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Sono oltre 165 mila gli immigrati imprenditori in Italia:si tratta di una ogni 33 imprese registrate in Italia. Il fenomeno ha visto un vero boom a partire dagli anni successivi al 2000 ed è triplicato rispetto al 2003 quando le aziende con titolari immigrati erano poco più di 56 mila. I settori imprenditoriali sono soprattutto edilizia e servizi, con una tipologia molto ampia di attività. E fra le diverse comunità, ai primi posti ci sono le imprese con titolari del Marocco (quasi 28 mila con un aumento del 27,4% rispetto al 2003) seguiti dalla Romania (23.554 imprese con un balzo del 61,2%), dalla Cina e dall'Albania (con quasi 18 mila imprese ciascuna).
Il quadro dell'imprenditoria immigrata è fotografato dal Rapporto "ImmigratImprenditori" realizzato dalla Fondazione Ethnoland e dal Dossier Statistico Immigrazione con la collaborazione dell'Abi, della Confartigianato, della Cna, della Provincia di Roma e di Unioncamere. Gli immigrati sempre più spesso si mettono in proprio e lavorano nell'edilizia e nel commercio. Lavanderie, pasticcerie, agenzie di viaggi, saloni di estetica, imprese edili, associazioni culturali, phone center e money transfer, ristorazione che fonde cucina etnica e italiana: sono numerosissime le attività intraprese, in genere piccole aziende dove lavora in modo continuativo solo il titolare, ma con una crescita di imprese che occupano anche dipendenti.
I numeri parlano dunque di 165.114 immigrati titolari d'impresa a giugno 2008. Si tratta di 1 ogni 33 imprese registrate in Italia (il 2,7% delle 6.133.429 imprese registrate e il 3,3% delle 5.169.086 attive). Il fenomeno è recentissimo: risale a prima del 2000 solo il 15% delle aziende ora operanti, mentre l'85% è stato registrato dal 2000 in poi. Sono 140.000 aziende create mediamente al ritmo 20.000 ogni anno.
"Questo è tanto più sorprendente se si considera che tra gli italiani in quest'ultimo periodo la situazione è stabile, anzi da qualche anno caratterizzata da una diminuzione del numero delle aziende - si legge nello studio - Gli immigrati stanno facendo rivivere in diverse Regioni del Nord quanto si verificò tra gli anni '60 e '70, con il boom delle piccole imprese create dai meridionali prima impiegati nelle grandi fabbriche: questa volta, però, la diffusione dell'imprenditoria riguarda tutta l'Italia e l'inserimento come lavoratori dipendenti è avvenuto in prevalenze nelle aziende piccole e medie".
L'industria conta il 50,6% delle aziende (83.578) con una netta prevalenza del comparto edile (64.549 aziende, pari a 4 su 10 di quelle gestite da immigrati, per lo più provenienti dall'Est Europa), seguito a distanza dal comparto tessile, abbigliamento e calzature (10.470 aziende), nel quale si sono posti in evidenza i cinesi. Segue il settore dei servizi, con 77.515 aziende che rappresentano il 46,9% delle imprese, con una prevalenza di aziende commerciali.
Ai vertici, per paese di origine, ci sono Marocco, Romania, Cina, Albania, seguite da Senegal, Tunisia, Egitto e Bangladesh. Il Marocco è maggiormente dedito al commercio (67,5% delle imprese) e la Romania all'edilizia (più dell'80%, e così anche l'Albania), mentre la Cina si ripartisce tra l'industria manifatturiera (46%) e il commercio (44,6%).
A livello territoriale, la regione italiana al primo posto per presenza di imprese con titolari immigrati è la Lombardia (30 mila imprenditori) seguita da Emilia Romagna (20 mila) e da Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto (15 mila ciascuno). In Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialità degli italiani. Spiccano inoltre Milano e Roma quali province che vedono il forte protagonismo dell'imprenditoria immigrata, presente rispettivamente con oltre 17 mila e oltre 15 mila aziende.

