News

professioniInnovative, internazionalizzate, aggregate in rete, con performance di fatturato superiori alla media di settore e, soprattutto, in grado di finanziarsi attraverso canali alternativi al credito bancario. Questo l'identikit di un gruppo di imprese di piccole e medie dimensioni che, secondo la Relazione annuale del Garante delle Micro, Piccole e Medie imprese (MPMI), sta facendo da traino al "rinnovamento" e alla riforma del nostro sistema produttivo.

 

Il tutto, nonostante il contesto di mercato difficile, seppur in fase di miglioramento grazie ai recenti interventi macro su costo dell'energia, cambio euro-dollaro e programma europeo di nuovi investimenti. Sono imprese, si legge nel documento trasmesso dal Garante al Presidente del Consiglio, che, se adeguatamente supportate da strumenti di policy, sia con riferimento a quelle avviate negli ultimi anni (politiche industriali, politiche fiscali e creditizie, oltre naturalmente agli interventi contenuti nella riforma del mercato del lavoro), sia in relazione a quelle che si stanno mettendo in campo, sono in grado di generare un impatto positivo sulla crescita del Paese.

Quali i numeri? Oltre 190.000 MPMI si internazionalizzano (le stime per il 2016 ne indicano circa 211.000) e affrontano la crisi con una strategia più aggressiva e non difensiva. Nella Relazione vengono citate inoltre le oltre 13.000 imprese estere localizzate in Italia, di cui 12.500 (il 94% del totale) sono MPMI che vedono il nostro Paese come una opportunità, alimentando e sostenendo le nostre filiere produttive; le circa 3.500 medie imprese con fatturato compreso tra 15 e 330 milioni e con livelli di produttività superiori alle analoghe presenti nei principali paesi europei (Germania, Regno Unito, Spagna). All'interno di questo gruppo, il c. detto "Quarto capitalismo", le 2.050 società che eccellono nelle loro nicchie di mercato e riescono a competere ai livelli più alti sul fronte internazionale, considerate il vero motore dello sviluppo italiano. Ci sono poi le 3.300 imprese start up innovative e le imprese "diversamente" finanziate che hanno trovato alternative al capitale di debito di origine bancaria: 57 imprese quotate su AIM di Borsa italiana di cui 22 IPO nel 2014; 92 operazioni di Mini-bond e più di 200 operazioni di Venture Capital nel 2014.

Dal documento trova conferma come la domanda estera sia stata l'unica componente della domanda aggregata a registrare in questi ultimi anni dei valori positivi e a sostenere il PIL. La presenza sui mercati esteri si è rivelata dunque una strategia vincente, un traguardo vitale di molte piccole imprese che necessitano però di maggiori informazioni, di più sostegno manageriale, di più efficaci forme di accompagnamento, di maggiori strumenti finanziari. In questo scenario, appaiono quattro le aree prioritarie su cui è necessario continuare a puntare in maniera incisiva: aggregazione di impresa; innovazione e tecnologia; internazionalizzazione; finanza per le MPMI.

Sono inoltre due le ulteriori priorità su cui la Relazione consiglia di porre particolare attenzione: le opportunità legate all'economia digitale ed al canale e-commerce e lo sviluppo professionale e della managerialità.

La percentuale di piccole imprese digitalizzate che intrattengono relazioni con l'estero è quattro volte superiore a quella delle aziende non digitalizzate; inoltre le MPMI attive su internet sono più produttive ed assumono più persone di quelle non attive sul web. Eppure, la diffusione dell'acquisto di beni e servizi in rete si aggira intorno al 20% in Italia (a fronte del 47% medio dell'UE), mentre solo il 5% delle nostre MPMI non finanziarie vende in rete (a fronte del 14% europeo).