Gioie e dolori dell’Autorità nazionale anticorruzione

Nata  come  Civit  (Commissione  indipendente  per la trasparenza delle amministrazioni pubbliche), a marzo 2014 la struttura è stata trasformata in Autorità indipendente anticorruzione (Anac), con a capo il magistrato Raffaele Cantone: un passaggio legato a parametri richiesti a livello internazionale, sancito dal decreto “Del Fare”. A giugno un altro passaggio ha accentrato in capo all’Anac le funzioni di vigilanza sui contratti pubblici e prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione: con il decreto legge n. 90 sulla riforma della PA, il Governo ha trasferito all’Anac anche le competenze dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp), nominando lo stesso Cantone a Commissario straordinario dell’Avcp. Entro il 31 dicembre 2014 Cantone dovrà presentare al Presidente del Consiglio dei Ministri un piano per la definitiva soppressione dell’Avcp e per il relativo trasferimento di funzioni e competenze, così come definiti dal Codice dei contratti pubblici, ovvero:

  • vigilanza sul rispetto delle regole della concorrenza e dei principi di correttezza e trasparenza delle procedure di gara, nonché di economica ed efficiente esecuzione dei contratti;
  • segnalazione al Governo e al Parlamento dei fenomeni particolarmente gravi di inosservanza o di applicazione distorta della normativa sui contratti pubblici;
  • proposte al Governo delle modifiche occorrenti in relazione alla disciplina sui contratti pubblici;
  •  accertamenti ispettivi;
  • erogazione di sanzioni pecuniarie ed interdittive. Strategico  il  trasferimento  all’Anac  delle  funzioni di gestione della Banca dati nazionale sui contratti pubblici (BDNCP) istituita nel 2012 in seno all’Avcp come unica banca dati centralizzata di tutti i dati concernenti  le  Amministrazioni  aggiudicatrici,  le  gare d’appalto  indette  da  ciascuna  Amministrazione,  le imprese concorrenti, i contratti stipulati. Ma il sistema degli appalti pubblici va rinnovato e per questo si attende il recepimento delle nuove Direttive Comunitarie sui contratti pubblici varate quest’anno.

L’Anac valuta performance e trasparenza delle amministrazioni pubbliche e ha compiti di prevenzione della corruzione. Prevenzione che si gioca soprattutto sulla trasparenza: tutti gli enti pubblici devono dotarsi di un responsabile anticorruzione e devono adottare un piano triennale di prevenzione della corruzione che entro il 31 gennaio 2014 doveva essere inviato all’Anac  (molti  gli  inadempienti,  soprattutto tra  gli enti più grandi). Dai Comuni ai Ministeri, sono circa
20.000 gli enti che fanno riferimento all’Anac, tra enti centrali, territoriali, scuole, Asl, società economiche partecipate; escluse le partecipate quotate in Borsa, la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti e alcune agenzie fiscali. Il budget dell’Anac è composto da fondi statali pari a 4,5 milioni l’anno. Il governo indica i nomi dei commissari, che devono poi essere validati dalle commissione Giustizia e Affari costituzionali, quindi con procedura parlamentare.
I punti deboli. Il vero aspetto di debolezza di questa Authority è il versante repressivo: non è chiaro chi debba iniziare la procedura sanzionatoria. L’Anac ha predisposto un piano nazionale anticorruzione, basato sulla valutazione del rischio di corruzione, che si concentra sulle misure preventive e di trasparenza all’interno della PA, includendo anche misure che facilitano l’individuazione di pratiche corruttive. Ha stabilito poi le linee guida a cui gli enti pubblici dovrebbero uniformarsi: tra i parametri cardine, per esempio, la rotazione triennale dei dirigenti negli uffici sensibili, dall’ufficio gare all’ufficio acquisti. Fino a poco tempo fa l’ente che non ottemperava a quest’indicazione non rischiava nulla (l’ultimo rapporto Anac dava in regola solo il 20%). Ma il 30 settembre 2014 l’Anac ha pubblicato il Regolamento per l’esercizio del potere sanzionatorio per l’omessa adozione dei Piani Triennali di prevenzione della corruzione, dei Programmi triennali di trasparenza, dei Codici di comportamento. L’Autorità applica una sanzione amministrativa tra i 1000 euro e i 10.000 euro al soggetto che omette l’adozione di queste misure.
Resta qualche lacuna a livello di amministrazione locale. Il Rapporto del 2012 della commissione per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella PA individua proprio nelle amministrazioni locali uno dei principali fattori di rischio, soprattutto per quanto riguarda i legami tra amministrazione e politica (in particolare in materia di pianificazione urbanistica) e tra amministrazione e settore privato (maggior ricorso all’esternalizzazione e alle procedure negoziate per effetto della crisi), e alla mancanza di chiarezza nella ripartizione delle competenze tra i vari livelli di Governo. La commissione ha proposto una serie di misure correttive: definire chiaramente le competenze tra consigli regionali e enti amministrativi, garantire maggiore trasparenza e disciplina nell’attuazione delle procedure amministrative, potenziare i meccanismi di controllo interno e dare priorità ai settori più a rischio, come la pianificazione urbanistica. La legge anticorruzione ha vietato, per esempio, i doppi incarichi per gli amministratori locali dando all’Anac il compito di valutare l’incompatibilità. Ma in caso di segnalazione può scattare al massimo un richiamo.


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