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L'allarme lanciato dall'ultima relazione della Corte dei conti europea evidenzia carenze sul fronte di diversificazione e produzione: almeno 10 delle 26 materie prime classificate come critiche sono totalmente importate da Paesi terzi.


La corsa dell'Unione europea alle materie prime critiche, indispensabili per la doppia transizione energetica e tecnologica, è in forte salita. Almeno 10 delle 26 materie prime classificate come critiche dall'Ue sono totalmente importate da Paesi terzi e Bruxelles "fatica ad assicurare l'approvvigionamento" di quelle di cui ha bisogno. In affanno anche la diversificazione dei fornitori e il riciclaggio. È l'allarme lanciato dall'ultima relazione della Corte dei conti europea, secondo cui è a rischio il traguardo di un approvvigionamento sicuro entro il 2030.

Litio, nichel, cobalto, rame e terre rare sono componenti chiave per la costruzione di batterie, turbine eoliche, pannelli solari e altre tecnologie centrali per la transizione. La maggior parte di questi materiali è però attualmente concentrata in uno o in un ristretto gruppo di paesi extra-Ue, tra cui Cina, Turchia e Cile. Solo da Pechino arrivano il 39% dell'arsenico importato dall'Ue, il 44% della barite, il 71% del gallio, il 45% del germanio, il 97% del magnesio, il 40% della grafite naturale e il 31% del tungsteno. Per il boro, l'Ue dipende al 99% dalla Turchia.

Nel tentativo di ridurre questa vulnerabilità, Bruxelles ha adottato nel 2024 il regolamento sulle materie prime critiche, con cui ha individuato 26 minerali strategici. Ma, secondo i revisori di Lussemburgo, l'Unione è ancora lontana dai target fissati. Sul fronte dell'estrazione interna, tra 2016 e 2020 in media l'Ue ha coperto il l'8% del proprio fabbisogno, a fronte di un obiettivo del 10% entro il 2030. Ancora più ampio il divario nella trasformazione: la capacità attuale si ferma al 24%, contro un target del 40%. Ritardi vengono osservati anche sul riciclaggio, dove la quota è ferma al 12% rispetto all'obiettivo del 25%. Tutti e tre i target non sono vincolanti.

La Corte avverte inoltre che gli sforzi di diversificazione delle importazioni non hanno ancora prodotto risultati concreti e il quadro resta fragile. Strozzature strutturali, tempi lunghi per l'avvio di nuovi progetti estrattivi e costi elevati, in particolare energetici, frenano lo sviluppo della filiera interna.

https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/02/03/news/ue_a_rischio_l_approvvigionamento_di_materie_critiche_al_2030-425135508/?ref=-BH-I0-P-S1-T1