Domenico Gammaldi
Direttore Superiore - Servizio Supervisione sui mercati e sul sistema pagamenti Banca d'Italia

Le mie riflessioni partono da una recente ricerca dell’Eurosistema che stima in circa  130 miliardi il costo sociale dei sistema dei pagamenti, pari all'1 per cento del PIL; la metà di questi costi sono legati a quelli per l’effettuazione di pagamenti in contante per i profili di sicurezza e di movimentazione che comportano in tutta la filiera del pagamento; aspetti spesso sottovalutati dal consumatore. La stessa ricerca rileva che il costo per la singola transazione di pagamento è minore nei paesi in cui vi è una più ampia diffusione degli strumenti di pagamento elettronici.
I dati confermano quindi che l’efficienza complessiva dell’industria dei pagamenti, misurata in termini di costo, è strettamente legata alle economie di scala connesse all’utilizzo di strumenti elettronici; è questo un primo dato che dovrebbe aver presente il “consumatore consapevole”.
I dati per il nostro paese, di prossima diffusione, confermano le valutazioni complessive a cui perviene lo studio europeo, ma prospettano un percorso di cambiamento nelle abitudini di pagamento dei consumatori molto arduo.

Difatti se in Europa un consumatore effettua in media 188 pagamenti non in contanti, per l'Italia questo dato e pari a 68, dietro di noi vi sono solo Grecia, Romania e Bulgaria; in termini di valori per il 2011 per ogni carta si è rilevato un prelievo medio di  2500 euro a fronte di pagamenti per 2000 euro.

Una valutazione dell’utilizzo efficiente delle carte nel confronto europeo può condursi raffrontando il “cash-card ratio” (totale prelievi contante ATM su totale prelievi ATM più pagamenti con POS, che misura la diffusione dell’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronici nelle abitudini di pagamento del consumatore) ed il numero di pagamenti per ciascun POS; in questo confronto il nostro paese si colloca nel quadrante che possiamo classificare meno efficiente perché caratterizzato da basso numero di pagamenti e più elevato cash-card ratio a conferma della predominanza di prelievi di contante. Anche l’importo medio dei prelievi di contante che in Italia è di 180 euro è più elevato (64%) rispetto alla media europea.
Questi dati non sono peraltro ascrivibili ad una scarsa diffusione delle carte, che negli ultimi anni hanno avuto una crescita costante, o al numero dei POS installati, la cui diffusione è in linea con quella che si osserva in altri paesi.
Il consumatore coglie l’opportunità offerta dallo strumento per prelevare i contanti in un arco temporale non legato alla disponibilità dello sportello bancario ma mostra ancora vischiosità nell’abbandonare la “fisicità” nei pagamenti per motivazioni che possono ascriversi ai temi della sicurezza o dell’accettazione da parte degli esercenti e della Pubblica Amministrazione, ancora fortemente legata all’utilizzo del contante e di strumenti non elettronici nei rapporti con il cittadino.

La riluttanza all’accettare per i pagamenti le carte è confermata anche da analisi del cash-card ratio per aree geografiche e comparti merceologici da cui risulta positivamente correlato con il basso grado di penetrazione dei POS presso alcuni settori di attività e le piccole imprese.
Nel percorso di avvicinamento ad un utilizzo più diffuso degli strumenti di pagamento elettronici un ruolo importante può svolgerlo la regolamentazione; il decreto SalvaItalia va in questa direzione laddove pone il divieto ai pagamenti in contanti superiori a mille euro ed introduce il c.d. “conto di base” per consentire a tutti l’accesso ai servizi bancari essenziali che, al ricorrere di particolari condizioni, possono essere azzerati; alcune caratteristiche previste per il conto, in ordine alla numerosità dei prelevamenti presso banche diverse dalla propria, tendono ad evitare lo snaturamento del divieto di pagamenti superiori ai mille euro da parte della Pubblica Amministrazione posto per ridurre l’utilizzo del contante e contestualmente favorire l’ampliamento dei pagamenti elettronici.   

Nella stessa direzione si muovono le previsioni del recente Decreto Sviluppo Bis che prevede, entro il 2014, l’obbligo di accettazione degli strumenti elettronici per i pagamenti sia alla PA sia, al superamento di soglie da individuare, ai privati.

Sulla diffusione degli strumenti di pagamento alternativi al contante pesa anche la percezioni dei consumatori della sicurezza di questi strumenti. Su questo aspetto i dati sulle frodi per l’utilizzo delle carte sono rassicuranti e l’impegno delle istituzioni per rafforzare i presidi di sicurezza è costante. A livello europeo le autorità di vigilanza bancaria e di sorveglianza sul sistema dei pagamenti hanno costituito il SecuRePay, un forum di cooperazione volto ad approfondire le questioni di rilievo in materia di sicurezza dei pagamenti elettronici al dettaglio nella UE. Il mandato è di sviluppare un corpus di conoscenze in materia condiviso tra le autorità partecipanti ed emanare Raccomandazioni per le aree di maggiore rilevanza. I primi lavori hanno portato all’emanazione di Raccomandazioni per la sicurezza dei pagamenti via Internet, nei prossimi mesi si concluderanno i lavori per individuare i presidi di sicurezza per i pagamenti che si avvalgono della tecnologia NFC degli smartphone, la nuova frontiera per i pagamenti.
Concludendo possiamo quindi richiamare alcune “consapevolezze”: il contante costa, gli strumenti di pagamento elettronici sono più efficienti e vi è il costante impegno delle autorità per favorirne la loro diffusione definendo un quadro di riferimento a presidio della sicurezza.

 



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