Da un lato ci sono mercati finanziari sempre più complessi, con opportunità di risparmio, investimento, finanziamento e assicurazioni crescenti e complicate. Dall’altro ci sono gli investitori, i cittadini, i consumatori, le famiglie, in parte ignari delle implicazioni legate alle loro scelte finanziarie e sicuramente alle prese con un gap di informazioni consistente. E c’è da considerare che “l’odierna crisi economica ha posto in luce il deficit di Educazione finanziaria che affligge gran parte dei paesi”.
È quanto si legge nel progetto di ricerca “L’educazione finanziaria: cultura, pianificazione e futuro”. realizzata dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e presentata durante il convegno “Educazione finanziaria e non solo” organizzato a Roma da Consumers’ Forum. L’associazione ha riunito intorno al tavolo Banca d’Italia, Consob, Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio, imprese bancarie e finanziarie per parlare di educazione finanziaria e fare il punto sulle iniziative finora attuate. Tante, sottolinea Consumers’ Forum, ma spesso lasciate alla buona volontà dei singoli soggetti.
Per questo l’associazione lancia una proposta: realizzare una cabina di regia indipendente dove, dopo l’azione di monitoraggio avviata, si coordinino le diverse iniziative per renderle più efficaci e omogenee.
Negli ultimi anni si è assistito a una crescita degli strumenti finanziari e all’aumento delle opportunità di investimento. Tuttavia, evidenzia la ricerca sull’educazione finanziaria, “la capacità del singolo di comprendere i meccanismi finanziari, come pure di raccogliere ed elaborare le informazioni, non si è evoluta negli anni con la stessa rapidità con cui è cresciuto il mercato e la relativa offerta, dando così luogo ad un vero e proprio gap tra i requisiti di conoscenza finanziaria necessari all’investitore per orientarsi nella gestione del proprio patrimonio e la sua effettiva capacità di prendere la decisione finanziaria più opportuna”. In ballo c’è la capacità del cittadino-consumatore-investitore di fare scelte consapevoli in materia economico-finanziaria, come quelle di scegliere prodotti adeguati alla propria posizione economica. “L’educazione finanziaria – scrivono i ricercatori di Tor Vergata – diviene oggi conoscenza indispensabile di ciascun cittadino, quale strumento fondamentale per muoversi con consapevolezza nei mercati finanziari e dunque per affrontare le necessità della vita”.
L’educazione finanziaria si pone inoltre anche come “un forte contrappeso rispetto al fenomeno dell’esclusione finanziaria che oggi minaccia ampie fasce di popolazione”. Ci sono infatti cittadini che hanno difficoltà ad accedere e usare una serie di servizi finanziari. Ci può essere esclusione dal servizio bancario: riguarda i cosiddetti soggetti unbanked, ossia privi di conto bancario, impossibilitati a ricevere servizi quali riscossione stipendi, incasso di assegni o, nel caso degli immigrati, inviare rimesse. Ci può essere esclusione rispetto ai prodotti di risparmio; esclusione dal credito (con la possibile conseguenza del ricorso a fonti di credito alternative o illegali, quale l’usura); esclusione in campo assicurativo (“Quest’ultima ipotesi trova la propria causa nella sempre maggiore precarietà del sistema di welfare, sia europeo che nazionale, che ha comportato la progressiva necessità di ricorrere a forme assicurative previdenziali come quelle sanitarie o integrative della pensione”). Come si legge nella ricerca universitaria, “l’educazione finanziaria è uno strumento essenziale per contrastare le forme di esclusione economica e sociale, in quanto una cultura finanziaria accessibile a tutte le categorie è un beneficio per la società nel suo complesso, giacché riduce i rischi di esclusione ed incoraggia i consumatori a pianificare e risparmiare, contribuendo anche così a evitare il sovra-indebitamento”.
L’obiettivo principale dell’educazione finanziaria è quindi quello di supportare i cittadini nelle attività di pianificazione economica della loro vita: la protezione, l’investimento (con particolare attenzione alla pericolosità e al rischio di indebitamento), e il risparmio. La ricerca universitaria auspica dunque che “la riconosciuta importanza dell’educazione economica a livello internazionale sia oggi un nuovo stimolo per accelerare l’introduzione, anche nel nostro Paese, di una specifica disciplina che determini le linee guida di un programma nazionale italiano di Educazione finanziaria”. L’ulteriore ritardo, concludono i ricercatori, potrà solo danneggiare i giovani e le fasce sociali meno abbienti. Dice Gaia Cocciarelli, che ha curato la ricerca: “L’educazione finanziaria non è un obbligo, è un diritto”.
Cosa fare per coordinare le iniziative presenti? Per Fabio Picciolini, presidente di Consumers’ Forum, i passi fondamentali sono il monitoraggio delle iniziative esistenti; la predisposizione di un portale o di una piattaforma per il confronto anche fra formatori; la realizzazione di una cabina di regia con gli stakeholder; la creazione di un “polmone finanziario” da utilizzare per la realizzazione delle iniziative; e, ultimo passo, la segnalazione al legislatore – perché i progetti di legge finora presentati “sono fatti male”. Sostiene Picciolini: “La conoscenza è fondamentale per migliorare la pianificazione economica per la famiglia e tutelarne la ricchezza finanziaria. Pianificazione che però non è una e per sempre. Esiste una pianificazione che inizia in età scolare, una nel momento dell’allontanamento dall’abitazione familiare, del primo lavoro, della costituzione di una famiglia propria e una conclusiva nel momento della pensione. Per superare le differenze e integrare le varie attività fino ad ora messe in campo, in tema di educazione finanziaria, tenuto anche conto che l’istruzione non è competenza dell’Unione europea ma responsabilità dei singoli Stati membri, è utile riproporre una attività legislativa, o quant’altro possa essere utile, che preveda una piattaforma che coinvolga tutti, dal sistema bancario alle istituzioni, dalle associazioni dei professionisti alle rappresentanze dei consumatori, con iniziative di educazione permanente. Una cabina di regia che consentirebbe di coordinare le varie iniziative in essere e di predisporre programmi di attività pluriennali”.
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