Corruzione, cosa fa l’Italia per combattere il fenomeno? Se lo chiede l’Europa

A che punto è la lotta alla corruzione in Italia? Negli ultimi vent’anni, nel nostro Paese, parlare di lotta alla corruzione significava parlare di strategia di repressione, con la Corte dei Conti che ogni anno presentava numeri da capogiro, puntando il dito contro intere fette della società corrotte. Evidentemente questo non è bastato a limitare il fenomeno, tanto che la quasi totalità dei cittadini italiani (il 97% secondo un Eurobarometro del 2013) ritiene che la corruzione sia un fenomeno dilagante in Italia (contro una media europea del 76%) e il 42% afferma di subire personalmente la corruzione nel quotidiano (contro una media UE del 26%). Per 9 italiani su 10 corruzione e raccomandazioni sono spesso il modo più semplice per accedere a determinati servizi pubblici (la media UE è al 73%). Dal sondaggio emerge chiaramente quanto sia diffusa la mancanza di fiducia nelle istituzioni pubbliche: al primo posto, nella classifica della sfiducia, ci sono i partiti politici, seguono i politici nazionali, regionali e locali e i funzionari responsabili dell’aggiudicazione degli appalti pubblici e del rilascio delle licenze edilizie. Solo il 27% del campione ritiene che il numero di reati di corruzione indagati e accertati sia sufficiente a scoraggiare condotte corruttive attive o passive. Al di là della forte percezione, solo il 2% degli italiani afferma di essere stato oggetto di richieste o di aspettative di tangenti nell’ultimo anno (contro una media UE del 4%).
“Dai rapporti del GRECO (Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione) e dell’OCSE si evince che le carenze esistenti nell’ambito penale contribuiscono alla percezione di un clima di quasi impunità e ostacolano l’efficacia dell’azione di contrasto e l’accertamento dei casi di corruzione” si legge nella Relazione della Commissione Europea al Consiglio e al Parlamento sulla lotta alla corruzione in Italia. “Tra gli aspetti più preoccupanti del fenomeno, nel nostro Paese, ci sono i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese, come testimonia l’elevato numero di indagini per casi di corruzione, a livello sia nazionale che locale” (vedi casi Expo e Mose). Uno studio del 2010 a cura del Center for the Study of Democracy considera il caso italiano tra i più esemplari per capire quanto stretti siano i legami tra criminalità organizzata e corruzione.
Secondo lo studio è soprattutto la corruzione diffusa nella sfera sociale, economica e politica ad attrarre i gruppi criminali organizzati e non la criminalità organizzata a causare la corruzione. Secondo i procuratori italiani, i legami tra mafia e corruzione sono tuttora evidenti, anche nelle Regioni non originarie dei gruppi criminali organizzati.
La corruzione non danneggia solo il cittadino, ma anche il tessuto imprenditoriale: il 92% delle imprese italiane ritiene che favoritismi e corruzione impediscano la concorrenza commerciale in Italia (contro una media UE del 73%), il 90% pensa che corruzione e raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a determinati servizi pubblici (contro una media UE del 69%), e per il 64% le conoscenze politiche sono l’unico modo per riuscire negli affari (contro una media UE del 47%). Secondo il Global Competitiveness Report 2013-2014, la distrazione di fondi pubblici dovuta alla corruzione, il favoritismo dei pubblici ufficiali e la perdita di credibilità etica della classe politica agli occhi dei cittadini sono le note più dolenti della governance in Italia.
Impatto stimato della corruzione. Secondo le stime della Corte dei conti, i costi diretti della corruzione ammontano a 60 miliardi di euro l’anno (pari a circa il 4% del PIL). Nel 2012 e nel 2013 il presidente della Corte dei conti ha espresso preoccupazione per l’impatto della corruzione sull’economia nazionale, già colpita pesantemente dalla crisi economica. Ma ci sono anche i costi indiretti (derivanti dai ritardi amministrativi, dal cattivo funzionamento dei pubblici uffici, dall’inefficienza o dall’inutilità delle opere e dei servizi pubblici, dalla perdita di competitività, dal calo degli investimenti), che pesano ancora di più, come ha fatto notare la commissione di magistrati ed esponenti del mondo accademico creata ad hoc dal Governo Monti per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione. Per le grandi opere pubbliche i costi indiretti sono stimati attorno al 40% dei costi dell’appalto. Secondo alcuni studi sullo sviluppo dell’economia sommersa, la percentuale in Italia raggiungeva il 21,5% del PIL nel 2012.

 


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