Whistleblowing, un protocollo Anac tutela il dipendente che segnala gli illeciti

La legge anticorruzione introduce per la prima volta disposizioni sulla tutela del dipendente pubblico che segnala condotte illecite, diffamazione o violazione della vita privata. Le denunce sono rivolte al superiore gerarchico, all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti. L’identità del segnalante non può essere rivelata senza il suo consenso. “Queste disposizioni hanno però un carattere piuttosto generico e non esaustivo, poiché non coprono tutti gli aspetti della segnalazione o tutti i tipi di tutela da concedere in queste circostanze – scrive la Commissione Europea nella sua Relazione sulla lotta alla corruzione in Italia Non è inoltre contemplato il whistleblowing nel settore privato. Per la piena funzionalità del dispositivo di tutela dei segnalanti, sono ancora necessarie altre misure, tra cui precisazioni sui canali di segnalazione, dispositivi di protezione e campagne di sensibilizzazione”. Di recente è nato il portale italiano di Alac, il sistema per segnalare casi di corruzione, promosso da Transparency International, organizzazione no profit presente in più di 80 Paesi nel mondo. L’indirizzo è www. transparency.it/alac: il sito permette di segnalare in forma anonima casi di corruzione e fornisce assistenza su come comportarsi e chi contattare. Il servizio italiano, che si intitola ”Allerta anticorruzione Alac”, fa parte del progetto Speak Up cofinanziato dal Programma per la prevenzione e il contrasto della criminalità dell’Unione europea. E a fine ottobre, l’Anac ha aperto un canale privilegiato a favore di chi, per segnalare gli illeciti, scelga di rivolgersi all’Autorità e non alle vie interne stabilite dalla Pubblica Amministrazione di appartenenza.
È stato istituito un protocollo riservato dell’Autorità, in grado di garantire la necessaria tutela del pubblico dipendente: saranno assicurati la riservatezza sull’identità del segnalante e lo svolgimento di un’attività di vigilanza, al fine di contribuire all’accertamento delle circostanze di fatto e all’individuazione degli autori della condotta illecita. Quest’attività consentirà all’Autorità di valutare la congruenza dei sistemi stabiliti da ciascuna Pubblica Amministrazione a fronte delle denunce del dipendente con le direttive stabilite nel Piano Nazionale Anticorruzione ed evitare, in coordinamento con il Dipartimento per la funzione pubblica, il radicarsi di pratiche discriminatorie nell’ambito di eventuali procedimenti disciplinari. L’indirizzo mail per le segnalazioni è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
E presto questa mail potrà raccogliere anche le segnalazioni provenienti dalle Università italiane, grazie ad un accordo con Libera che ha lanciato qualche giorno fa una petizione-appello affinché i Rettori dei 66 atenei pubblici italiani favoriscano le denunce protette e creino un contatto diretto con l’Autorità nazionale anticorruzione per la registrazione delle segnalazioni. Anche l’orizzonte universitario del nostro Paese, infatti, non brilla per trasparenza: Transparency International, nel suo ultimo report sull’educazione scolastica, riporta il caso italiano come esempio di radicato familismo all’interno degli atenei. Una ricerca italiana focalizzata sul decennio 2000-2010 ha scoperto, su 57 Università, 18 casi di assunzione o promozione all’interno degli Atenei di parenti di un Rettore o di un preside di Facoltà. Dati sottostimati, secondo i ricercatori, perché non tengono conto dei molti casi in cui i soggetti riescono a fare assumere coniugi e parenti prima ancora di assumere le cariche più alte dell’Ateneo. Il coordinatore nazionale di Libera Enrico Fontana ha spiegato: “Le università devono concedere una protezione efficace a chi denuncia episodi d’illegalità che avvengono al loro interno, incoraggiando la segnalazione di pratiche illegali e predisponendo massime tutele per chi ha il coraggio di parlare”. La campagna, promossa da Libera e Gruppo Abele, è sostenuta anche da Cgil, Cittadinanzattiva, LINK Coordinamento universitario, Unione degli Studenti, Rete della Conoscenza, Forum Nazionale Giovani, Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, Movimento Studenti di Azione Cattolica e Federazione Universitaria Cattolica Italiana.


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