Il 29 maggio alle ore 10.30 il Governatore Fabio Panetta ha presentato le Considerazioni finali in occasione della pubblicazione della Relazione annuale di Banca d'Italia sul 2025.
Pubblicata anche la Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità della Banca d'Italia sul 2025 e il Rapporto annuale sugli investimenti sostenibili e sui rischi climatici (RISC) sul 2025.
Qui le conclusioni del Governatore Panetta nelle sue Considerazioni finali, in occasione della Relazione annuale sul 2025:
"Ottant'anni fa, il 2 giugno, gli italiani - donne e uomini - scelsero la Repubblica. Seppero superare divisioni profonde attraverso il confronto nell'Assemblea costituente, dando avvio alla realizzazione delle istituzioni democratiche su cui si sarebbe fondata la ricostruzione del Paese.
A quella scelta se ne accompagnò un'altra, altrettanto decisiva: collocare l'Italia in un ordine mondiale aperto, fondato sulla cooperazione e su regole condivise.
L'adesione all'architettura multilaterale globale nata dopo la guerra e la partecipazione, da paese fondatore, al progetto europeo furono condizioni essenziali per lo straordinario sviluppo economico dei decenni successivi.
Nella Relazione annuale del marzo 1946, la Banca d'Italia - allora guidata da Luigi Einaudi, poi membro dell'Assemblea costituente - indicò con nettezza il presupposto del nuovo ordine monetario definito a Bretton Woods: una collaborazione internazionale estesa a tutti i fondamentali rapporti economici, ispirata "ad una lungimirante visione della solidarietà degli interessi" e alla consapevolezza "della stretta dipendenza del benessere di tutti dal benessere di ciascuno"nota64.
Vi era più che un'analisi economica in quelle parole. Vi era la convinzione che, dopo il trauma della guerra, prosperità e pace potessero fondarsi solo su istituzioni solide, regole comuni e cooperazione tra paesi. Era una lezione nata dalla storia; resta una guida per il presente.
Oggi quell'ordine attraversa una crisi profonda. Gli squilibri macroeconomici persistenti, la distribuzione diseguale dei benefici della globalizzazione, il ritorno del protezionismo, l'uso strategico delle risorse economiche, finanziarie e tecnologiche ne hanno indebolito le fondamenta. Le tensioni geopolitiche si trasmettono rapidamente al sistema economico e al benessere dei cittadini. L'incertezza globale è ormai parte delle decisioni di famiglie, imprese, governi.
La risposta non può essere la chiusura. Riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell'assetto precedente, né rinunciare alla sicurezza economica e all'autonomia strategica. Significa evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento; che l'interdipendenza, anziché motore di progresso, diventi fonte di divisione; che la frammentazione finisca per indebolire proprio ciò che si vorrebbe difendere: lavoro, sviluppo, benessere.
In questo mondo instabile, l'Europa deve trovare in una maggiore unità la condizione della propria forza. Dispone di risparmio, capacità produttiva, competenze scientifiche, istituzioni e valori che restano un punto di riferimento nel mondo. Ha finalmente iniziato a reagire, definendo con chiarezza obiettivi e priorità. Deve ora mostrare rapidità di azione, trasformando quegli obiettivi e quelle priorità in decisioni, investimenti e risultati.
L'Italia deve guardare al futuro con determinazione. Ha punti di forza importanti: conoscenze scientifiche all'avanguardia, risorse umane da valorizzare, un sistema produttivo con eccellenze riconosciute, una solida posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie. È un patrimonio prezioso. Perché diventi un vero vantaggio, occorre orientarlo verso crescita, redditi e prosperità negli anni a venire.
La tecnologia sarà il terreno decisivo di questa sfida. Intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi, l'organizzazione del lavoro, la domanda di competenze. Restare ai margini di questa trasformazione significherebbe accettare un arretramento della capacità di crescere, proprio mentre l'invecchiamento della popolazione rende indispensabile aumentare il contributo di ogni lavoratore e di ogni impresa.
L'intervento pubblico deve accompagnare questa trasformazione. Imboccando con decisione un sentiero che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo. Occorre facilitare il salto tecnologico delle imprese, rafforzare il capitale umano, orientare il risparmio verso investimenti produttivi, accompagnare i lavoratori nei cambiamenti che la nuova economia richiederà.
La rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata. Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico. Servono regole adeguate a tutelare il pluralismo, l'apertura dei mercati, la concorrenza e la dignità del lavoro; vanno condivise a livello globale.
Il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti, consentire a ciascuno di contribuire secondo le proprie abilità. È una questione di efficienza e di giustizia insieme.
Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l'Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro."
https://www.bancaditalia.it/homepage/index.html
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