Nel 2014 oltre il 28% dei clienti domestici dell’elettricità si trova sul mercato libero, ma qui i prezzi continuano a essere più alti rispetto alla “tutela” di circa il 19% per la sola componente “materia prima energia”. Nel gas il 32% circa dei clienti civili si trova sul mercato libero, ma il servizio di tutela ancora appare più vantaggioso per i clienti domestici. Per l’Autorità dell’energia la prospettiva da seguire è dunque quella di una riforma della tutela con un graduale alleggerimento e non con una “rottamazione a data fissa”.
L’ottica è quella di superare la tutela con gradualità – l’Autorità parla di “tutela 2.0 liquida” – con una scomparsa del controllo di prezzo e con il mantenimento delle tutele non di prezzo e di un servizio universale che consenta di mantenere vivo un servizio essenziale. Il quadro viene dalla Relazione annuale dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, presentata oggi a Roma dal presidente Guido Bortoni. Dai dati emerge che il passaggio al mercato libero nell’elettricità e nel gas è in aumento ma i prezzi sono ancora, in media, più alti rispetto al mercato tutelato. Nel 2014 oltre 3,5 milioni di clienti, pari al 9,6%, ha cambiato fornitore nell’elettricità almeno una volta durante l’anno; il segmento più dinamico rimane quello della media tensione con un tasso di switching del 28,7%. Consistente lo spostamento dei consumatori domestici verso il mercato libero: l’8,1% nel 2014 ha cambiato fornitore (era il 7,4% nel 2013). In totale i clienti domestici sul mercato libero dell’elettricità sono il 28,3% contro il 24% del 2013. Per i domestici, però, il mercato libero presenta ancora prezzi più alti rispetto alla tutela, con un differenziale del 19% in più per quanto riguarda la sola componente “materia prima energia”. Il mercato libero è invece più conveniente per i clienti non domestici in bassa tensione, quindi negozi e piccole imprese (meno 4,5%).
Nel settore gas, nel 2014 ha cambiato fornitore il 6,2% dei clienti domestici (era il 5,5% nel 2013). Il totale dei clienti gas civili (domestici più terziario) presente sul mercato libero è del 31,9%, il 28% per quanto riguarda i soli clienti domestici. Sul versante prezzo, il mercato libero è più conveniente per le attività di servizio pubblico e il commercio, mentre per i clienti domestici ancora risulta più vantaggioso il mercato tutelato.
Se si guarda ai prezzi, emerge che nel settore dell’elettricità le famiglie con consumi medio bassi pagano meno della media europea, ma i prezzi sono invece più elevati per le altre classi di consumo. Così i clienti domestici con consumi medio bassi (fino a 2500 kwh/a) nel 2014 hanno pagato prezzi dell’energia elettrica inferiori alla media dell’Unione europea del 16% per le classi di consumo minime e dell’8% per quelle comprese fra 1000 e 2500 kwh/a mentre per tutte le altre fasce di consumo i prezzi italiani risultano più alti della media dell’area euro: per la classe di consumo intermedia (fra 2500 e 5000 kwh/a) il prezzo al netto delle imposte è più alto del 9% rispetto alla media dell’area euro e del 10% al lordo delle imposte. Per l’Autorità a pesare è la progressività delle tariffe, ambito in cui con la legge delega di recepimento della direttiva europea sull’efficienza energetica il legislatore “ha indicato l’obiettivo di superare la progressività delle tariffe di rete domestiche”. Sul versante gas, nel 2014 i prezzi del gas per i consumatori domestici italiani risultano più alti della media dei prezzi dell’area euro per tutte le classi di consumo, a eccezione del prezzo netto per la classe a maggiori consumi. Per la fascia di consumo intermedia (525,36-5.253,6 m³/anno) i differenziali sono pari a più 6% e più 15% (rispettivamente al netto e al lordo delle imposte). E il peso della componente fiscale sul prezzo netto è il più elevato fra i principali paesi europei.
L’Autorità ha competenza anche sull’acqua. E qui non può non registrare che rimangono significative carenze infrastrutturali , anche se “sembrano essersi create – ha detto il presidente dell’Autorità – le condizioni favorevoli per una rinnovata stagione di investimenti nel settore”. Nel 2015 la tariffa media dell’acqua è aumentata del 4,5% mentre sono stati attivati investimenti per circa 5,5 miliardi di euro per il periodo 2014-2017. Con un metodo omogeneo in tutta Italia, ricorda ancora l’Autorità, sono state approvate le tariffe 2014-2015 per oltre 1700 gestioni che interessano 49 milioni di italiani, pari all’83% della popolazione .
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