Un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'11 febbraio 2009 definisce gli standard minimi dei servizi che gli alberghi devono fornire sul territorio nazionale. Tra gli obiettivi, offrire un più alto livello di tutela ai turisti, assicurare maggiore competitività all'offerta turistica e promuoverne un'immagine unitaria. Il decreto, emanato dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività del turismo, indica le dotazioni per la classificazione degli alberghi, basata su un codice rappresentato da un numero di stelle crescente; le regioni e le province autonome, nelle norme di recepimento, possono introdurre miglioramenti o applicare caratteristiche più aderenti alle specificità climatiche o culturali dei loro territori. Gli standard minimi sono definiti in relazione all'apertura di nuovi alberghi o alla ristrutturazione di quelli già esistenti.
Le stelle indicano un insieme di servizi garantiti dall'albergatore per una certa struttura. In aggiunta a ciò, al fine di assicurare una maggiore tutela del turista, il decreto istituisce un sistema di rating che consentirà la misurazione e la valutazione della qualità del servizio reso ai clienti. A tale sistema aderiscono, su base volontaria, i singoli alberghi.
In un albergo ad 1 stella il ricevimento è assicurato 12 ore su 24, la pulizia delle camere una volta al giorno, le dimensioni minime della camera doppia sono di 14 metri quadri, il cambio della biancheria da camera è previsto una volta alla settimana.
In quello a 2 stelle ci dovrà essere anche l'ascensore e il cambio della biancheria da camera avviene due volte a settimana.
Le 3 stelle richiedono, tra l'altro, un servizio bar, la conoscenza di una lingua straniera da parte della reception (aperta almeno per 16 ore), divise per il personale, servizio internet e tutte le camere dotate di bagno privato.
Gli alberghi a 4 stelle devono offrire, oltre al servizio di pulizia giornaliero della camera, anche un riassetto pomeridiano e il cambio della biancheria ogni giorno, salvo diverse scelte del cliente a tutela dell'ambiente; servizio di lavaggio e stiratura della biancheria dei clienti, parcheggio per almeno il 50% delle camere, camere doppie di almeno 15 metri quadrati e bagno di 4.
Le 5 stelle garantiscono un servizio di ricevimento aperto 24 ore su 24 e tre lingue straniere da parte degli addetti; le camere singole devono avere una dimensione minima di 9 metri quadrati e le doppie di 16.

Se non è indispensabile in sede giudiziaria, non si può effettuare il test sulla paternità e maternità senza il consenso del figlio. Il principio è stato ribadito dal Garante privacy affrontando il caso di un genitore, il quale, nell'ambito di indagini avviate per verificare l'effettiva consanguineità, aveva effettuato un'analisi genetica ad insaputa del figlio. L'Autorità ha ritenuto violati i diritti del figlio e ha vietato al genitore e al suo legale l'ulteriore trattamento dei dati genetici illecitamente raccolti. "Il test di paternità senza consenso del figlio è possibile in sede giudiziaria solo se indispensabile e svolto nel rispetto delle regole", ha affermato Giuseppe Fortunato, relatore del provvedimento.
Su incarico del legale del genitore, un'agenzia di investigazioni aveva infatti raccolto due mozziconi di sigaretta gettati dal figlio maggiorenne. I campioni organici rilevati erano poi stati sottoposti, in segreto e senza informare l'interessato, a test per appurare la compatibilità genetica tra figlio e genitore. Venuto a conoscenza del fatto al momento della richiesta di disconoscimento di paternità presentata dal padre in tribunale, il figlio si era rivolto al Garante. La società d'investigazione e l'avvocato si erano difesi affermando che la legge garantirebbe la possibilità di effettuare analisi genetiche senza richiedere il consenso dell'interessato, qualora si tratti di difendere o far valere un diritto in sede giudiziaria. L'Autorità ha ritenuto invece violati i diritti del figlio e ha vietato al genitore e al suo legale l'ulteriore trattamento dei dati genetici illecitamente raccolti.
Il Garante ha innanzitutto ricordato che la raccolta e il trattamento dei dati genetici può avvenire esclusivamente con il consenso informato, "manifestato previamente e per iscritto", dell'interessato. Si può derogare all'obbligo del previo consenso per far valere o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria, ma solo nel caso in cui l'accertamento sia assolutamente "indispensabile" e venga svolto nel rispetto delle regole fissate dal Garante. In particolare, l'obbligo di sottoporre all'interessato una specifica informativa nel caso in cui l'analisi dei suoi dati genetici sia volta ad accertare la maternità o paternità.

