Intervista a Paola Testori Coggi

Direttore generale per “Salute e consumatori” alla Commissione europea

Quel è il tema più importante oggi per la tutela dei consumatori?
Se dovessi indicare un tema su tutti, metterei l’accento sull’enforcement, cioè sul rispetto delle regole e delle leggi che già esistono in Europa, adottate in questi anni. Noi lavoriamo molto con le agenzie e i ministeri nazionali, coordinando azioni comuni che portino al raggiungimento di quest’obiettivo. In Italia, ad esempio, l’Antitrust è un buon guardiano per la protezione del consumatore, essendo una agenzia indipendente, che ha il potere di intervenire quando non si rispettano le leggi a tutela del consumatore e della concorrenza. Le recenti multe inflitte alle compagnie aeree, per le pratiche commerciali sleali messe in atto sui loro siti internet per la vendita dei biglietti, sono un buon esempio di quello che sto dicendo. Noi lavoriamo con i 28 Stati membri per individuare i settori più critici, cioè quelli dove vengono rispettate meno le regole, e ogni anno durante una settimana controlliamo tutti i siti web, ad esempio quelli per la vendita dei biglietti aerei, delle suonerie del telefono, degli apparecchi elettronici, dei biglietti per eventi culturali e sportivi, del credito al consumo. In quell’occasione controlliamo che la vendita sul web rispetti le regole in materia di contratti, rimborsi, informazione al consumatore, eccetera. In Europa c’è una buona varietà di norme a tutela del consumatore e ribadisco che il rispetto di queste leggi e il coordinamento con gli Stati membri è il punto centrale per un buon funzionamento del mercato e per aumentare la fiducia dei cittadini. Purtroppo ad oggi non tutti i Paesi hanno un’agenzia indipendente come l’Antitrust, con poteri sanzionatori verso gli operatori che non rispettano le leggi”.

Quali sono le recenti battaglie vinte, in Europa, e quali invece quelle perse nell’ambito delle politiche di protezione del consumatore?
Tra le battaglie vinte di recente voglio citare la legislazione adottata nel 2013 sulla risoluzione alternativa delle controversie che introduce procedure più semplici e rapide per trovare una soluzione quando il consumatore ha un problema con l’acquisto di un bene o di un servizio. Questo meccanismo è stato introdotto anche per tutto il commercio online transfrontaliero, con una procedura unica per tutti i consumatori europei. Questo dovrebbe contribuire ad aumentare la fiducia nel commercio online transfrontaliero che attualmente è ancora ad un livello troppo basso: il consumatore ha ancora paura di non riuscire a far valere i suoi diritti se acquista qualcosa da un altro Stato membro. Tra le battaglie vinte voglio citare anche la nuova legge sui cosmetici che ha proibito la vendita in Europa dei cosmetici testati sugli animali. Non parliamo quindi soltanto di un divieto di testare sugli animali i cosmetici prodotti in Europa, ma anche di una messa al bando di quelli prodotti fuori dall’Europa e testati sugli animali. Si tratta di un grande segnale di attenzione verso la protezione animale, che è stato già seguito anche da India, Israele e Sud Corea. Rispetto alle battaglie perse vorrei citare quella sull’obbligo di indicazione di origine di tutti i prodotti di consumo. Più che persa si tratta di una battaglia ritardata perché la discussione si è stoppata a livello del Consiglio, dove siedono i 28 Stati membri: il ritardo è stato dovuto al fatto che c’è ancora un grande numero di Paesi, praticamente la metà degli Stati membri, che sono contrari ad una legge del genere. La Commissione Europea crede che sia una norma molto importante, in grado di migliorare la tracciabilità dei prodotti, aumentando molto la sicurezza del consumatore. I paesi contrari, invece, ritengono che una norma del genere avrebbe costi troppo elevati e non darebbe una maggiore garanzia ai consumatori. La discussione è rimandata a dopo l’estate e io spero che la proposta della Commissione venga approvata.

Il consumatore europeo potrà avere un ruolo nell’uscita da questa crisi che, oltre ad essere economica, è anche una crisi di consumi e di modelli e stili di vita?
Assolutamente sì. Se pensiamo che in Europa la spesa che fanno i consumatori è pari al 60% di tutto il prodotto interno, capiamo bene che sono loro i driver dell’economia europea. Il problema è che in una situazione di crisi diminuisce la fiducia dei consumatori e dalle nostre analisi emerge uno stretto legame tra fiducia e spesa. I mercati che funzionano meglio sono quelli dove i consumatori sono più fiduciosi, anche perché sono meglio informati su quali sono i loro diritti e sugli strumenti per vederli rispettati. Per noi il consumatore che ha fiducia è un consumatore che vive una condizione migliore rispetto al mercato e il nostro compito è quello di mettergli a disposizione tutti gli strumenti per sentirsi protetto.

Quali saranno le prossime mosse, a livello comunitario, sulla tutela del consumatore?
La priorità rimane quella di concludere l’iter di approvazione della proposta sulla sicurezza dei prodotti e mettere in campo sempre di più azioni comuni per aumentare l’enforcement.

Una piccola domanda sugli scandali alimentari: dobbiamo aspettarci sempre almeno uno scandalo all’anno oppure il sistema di allerta riuscirà presto a bloccare lo scandalo prima che si allarghi a tutti gli Stati membri (o a buona parte di loro)?
Il fatto che scoppiano delle crisi alimentari è indice del fatto che i controlli ci sono e funzionano bene. Il settore alimentare è quello più controllato di tutti e, in un mercato europeo che è sempre più unico, è normale che quando c’è un’emergenza vengano coinvolti più Stati. Voglio citare quella che è stata l’ultima emergenza alimentare a livello europeo e cioè quella della carne di cavallo: intanto va ribadito che non c’è stato alcun pericolo sanitario, ma soltanto un problema di informazione sul tipo di carne, che qualitativamente era a norma. La crisi è scoppiata proprio perché in alcuni Paesi nordici, ad esempio l’Inghilterra, si sono fatti i controlli visto che per ragioni etiche non mangiano carne di cavallo. Ma va detto che nel giro di 32 ore avevamo identificato tutta la filiera e la catena di distribuzione, con un ritiro massiccio di prodotti e un grosso impatto economico sul settore. La nostra risposta, quindi, è stata veloce e immediata e mi sembra che spesso anche i media diano troppa enfasi alla crisi rendendo ancora più difficile la gestione della reazione dei consumatori.


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