Geoblocking e intermediari online, Commissione UE lancia consultazioni

L’obiettivo delle due consultazioni lanciate dalla Commissione Europea a fine settembre è quello di arrivare a definire il mercato unico digitale. Per questo Bruxelles ha chiesto il parere di cittadini, produttori, rivenditori, providers e utenti sul geoblocking e sul ruolo economico delle piattaforme online, come social media e App Stores. Le due consultazioni resteranno aperte fino a dicembre 2016 e serviranno a formulare le proposte legislative per abbattere i muri ingiustificati del geoblocking, che bloccano la fruibilità dei contenuti da un Paese all’altro, e per definire meglio ruolo e regole degli intermediari online.

La prima consultazione riguarda quindi la “non-portabilità” dei contenuti da un Paese europeo all’altro: attualmente se sei cliente di canali TV ondemand, come Skygo o Mediaset Premium, o semplicemente vuoi collegarti dall’estero ai siti Internet delle televisioni pubbliche con limiti geografici vieni bloccato. Se i contenuti sono fisicamente in server italiani la loro fruizione è bloccata all’estero. A dimostrazione del fatto che l’Europa non è unita online e non c’è da stupirsi se il commercio elettronico fra paesi esteri non va oltre il 15%. Purtroppo spesso sono le stesse imprese a innalzare questi muri, sperando così di frammentare il mercato europeo, evitando l’innesco di logiche competitive. Bruxelles ha già avviato un’indagine,  che  dovrebbe  concludersi  nella  primavera 2016 con il varo di nuove normative (che comprenderanno anche i risultati di questa consultazione). Dalla capitale europea sono partite verso le sedi di circa 2000 aziende europee richieste di informazioni su dati e contratti stipulati con gli utenti.

La seconda consultazione punta a chiarire il ruolo di piattaforme internet dove produttori e consumatori possono incontrarsi, ad esempio Amazon, Google e Facebook, e il loro ruolo nella distribuzione online di contenuti. Si cercherà anche di far luce sulle responsabilità degli intermediari nella diffusione di contenuti illegali e di capire come migliorare il flusso libero dei dati e come creare un cloud europeo. “Le piattaforme online hanno molti pregi – afferma Gunther Oettinger, commissario per l’Economia digitale ma dobbiamo capire meglio come interagiscono con consumatori e imprese. Serve anche sapere di più sul geoblocking, una delle più evidenti manifestazioni di non-Europa nel mercato unico digitale”.

Quello digitale è settore economico più promettente dei prossimi anni. Nel lungo termine il suo contributo alla crescita del pil europeo è stimato intorno ai 520 miliardi di euro. Avviare un mercato unico digitale significa conformità amministrativa e finanziaria per le imprese ed emancipare i clienti tramite l’e-government. Per questo servono leggi che favoriscano lo sviluppo di cloud computing, connettività dei dati mobili senza confini, accesso semplificati a informazioni e ai contenuti. Ma vanno anche tutelate vita privata, dati personali, sicurezza e neutralità della rete.

Infine, a settembre, è stata lanciata una consultazione pubblica sugli standard per il mercato unico digitale. Attraverso la consultazione il Collegio dei commissari intende raccogliere pareri ed opinioni sugli standard da adottare nell’Ue per garantire il funzionamento di diversi sistemi di comunicazione e l’interoperabilità di prodotti e servizi diversi, affinché i consumatori possano scegliere tra una vasta gamma di soluzioni e beni innovativi. Fino al 16 dicembre 2015, imprese, ricercatori, università, enti pubblici, stakeholder e parti interessate potranno rispondere ad un questionario online esprimendo il proprio punto di vista in merito a: tecnologie 5G, cloud computing, sicurezza elettronica,  digitalizzazione  dell’industria  europea,  eHealth, sistemi di trasporto intelligenti, Internet of thing, smart city e uso efficiente dell’energia. I contributi raccolti saranno utilizzati per definire il piano Ue sugli standard prioritari per il settore ICT, un documento rivolto prevalentemente alle pubbliche amministrazioni e agli stakeholder che definisce le priorità e le aree di intervento a sostegno della standardizzazione nel settore ICT.


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