Indennizzi automatici e bollette più leggere per le imprese alimentate in media tensione e una campagna informativa per promuovere l'adeguamento tecnico degli impianti elettrici: sono gli interventi messi in campo dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas in favore dei clienti in media tensione e dunque delle imprese alimentate a 15 mila o 20 mila Volt. Tutto questo, afferma l'Autorità in una nota, "a sostegno di uno sviluppo complessivo della qualità di sistema e quindi a beneficio di tutti i consumatori (domestici compresi)".
Per le imprese che provvederanno a specifici interventi di manutenzione periodica o all'installazione di dispositivi automatici, spiega l'Autorità, informandone poi il proprio distributore di energia elettrica, sono previsti concreti vantaggi, anche in termini economici. Fra questi, ci saranno indennizzi automatici direttamente in bolletta nel caso di interruzioni eccessivamente numerose o di eccezionale durata e l'eliminazione di una particolare componente tariffaria (CTS) che non dovrà più essere pagata in bolletta. Tutti i clienti in media tensione potranno accedere ad informazioni personalizzate sui siti internet dei distributori di elettricità.
L'iniziativa di informazione dei clienti in media tensione per il progressivo adeguamento degli impianti elettrici si aggiunge agli strumenti di regolazione già adottati verso i distributori di energia elettrica, sottolinea l'Autorità, che hanno permesso negli ultimi otto anni di ridurre del 70% la durata media delle interruzioni e del 43% la frequenza di interruzioni lunghe.

In 299 centri urbani il trattamento delle acque reflue non è all'altezza dello standard europeo. Per questo la Commissione europea sta per inviare un parere motivato all'Italia, che non si è ancora conformata alla legislazione della Ue. Gli scarichi delle acque reflue urbane non trattate, sottolinea la Commissione, rappresentano la principale fonte di inquinamento delle acque costiere e interne e per questo l'Italia potrebbe essere deferita alla Corte di giustizia europea.
La Commissione è dunque in procinto di inviare all'Italia un parere motivato, la seconda e ultima fase del procedimento d'infrazione, per la mancata conformità alla direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane. In base alla direttiva, entro il 31 dicembre 2000 l'Italia avrebbe dovuto istituire dei sistemi adeguati per la raccolta e il trattamento delle acque nei centri urbani con oltre 15mila abitanti. La prima lettera di diffida inviata è del luglio 2004. E dopo una successiva valutazione, la Commissione ha concluso che 299 agglomerati continuano a non essere conformi e ha pertanto deciso di inviare un parere motivato all'Italia, che ora ha due mesi di tempo per rispondere. Successivamente, la Commissione dovrà decidere se portare il caso dinanzi alla Corte di giustizia europea.
"Se non vengono trattate, le acque reflue urbane rappresentano un pericolo per la salute dei cittadini e per l'ambiente europei - ha detto il Commissario all'ambiente Stavros Dimas - Non è accettabile che a otto anni dalla scadenza prevista l'Italia non sia ancora in regola con questa importante normativa UE. Dobbiamo garantire che in tutta l'Unione europea ci sia lo stesso livello di trattamento delle acque reflue urbane. Sollecito pertanto l'Italia ad intervenire immediatamente per risolvere la situazione."

Accedere ai servizi pubblici attraverso gli sportelli bancari. E dunque avere la possibilità di ritirare un certificato al bancomat o di rinnovare il passaporto attraverso lo sportello bancario. Con questo obiettivo, l'Abi (Associazione bancaria italiana) partecipa al piano e-Government 2012 e al progetto Reti Amiche promossi dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione per facilitare l'accesso di cittadini e imprese ai servizi pubblici, riducendo i tempi e le attese delle procedure burocratiche.
