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La Commissione europea si prepara a presentare proposte, nel 2026, nel segno della «costruzione di un’Europa indipendente», come chiarito nel programma di lavoro per l’anno appena iniziato (COM(2025)870).

Intanto, gli Stati, nel corso del 2026, sono tenuti a fare i compiti, ad attuare numerosi regolamenti e a recepire direttive Ue con effetti ad ampio raggio, che vanno dalla sostenibilità alla tutela dei diritti dei consumatori, dalla parità di genere ai maggiori obblighi per le aziende malgrado, con i sei pacchetti Omnibus già approvati, Bruxelles abbia spinto il freno sugli obiettivi del Green Deal, anche se non ancora però imboccato la strada della deregulation.

Le autorità nazionali dovranno procedere, tra gli altri atti, a recepire la direttiva 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia (case green) applicabile dalla data del 29 maggio 2026 che, da un lato, rappresenta un’opportunità per il miglioramento dell’ambiente e per la riqualificazione degli edifici, con la drastica riduzione delle emissioni, attraverso un boom di ristrutturazioni ma, dall’altro l’altro, preoccupa per i costi di attuazione.

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A tinte verdi anche la direttiva 2024/1799 recante norme comuni che promuovono la riparazione dei beni da recepire entro il 31 luglio 2026 e il regolamento 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio da mettere in campo entro il 12 agosto 2026. Sempre nell’ambito del Green Deal, gli Stati dovranno recepire la direttiva 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell’informazione. Il focus, in questo caso, è soprattutto la lotta al greenwashing nel contesto delle pratiche commerciali sleali con un rafforzamento della trasparenza delle informazioni e un freno più incisivo rispetto al passato rispetto alle informazioni ingannevoli, tra le quali vi sono quelle che presentano false caratteristiche ambientali.

Le imprese, intanto, dovranno fare i conti con il regolamento 2024/3234 che ha modificato il 2023/1115 sulla messa a disposizione sul mercato dell’Unione e all’esportazione dall’Unione di determinate materie prime e determinati prodotti associati alla deforestazione e al degrado forestale che ha stabilito un rinvio nell’applicazione delle regole ora fissata al 30 dicembre 2025 per i grandi operatori e commercianti e al 30 giugno 2026 per micro e piccole imprese.

Non solo sostenibilità. Entro il 7 giugno 2026, dovrà essere recepita la direttiva 2023/970 volta a rafforzare l’applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.

Novità anche sul fronte della responsabilità per danno da prodotti difettosi con la direttiva 2024/2853 che abroga la 85/374, da trasporre nell’ordinamento interno entro il 9 dicembre 2026 (già inclusa nella legge di delegazione europea 2025).

Sul piano dello Stato di diritto, entro la data del 7 maggio 2026, gli Stati membri dovranno adottare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva 2024/1069 sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica da domande manifestamente infondate o procedimenti giudiziari abusivi. Si tratta di un testo di grande importanza anche perché è il primo atto vincolante adottato sul piano internazionale ed europeo che fissa strumenti comuni per gli Stati rivolto a frenare le azioni legali strategiche tese a bloccare la partecipazione pubblica (Strategic lawsuits against public participation, SLAPP). Il testo imporrà cambiamenti anche sul piano procedurale perché nel caso in cui sia avviato un procedimento giudiziario abusivo legato alla partecipazione pubblica, il giornalista o attivista citato in giudizio potrà chiedere che venga versata una cauzione o che il giudice proceda al rigetto anticipato della domanda. Previste sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive sulla parte che ha avviato l’azione bavaglio.

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