiva), ma effettuano solo un numero ridotto di operazioni l'anno, contro i finlandesi che ne fanno 150, gli inglesi 110, gli olandesi 100, i francesi 90 e i portoghesi 75.

''I nostri connazionali - ha commentato Zadra - non apprezzano i veri vantaggi delle carte di pagamento per una serie di ragioni, in testa alle quali c'è evidentemente la percezione che siano insicure''. Per migliorare la percezione degli italiani nei confronti del denaro elettronico, e dichiarare guerra al tradizionale contante, sono stati investiti per l'attività promozionale che durerà sei mesi, oltre 20 milioni di euro.

Davide Steffanini, direttore generale di Visa Europe, ha spiegato infatti come il contante sia uno strumento di pagamento vecchio, la cui gestione assorbe una cifra pari al 2% del nostro Pil. ''La spesa per la gestione del contante è di 200 euro pro capite l'anno".

''Il contante dà un senso di sicurezza fasullo'', ha aggiunto Zadra, ricordando come i furti in case, banche e negozi, o gli scippi prendano di mira proprio il denaro liquido. Tra i molti vantaggi delle carte di pagamento rispetto alle banconote, il direttore dell'ABI ha messo l'accento sulla comodità di approvvigionamento di fondi in Italia e all'estero, l'efficenza nei pagamenti senza problemi di monetine e resti, ma soprattutto la ''tracciabilità delle spese''.

''Gli italiani -ha aggiunto Zadra - perdono a testa più di 1.800 euro l'anno (da 36 a 100 euro la settimana in media), nel senso che non ricordano come sono stati spesi, mentre tra i vantaggi delle carte di pagamento c'è anche la facilità di controllo, in particolare quando si tratta di rimborsi spese per trasferte''.

''Noi puntiamo - ha sottileato Steffanini per sintetizzare la guerra dichiarata al contante dai circuiti dai promotori dell'iniziativa- a far si che le carte vengano usate anche per pagare caffè e giornale. Ormai il livello di frodi sulle carte è inferiore a quello sul contante, e le nuove tecnologie le hanno rese difficilmente clonabili''. Inoltre, ha aggiunto il direttore generale dell'ABI, nel contesto di Patti Chiari, si sta mettendo a punto un progetto per garantire tempi certi nei rimborsi delle cifre perse a causa di frodi con bancomat e carte di credito. "Stiamo lavorando per far sì che entro gennaio, gli aderenti al progetto 'Patti chiari', risarciscano i clienti in 15 giorni al massimo. Ci sono banche virtuose che già lo fanno, altre si prendono più tempo".

07.10.2008 - Rapporto Ocse: in Italia pochi laureati e bassi gli stipendi degli insegnanti

L'Italia ha pochi laureati e specializzati e nella classifica dell'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, si colloca al di sotto della media di Cile e Messico, vicino a Brasile, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia. La metà degli studenti italiani che inizia un percorso universitario di primo livello, non riesce a portarlo a termine. E il problema dell'abbandono scolastico non affligge soltanto gli universitari: nel 2006 circa il 15% gli studenti delle scuole superiori non ha terminato l'intero ciclo; in Germania questo fenomeno è quasi inesistente.

Sono solo alcuni dei dati del Rapporto sull'istruzione, intitolato "Education at a Glace 2008", presentato a Parigi dall'Ocse.

Il quadro per l'Italia è complessivamente negativo. La percentuale di studenti che arriva a discutere la tesi è tra le più basse: il 45% contro il 69% dell'area Ocse. Inoltre solo il 19% dei 25-34enni italiani possono vantare un diploma di laurea, a fronte di una media Ocse del 33%; se si prende in considerazione la fascia di età tra i 55 e i 64 anni, la percentuale di laureati italiani scende al 9%.

Un dato positivo, invece, riguarda il tasso di laurea dei nuovi studenti che è passato dal 17% del 2000 al 39% del 2006. Questo risultato, si legge nel Rapporto, "va largamente attribuito alla riforma del 2002, quando agli studenti iscritti a corsi di laurea (pre riforma) è stata data la possibilità di concludere gli studi in tre anni. L'Italia poi resta indietro negli studi più brevi per la qualificazione professionale al lavoro.

La scuola italiana non brilla, ovviamente, agli occhi degli altri Paesi. Gli studenti stranieri che vengono attirati dal sistema educativo italiano sono soltanto il 2% contro il 20% degli Stati Uniti, l'11% della Gran Bretagna, il 9% della Germania, l'8% della Francia e, addirittura, il 4% del Giappone.

Siamo tra i Paesi che spendono di meno per l'istruzione: la spesa pubblica in educazione è stata del 9,3% nel 2005, leggermente in salita rispetto al 2000, ma inferiore alla media Ocse che è del 13,2%. Tra il 1995 e il 2005 gli investimenti nella scuola nell'Ocse sono aumentati del 41%, in Italia soltanto del 12%. E al terzo livello dell'istruzione, cioè quello universitario, che in Italia si investe di meno: poco più di 8mila dollari all'anno per studente, contro gli 11.512 della media Ocse. E gli insegnanti italiani sono tra i meno pagati e la crescita annuale degli stipendi è più bassa della media Ocse: tra il 1996 e il 2006 gli stipendi in Italia sono cresciuti dell'11%, mentre la crescita media Ocse è stata del 15%.

Un docente italiano, con 15 anni di esperienza, guadagna all'anno 29.287 dollari contro una media Ocse di 37.832 e una media Ue (Ue a 19) di 38.217. Positiva è, però, la percezione che hanno i genitori italiani dei docenti e delle scuole del loro Paese. L'80% dei genitori degli studenti di 15 anni sono convinti che gli standard degli istituti seguiti dai figli siano buoni o molto buoni contro una media Ocse del 77%.

LINK: “Education at a glance 2008”

 

 

 

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