Il Presidente dell'Abi, Corrado Faissola, e il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, hanno infatti firmato oggi a Roma un Protocollo d'Intesa che rafforza la collaborazione con il settore bancario in vista della partecipazione delle banche italiane al Piano e-Government 2012 e al progetto Reti Amiche. L'obiettivo è consentire a cittadini e imprese di accedere ai servizi pubblici attraverso gli sportelli e tutti i canali innovativi del settore bancario. L'Abi si impegna dunque a promuovere la partecipazione delle banche al progetto: in questo modo la relazione fra PA e cittadini potrebbe avvalersi di una rete composta da oltre 32 mila sportelli bancari, quasi 42 mila ATM (Automated Teller Machine) e 28 milioni di carte Bancomat. "Le banche italiane - ha detto il Presidente dell'Abi, Corrado Faissola - sono da sempre impegnate sul fronte dell'innovazione, che rappresenta un elemento costitutivo del loro patrimonio genetico". Per Faissola "il progetto "Reti Amiche" rappresenta un passo importante, al quale il settore bancario vuol dare il proprio contributo, verso un Paese più moderno ed efficiente e soprattutto verso una maggiore semplicità e vicinanza nel rapporto tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione".

Rosso fisso a inizio 2009: il 30% dei commercianti segnala una flessione delle vendite e solo il 14% dichiara un aumento. Alle spalle ci sono gli strascichi di un 2008 che si è concluso con un calo delle vendite dell'1,5% nell'ultimo trimestre. I dati vengono dall'indagine sulla congiuntura realizzata dal Centro Studi Unioncamere. Le difficoltà maggiori sono previste per le imprese del Sud e quelle dei comparti non alimentari.
I dati sull'andamento del fatturato per il primo trimestre 2009, secondo quanto dichiarato dai commercianti, presentano un saldo negativo pari a -16 punti percentuali tra chi prevede un aumento e chi una diminuzione delle vendite. Più accentuata la preoccupazione delle imprese di maggiore dimensione rispetto a quella espressa dalle imprese con meno di 20 dipendenti. A soffrire di più sembrano soprattutto le imprese del comparto non alimentare con oltre 20 dipendenti (il saldo tra quanti dichiarano un aumento di fatturato e quanti prevedono una diminuzione è pari a -41). Tengono meglio il segmento alimentare e gli ipermercati, supermercati e grandi magazzini. A livello territoriale, la grande dimensione risulta fortemente penalizzata al Sud. Le imprese di piccole dimensione perdono maggiormente nel settore alimentare rispetto al non alimentare. con il Mezzogiorno che segna valori più bassi rispetto alle altre aree del paese. Ma le previsioni sono negative anche per le vendite di ipermercati, supermercati e grandi magazzini.

Sempre più diffuso in Italia il ricorso all'acquisto tramite carte. Nel 2007 un terzo dei pagamenti è avvenuto tramite carta di credito o bancomat per un importo complessivo che sfiora i 129 miliardi di euro, in crescita dell'86% dal 2003. Ogni italiano ha a disposizione per le proprie spese 1,14 carte di credito, più di Paesi come la Francia e la Danimarca ma ancora al di sotto delle cifre registrate da Gran Bretagna o Germania. Un fenomeno in crescita, del 5,8% in un anno, più di Giappone (3,4%) o Stati Uniti (0,7%). Emerge da un'elaborazione Camera di commercio di Milano su dati Banca Centrale Europea 2008 e Bank for International Settlements 2008.
È finita l'era della "cash society" quando negli anni '60 e '70 si viveva appunto in una "società del pagamento in contanti", adesso il credito è offerto ai consumatori attraverso una miriade di strumenti finanziari ed è diventato il lubrificante della vita economica. Oggi il ricorso al credito non è più limitato ai tradizionali beni di investimento come gli immobili o l'acquisto dell'autovettura, degli arredi di casa e degli elettrodomestici, ma i finanziamenti vengono chiesti anche per l'acquisto dei generi di prima necessità, per "fare la spesa".
"La Camera di commercio è impegnata a promuovere un mercato trasparente per consumatori e imprese - ha dichiarato Lucia Moreschi, consigliere della Camera di commercio di Milano - Siamo attivi con strumenti di regolazione come i contratti tipo, pareri sulle clausole vessatorie, codici di autodisciplina, la conciliazione anche nel settore del credito. Con una attenzione ancora maggiore in un momento delicato come quello attuale, in cui le difficoltà internazionali stanno incidendo su abitudini e possibilità di consumo di tante famiglie, e in un impegno congiunto con le altre istituzioni e con le associazioni dei consumatori".
