Oltre metà dei consumatori utilizza l’AI per orientare le proprie scelte di salute, superando l’influenza dei social media.
L’indagine di EY. Il 56% dei consumatori, dichiara di aver già richiesto o di valutare la richiesta di un test, un trattamento o una prescrizione medica basandosi esclusivamente su informazioni ottenute tramite l’intelligenza artificiale (AI). Questo dato, emerso dall’ultimo EY Global Consumer Health Report, evidenzia una profonda trasformazione nel settore sanitario che le organizzazioni devono affrontare con urgenza, poiché l’integrazione tra canali digitali e modelli di cura sta ridefinendo le dinamiche di accesso alle prestazioni. L’indagine, che ha coinvolto 7.500 persone in 10 mercati diversi, rivela che i consumatori utilizzano l’AI non solo per informarsi, ma anche per prendere decisioni dirette che vanno dall’autodiagnosi alla richiesta di esami specifici, superando persino l’influenza dei social media, ferma al 45%.
Il fenomeno è particolarmente evidente nel segmento dei farmaci GLP-1, dove l’influenza digitale sta rimodellando i percorsi di acquisto. Sebbene il 58% degli utilizzatori si rivolga ancora a professionisti sanitari, una quota rilevante accede a queste terapie tramite canali non tradizionali: il 23% attraverso programmi di gestione del peso e il 20% tramite fornitori esclusivamente online o fonti informali come amici e familiari. Questo trend è trainato soprattutto dalle Generazioni Z e Y, che mostrano una propensione significativamente maggiore rispetto ai baby boomer nell’ottenere prescrizioni online e nel cercare risultati legati non solo alla salute clinica, ma anche al benessere estetico e mentale.
Tuttavia, la crescente diffusione dei canali digitali nella gestione della salute solleva interrogativi rilevanti sul fronte della sicurezza dei pazienti e dell’aderenza alle terapie. Secondo il report, tra gli utilizzatori di farmaci GLP-1 il 43% dichiara di aver sperimentato conseguenze negative dopo aver seguito indicazioni fornite da strumenti di intelligenza artificiale, una quota quasi doppia rispetto al 23% registrato tra chi non utilizza questi farmaci. Il rischio aumenta ulteriormente quando le informazioni provengono da fonti non professionali, come amici, familiari o comunità online: in questi casi la percentuale di esiti negativi raggiunge il 63%. Per questo motivo, nonostante la crescente diffusione dell’AI, il medico resta la figura di riferimento più affidabile per i pazienti, con un livello di fiducia pari all’89%, superiore di 21 punti percentuali rispetto agli strumenti di intelligenza artificiale. Un dato che conferma il ruolo centrale dei professionisti sanitari nel garantire appropriatezza prescrittiva, monitoraggio clinico e continuità assistenziale.
La sfida per il settore sanitario non consiste quindi nel contrastare l’adozione delle tecnologie digitali, ma nell’integrarle in modo efficace nei percorsi di cura. Oggi emerge infatti un significativo divario tra la crescente disponibilità di dati generati dai pazienti e la capacità delle organizzazioni sanitarie di utilizzarli in modo strutturato. Sebbene il 57% dei consumatori monitori regolarmente parametri come attività fisica, frequenza cardiaca o qualità del sonno attraverso dispositivi digitali e wearable, solo il 30% afferma che tali informazioni vengono effettivamente condivise con il proprio medico e impiegate nelle decisioni cliniche.
Colmare questo gap attraverso sistemi interoperabili, processi di follow-up e un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale rappresenta una priorità strategica per migliorare gli esiti di salute e garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari nel lungo periodo.
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