L’Italia non resta a guardare

Il presidente dell’Autorità per la privacy italiana, Antonello Soro, nella sua relazione annuale, non a caso intitolata “Big data e sorveglianza globale”, ha sottolineato come nella società digitale “tutto ruoti intorno alla profilazione, sempre più individualizzata e pervasiva” (siamo tutti perennemente connessi e perfettamente profilati, spesso inconsapevolmente). In questo contesto la tutela della privacy riveste un’importanza ancora più forte in quanto le grandi aziende hanno “un patrimonio informativo immenso” e questo attribuisce loro un grande potere, sottratto a regole democratiche. E se “il Datagate ha rappresentato un punto di non ritorno nel rapporto tra privacy e sicurezza”, per cui “difendere la privacy significa anzitutto difendere la libertà”, le attività di spionaggio informatico hanno messo in evidenza anche “l’intreccio pericoloso” che si può realizzare fra aziende digitali e spionaggio. Oggi il potere delle aziende è direttamente proporzionale al patrimonio informativo di cui dispongono, ma in mezzo ci sono i giganti della rete che tendono ad occupare, in modo sempre più esclusivo, ogni spazio di intermediazione tra produttori e consumatori, assumendo un potere (in primis quello di indirizzare le nostre decisioni) che inesorabilmente si traduce in forza politica, sottratta a qualunque regola democratica.

Per non parlare delle nuove forme di criminalità che maturano in rete, dal furto di identità alla più organizzata criminalità cibernetica: un’emorragia stimata in 500 miliardi di dollari l’anno tra identità violate, segreti aziendali razziati, portali messi fuori uso e moneta virtuale sottratta. Poi ci sono i casi sempre più frequenti di incitamento all’odio e di cyberbullismo, che colpiscono, dietro “l’infondata presunzione di anonimato”, le persone più vulnerabili: si tratta di fenomeni in cui la repressione non basta. Infatti l’attività del Garante è orientata a promuovere tra i giovani una cultura della “cittadinanza digitale”, che non li consideri solo come consumatori passivi di tecnologia, ma li incoraggi a comprendere gli effetti e i rischi di un uso troppo disinvolto o distorto della Rete. In questo la scuola svolge un ruolo centrale e Soro ha anche proposto di introdurre già dalle elementari l’educazione digitale come materia di studio: un’estensione dell’educazione civica, che dia una formazione appropriata dei profili etici e tecnici delle tecnologie digitali. Capitolo a parte per i social network, sul cui uso consapevole il Garante ha pubblicato la guida “Social Privacy – Come tutelarsi nell’era dei social network”: un vademecum con una serie di consigli e soluzioni per non cadere nei numerosi rischi che si celano dietro queste piattaforme.


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