L'incontro è servito anche a presentare il "Parere sulla vessatorietà delle clausole contenute nei contratti di credito al consumo tramite carte revolving" realizzato dal servizio Armonizzazione del mercato della Camera di commercio di Milano con la collaborazione della CCIAA di Roma, approvato dal Ministero dello Sviluppo Economico e partecipato al sistema camerale tramite Unioncamere nazionale che si può consultare sul sito della Camera di Commercio.

Alla crisi gli italiani reagiscono con prudenza. Il 43% sceglie di risparmiare di più, il 22% ha intenzione di ridurre i consumi. Non c'è panico diffuso ma un atteggiamento che risponde alla crisi economica attraverso prudenza, risparmio, ricerca di occasioni che consentano di salvaguardare la buona qualità dei prodotti acquistati senza spendere cifre esorbitanti. E in una fase caratterizzata ancora da segnali di peggioramento, poco più della metà delle famiglie italiane dichiara di guardare al futuro con ottimismo (53%) mentre il 30% si dichiara pessimista. Risultato?"Crisi e incertezza sono reali e diffuse, ma esiste un capitale fiduciario privato che non deve essere disperso ma, anzi, opportunamente sviluppato perché, forse, è proprio da questo capitale che si potrà ripartire per costruire una strategia di ripresa della nostra economia": sono i principali risultati che emergono dall'"Outlook sui consumi" realizzato da Confcommercio in collaborazione con il Censis.
Si reagisce alla crisi con la riorganizzazione dei consumi e raramente si percepisce senso di smarrimento. Secondo la ricerca, infatti, c'è la tendenza o a rimuovere la crisi dal quotidiano oppure a guardare avanti. E dunque il 53% degli intervistati ha dichiarato di essere comunque ottimista; il 30% si dichiara pessimista; il 17% guarda al futuro con sostanziale incertezza. "Il saldo tra ottimisti e pessimisti, osservato in serie storica, si posiziona nel gennaio del 2009, agli stessi livelli dei primi mesi del 2007, quando ci fu l'illusione di una ripresa solida e duratura".
Il risparmio è imposto dagli eventi e da un mercato diventato un percorso a ostacoli. Il 42% delle famiglie intervistate ritiene di avere mantenuto stabili le proprie spese: "molte persone, soprattutto i giovani, le famiglie unipersonali e le coppie con figli - rileva la ricerca - tendono spesso a mettere in atto un comportamento forzosamente adattativo, spendendo poco, concedendosi pochi extra, ricercando prodotti in offerta speciale, in modo tale da non sforare budget a volte assai contenuti". Per quasi il 30% delle famiglie con spese in aumento, le maggiori uscite sono state determinate dalle tariffe sulle utenze domestiche.
Niente panico dunque ma un atteggiamento duplice. Da un lato c'è chi guarda con ottimismo al futuro (53%), dall'altro chi risponde alla crisi con comportamenti razionali e dunque con la scelta di risparmiare di più (43,2% degli intervistati) e ridefinire il paniere dei consumi (22,2%).
La metà delle famiglie che usa il credito al consumo ha dichiarato di farvi ricorso per mancanza di contanti. Ma il panorama è in chiaroscuro: solo l'1,4% degli intervistati nella ricerca ha dichiarato di doversi eventualmente indebitare per far fronte alla crisi economica e soli il 17% ha detto di aver sottoscritto un contratto di credito al consumo nell'ultimo anno.
Per il direttore dell'Ufficio Studi di Confcommercio Mariano Bella, "in questo momento decifrare il legame tra percezioni, aspettative sul futuro e comportamenti è eccezionalmente difficoltoso. Le evidenze emerse dall'indagine rispecchiano la difficoltà delle famiglie addirittura nel decidere quale strada prendere. In sostanza non si sa quanto la riduzione di reddito, verosimilmente ancora da patire, sarà profonda e duratura". La previsione di consumo indica una nuova flessione nel primo trimestre 2009. "Eppure - ha concluso il direttore dell'Ufficio Studi - il relativo ottimismo come reazione alla situazione attuale potrebbe indicare un miglioramento della pianificazione degli acquisti durante la fase centrale dell'anno. Sta anche ai decisori permettere che questo potenziale di fiducia si trasformi in più dinamici comportamenti di spesa".

