Chiare perché semplici e radicate: stare dalla parte dei più deboli, degli oppressi, a difesa dei loro diritti. Un programma di vita che trovava nella sua fede cristiana il fondamento più profondo e nell'articolo tre della Costituzione la più bella delle traduzioni laiche — quella norma meravigliosa che non si limita a proclamare l'uguaglianza formale ma chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che la impediscono. Fervente cristiano e straordinario animatore sociale, Pietro fu un leader indimenticato delle ACLI lombarde.
Fu proprio nell'alveo di quella grande associazione di lavoratori cattolici che maturò in lui una convinzione destinata a cambiare il movimento consumerista italiano: le tutele non potevano fermarsi ai cancelli delle fabbriche. Il lavoratore era anche inquilino, utente, acquirente — era, prima di tutto, una persona. Da questa visione nacque il suo impegno nel SICET e, nel 1971, la fondazione della Lega dei Consumatori, seconda organizzazione consumerista d'Italia.
Per oltre cinquant'anni Pietro animò e arricchì il movimento con qualcosa che andava oltre la difesa contrattuale: una cultura della solidarietà, dell'inclusione, dell'equità. Una visione dello sviluppo che, con largo anticipo sui tempi, misurava il progresso non sulla crescita dei mercati ma sulla dignità delle persone. Pietro capì prima di molti che il consumo non è un atto neutro: è una scelta politica, è un gesto di responsabilità verso chi condivide il pianeta con noi — anche chi vive lontano, nei Sud del mondo, e subisce le conseguenze di modelli produttivi e di consumo pensati altrove e a vantaggio di altri.
In questo senso Pietro Praderi fu un precursore. Parlava di consumo sostenibile quando la parola non era ancora di moda, di commercio equo quando era ancora una nicchia, di solidarietà internazionale come di un dovere concreto e non di una dichiarazione di principio. Sapeva che difendere il consumatore italiano senza interrogarsi sulle condizioni di chi produceva i beni che acquistava era una tutela a metà — generosa ma incompleta.
Consumers' Forum lo ricorda con gratitudine e con affetto.
La sua eredità non sta solo nelle organizzazioni che ha contribuito a costruire, ma nell'idea che ci ha lasciato: che il movimento dei consumatori è tanto più forte quanto più è capace di farsi
carico dell'intera catena umana che lega chi produce e chi consuma, qui e altrove, oggi e domani.
Buon viaggio, Pietro.
Consumers' Forum — 25 giugno 2026
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