Accordo raggiunto su Basilea 3

Ad aprile 2013 è stato raggiunto l'accordo definitivo sul riesame della direttiva sui requisiti patrimoniali, Basilea 3. Con l'espressione Basilea 3 si indica un insieme di provvedimenti approvati dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 con l'intento di perfezionare la preesistente regolamentazione prudenziale del settore bancario, l'efficacia dell'azione di vigilanza e la capacità degli intermediari di gestire i rischi che assumono. Le regole di Basilea sono state disegnate per stabilizzare il mondo finanziario, imponendo ai suoi protagonisti delle corrette pratiche in termini di capitalizzazione, di gestione del rischio e di liquidità, condizionano fortemente i loro impieghi verso l'economia reale e quindi anche aziende e cittadini. Alle banche Basilea 3 chiede garanzie su capitale e liquidità.
Vengono imposte delle soglie minime di capitale per evitare che shock finanziari mettano le banche in ginocchio (riflettendosi sull'intero sistema). Il common equity, ossia le azioni ordinarie più le riserve dunque la componente di massima qualità del patrimonio di una banca, deve essere pari ad almeno il 4,5% degli attivi ponderati per il rischio, ossia dei prestiti effettuati per un coefficiente che cambia a seconda della loro rischiosità. Un prestito a un'impresa è, infatti, in genere più rischioso di un prestito a uno Stato o a una famiglia. Lo scopo della regola è quello di fare in modo che, se alcuni prestiti della banca cadono in sofferenza o non vengono restituiti, l'istituto abbia del capitale sempre libero per far fronte alle perdite. A questa quota del 4,5% si aggiunge una quota del 2,5%, il cosiddetto cuscinetto di protezione (ne è previsto ancora un altro cuscinetto dello 0-2,5% del capitale).

C'è poi la parte sulla liquidità. Il nuovo quadro normativo prevede un liquidity coverage ratio (LCR) capace di coprire la liquidità della banca per 30 giorni, affinché l'istituto risulti più solido. Al fine di garantire un adeguato flusso di credito alle PMI nel difficile contesto economico attuale, le nuove regole introdurranno una riduzione dei requisiti patrimoniali per le esposizioni delle banche verso le PMI mediante l'applicazione di un fattore di sostegno dello 0,76. Ciò fornirà agli enti creditizi un incentivo adeguato ad aumentare la disponibilità di credito per le PMI. Le nuove regole comunque avranno un'applicazione graduale (entreranno in vigore il 1° gennaio 2014) fino al 2019 con l'obiettivo di mitigarne gli effetti sull'economia reale. Le conseguenze di queste regole, che spaziano anche alla gestione interna del rischio, a norme sulla separazione tra trading proprietario e attività di banca commerciale, alla catalogazione dei veicoli fuori bilancio, possono essere molto forti. Ad esempio un'applicazione soft potrebbe andare a sfavore delle banche italiane e degli istituti che si sono di recente rafforzati contro situazioni avverse nei mercati, mentre banche "meno virtuose" potrebbero trarne un vantaggio competitivo. Ci sono questioni ancora aperte a livello internazionale: la definizione delle discrezionalità nazionali; la necessità di standard tecnici e regolamentari che assicurino un piano di gioco livellato; l'individuazione dei tempi di implementazione lasciati alle banche dopo l'approvazione definitiva del pacchetto e la sua contestualizzazione nel più ampio obiettivo dell'Unione Bancaria.

 


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