Chiunque intenda emettere nell'ambiente Organismi Geneticamente Modificati è tenuto a fornire alle autorità nazionali competenti tutte le informazioni riguardo l'ubicazione e le dimensioni dei siti di emissione, e gli ecosistemi che potrebbero essere interessati dal fenomeno. E' quanto ha specificato oggi la Corte di Giustizia Europea rifacendosi al principio di precauzione e dei rischi cui vanno incontro l'ambiente e la salute umana, di fronte all'emissione di OGM.
Ne consegue che chiunque voglia avere informazioni sulle procedure di autorizzazione relative all'emissione di OGM, può farlo rivolgendosi alle autorità competenti. In nessun caso l'informazione relativa al luogo dell' emissione può rimanere riservata, neanche per motivi di protezione dell'ordine pubblico.
La sentenza della Corte Ue si riferisce ad un caso particolare. Nel 2004 un signore intendeva conoscere l'ubicazione delle sperimentazioni sul terreno di OGM, effettuate nel territorio del suo comune; ha chiesto al sindaco di Sausheim (Alta Alsazia) di trasmettergli, per ciascuna emissione di OGM effettuata nel territorio di tale comune, l'avviso al pubblico, la scheda d'impianto che consente di individuare la particella sfruttata a coltivazioni e la lettera prefettizia accompagnatoria di tali documenti. Ha chiesto inoltre le schede informative riguardanti ciascuna nuova emissione da realizzarsi nel 2004.
In assenza di risposta, il signore si è rivolto alla commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, la quale ha emesso un parere favorevole in merito alla comunicazione dell'avviso al pubblico e della prima pagina della lettera prefettizia accompagnatoria. Ma non è stata d'accordo sulla comunicazione della scheda d'impianto particellare e della mappa di ubicazione delle emissioni, argomentando che tale comunicazione avrebbe arrecato pregiudizio alla riservatezza e alla sicurezza degli operatori agricoli interessati.
Allora il Consiglio di Stato francese ha interrogato la Corte di Giustizia in merito alla definizione di "sito dell'emissione" e alla sua riservatezza. La risposta della Corte è stata che l'informazione relativa al luogo dell'emissione in nessun caso può rimanere riservata.

Contante o carte di pagamento? Sempre più spesso, nelle preferenze degli italiani la soluzione di questo dilemma vede prevalere la moneta elettronica, ritenuta più comoda, pratica e sicura del denaro contante: per due italiani su tre, infatti, le carte rappresentano il futuro dei pagamenti. A rivelarlo è un sondaggio condotto dall'Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione (ISPO) su un campione rappresentativo della popolazione nazionale maggiorenne. Secondo lo studio, gli italiani sono perfettamente consapevoli dei rischi legati all'uso del contante, primo fra tutti quello di subire un furto o una truffa; i vantaggi di sicurezza delle carte - di credito, di debito o prepagate - invece sono noti soprattutto a chi ne possiede almeno una nel proprio portafogli.
Secondo lo studio dell'ISPO, insieme al denaro contante gli italiani portano con sé anche molte preoccupazioni e, in particolare, oltre un terzo della popolazione (37%) teme di subire un furto o una truffa. Questa paura è ancor più diffusa tra le donne (42%) e le persone più anziane (43%) e si fonda in larga parte sull'esperienza diretta o indiretta degli intervistati, dal momento che più di un italiano su due (52%) è stato vittima o conosce qualcuno che ha subito furti o truffe di denaro contante. Un'altra preoccupazione ricorrente, invece, è quella di perdere banconote o monete, come è accaduto al 17% della popolazione. Anche per questo, il 77% degli italiani intervistati ammette di prendere piccole precauzioni quotidiane come quella di controllare il "resto".
Per gli italiani il "denaro di plastica" non è solo veloce e comodo, ma anche più sicuro. Il 75% degli intervistati, infatti, conosce i principali vantaggi di sicurezza delle carte di pagamento: dalla possibilità di bloccarle con una semplice telefonata alla propria banca o alla società che l'ha emesse (94%), a quella di fare reclamo per ottenere il rimborso di eventuali addebiti non autorizzati (70%), al servizio di allerta via sms che permette di tenere sempre sotto controllo le spese fatte con la propria carta (67%).
Secondo il sondaggio dell'ISPO, anche per i suoi vantaggi di praticità, velocità e sicurezza, il "denaro di plastica" è ormai entrato a pieno titolo nella quotidianità degli italiani. Il 62% di coloro che possiedono questo strumento dichiara di non uscire mai di casa senza cellulare e carta di pagamento, mentre uno su tre (31%) cerca di evitare i negozi che non accettano questo strumento. Per gli italiani, infine, nel futuro dei pagamenti ci sono soprattutto le carte. Il 67% degli intervistati, infatti, è convinto che nei prossimi anni questi strumenti sostituiranno quasi completamente il denaro contante che risulterà sempre più antiquato (50%). Le carte, quindi, saranno accettate ovunque (85%), dal taxi alla tabaccheria al bancone del bar, e verranno usate per pagare qualsiasi importo, dal caffè alle spese più consistenti (66%).


"Dona un farmaco a chi ne ha bisogno". Un farmaco da banco destinato a chi vive ai limiti della sussistenza. Si svolgerà domani la IX Giornata nazionale di raccolta del farmaco, organizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico, in collaborazione con la Federazione dell'Impresa Sociale - Compagnia delle Opere. L'iniziativa si terrà in 78 province, oltre 1.200 comuni e circa 3.000 farmacie che aderiranno in tutta Italia.
Nelle farmacie che esporranno la locandina della raccolta ci saranno volontari (diecimila in tutta Italia) che illustreranno l'iniziativa ai cittadini. E gli stessi farmacisti, rispetto alla domanda degli enti assistiti, consiglieranno il tipo di farmaco senza prescrizione medica più necessario. A beneficiare dell'iniziativa si stima saranno oltre 400 mila persone che ogni giorno vengono assistite da 1200 enti caritatevoli convenzionati con il Banco Farmaceutico. In otto anni, sono stati raccolti oltre 1.400.000 medicinali per un valore di circa 8.7 milioni di euro.
La Giornata Nazionale di Raccolta del Farmaco si svolge con l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio del Segretariato Sociale della RAI e della Fondazione Pubblicità Progresso.
Clicca qui per conoscere l'elenco delle farmacie convenzionate.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, su proposta del Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha nominato il dottor Luigi Mastrobuono Garante per la Sorveglianza dei Prezzi, in seguito alle dimissioni del dottor Antonio Lirosi. Mastrobuono continuerà a svolgere l'incarico di Capo del Dipartimento Impresa e Internazionalizzazione del Ministero, al cui interno si trova la Direzione generale Mercato, Concorrenza, Consumatori, Vigilanza e Normativa tecnica che continuerà a fornire il supporto tecnico-economico al Garante.
"Sono certo - ha dichiarato il Ministro Scajola - che il dottor Mastrobuono saprà svolgere l'incarico di Garante per la Sorveglianza dei Prezzi con determinazione ed efficacia, collaborando attivamente con l'Antitrust e con la Guardia di Finanza per identificare, isolare e sanzionare i comportamenti anomali nella formazione dei prezzi, per contribuire ad ottimizzare le filiere distributive nel confronto con le categorie imprenditoriali e le organizzazioni dei consumatori, per favorire la tempestiva traduzione sui prezzi al consumo dei ribassi dei prezzi delle materie prime. Il Governo conferma l'importanza della funzione del Garante, al quale abbiamo conferito maggiori poteri nel Piano triennale di giugno e altri ne affideremo con l'approvazione ormai prossima del Disegno di legge Sviluppo".
Luigi Mastrobuono è nato a Roma nel 1954 ed è laureato in Giurisprudenza.
Ha ricoperto gli incarichi di:
- Amministratore Delegato BolognaFiere SpA
- Presidente di IPI Istituto per la Promozione Industriale
- Segretario generale di Unioncamere
- Sottosegretario all'Industria con competenza per commercio, artigianato, piccole imprese e fiere
- Segretario generale all'Ente vaticano per il Giubileo 2000
- Segretario generale Confcommercio
- Vice Direttore Generale di Confindustria
Ha fatto parte dei Consigli di Amministrazione di varie Società, soprattutto di servizi rivolti alle imprese ed ai Sistemi Associativi. Alla fine di gennaio è stato nominato, sempre dal ministro Scajola nell'ottica di un riassetto del Ministero, Capo del Dipartimento Impresa e Internazionalizzazione.