Gap digitale, Raffaele Tiscar: “Per colmarlo tutti dobbiamo fare la nostra parte”

Intervista a Raffaele Tiscar Vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Come si sta muovendo l’Italia nell’ambito della strategia digitale europea? Quali sono le priorità fissate dal Governo?

Periodicamente vengono pubblicate ricerche che confermano l’arretratezza dell’Italia sia da un punto di vista infrastrutturale sia nell’uso di internet. Non aveva e non ha molto senso continuare a piangersi addosso, piuttosto occorre rapidamente darsi una road-map recuperare posizioni su entrambi i fronti: quello dell’offerta di servizi digitali e quello del suo reale utilizzo. Con la pubblicazione della Strategia Italiana per la Banda Ultralarga e della Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020 (consultabili e scaricabili in internet) per la prima volta il Governo ha definito per entrambi gli aspetti un percorso dedicandovi molte risorse economiche, sia nazionali sia europee. L’obiettivo è raggiungere per il 2020 i target fissati dalla UE, che, lo ricordiamo, sono la copertura del 100% della popolazione con una velocità di connessione di almeno di 30 Mbps e l’uso da parte di almeno il 50% della popolazione di una connessione ultraveloce di oltre i 100 Mbps. Nei due documenti sono definite anche le priorità: dovranno essere adeguate le reti di trasmissione nella parte di accesso, quella che entra negli edifici, a partire dalle cosiddette aree a fallimento di mercato (le aree in cui gli operatori non abbiano manifestano volontà di investire) per poi interessare quelle in cui “teoricamente” dovrebbero esservi le condizioni di mercato per sostenere gli investimenti, ma che, in realtà, lo scarso uso di internet e la scarsa diffusione dei servizi digitali rende poco appetibili per gli operatori. Per quanto riguarda, invece, l’adozione diffusa di servizi digitali sono previste azioni importanti riguardanti l’identità digitale e la digitalizzazione di alcuni tra i più diffusi servizi pubblici: il settore sociale e sanitario, l’educazione e il turismo. Una volta realizzata l’infrastruttura digitale è previsto l’uso anche di un voucher per accelerare le nuove connessioni ultra-veloci.

La promessa di dare 30 Megabit a tutti e 100 all’85% degli italiani entro il 2020 verrà mantenuta? A che punto è il piano della banda ultralarga?

Gli obiettivi sono molto ambiziosi e il tempo non è molto. Diciamo subito che il termine per la spesa dei fondi europei è in realtà il 2022, trattandosi di fondi strutturali relativi al periodo 2014-2020. L’importante sarà aprire i cantieri il più velocemente possibile e  stiamo  lavorando  tutti (Presidenza  del  Consiglio dei Ministri, Ministero dello Sviluppo Economico, AGCOM, Infratel) per iniziare entro il 2016. Ma dobbiamo anche sapere che ci sono tempi non dipendenti dal Governo Italiano (l’esame da parte della Commissione Europea per il profilo riguardante gli aiuti di Stato, per esempio) e, comunque, tecnicamente non comprimibili (la progettazione, le procedure di gara, la permessistica da parte degli enti locali ecc.). Attualmente la Strategia è al pre-esame da parte della Commissione Europea con cui siamo a stretto contatto per la produzione del maggior numero di dati possibile onde facilitare loro il lavoro di valutazione e validazione del documento italiano. Contestualmente si sono avviati i colloqui con ciascuna Regione per la messa in comune dei progetti e delle risorse. Le assicuro, è un gran lavoro preparatorio.

Come faranno le piccole realtà locali a non restare indietro di fronte alla sfida digitale?

Il programma di spesa delle risorse statali finora stanziate dal CIPE per un totale di 2,2 miliardi riguardano esclusivamente territori a bassa densità di popolazione, appunto le aree a cosiddetto “fallimento di mercato”; esse corrispondono grosso modo ai Comuni sotto i 20-30.000 abitanti. A queste risorse sono da aggiungersi le risorse economiche messe a disposizione dalla UE alle Regioni che complessivamente sono più o meno dello stesso ammontare. Gli altri Comuni seguiranno negli anni successivi. Nelle realtà più piccole molto si giocherà nell’effettivo utilizzo del digitale nella vita di tutti i giorni, sia quando stiamo a casa sia quando siamo a lavorare.

Infine, quando l’Italia riuscirà a colmare l’enorme gap che ha con gli altri Paesi europei in termini di cultura digitale?

Rispondere  a  questa  domanda  riguarda  tutti, non solo il Governo. Tra non molto tutto quello che facciamo sarà diverso, ma quanto siamo disposti a farlo da subito? Alcuni esempi: siamo disposti a usare solo le mail al posto delle lettere affrancate oppure effettuare solo pagamenti digitali? Firmare solo digitalmente oppure usare solo fatture digitali? Magari fare i colloqui con gli insegnanti solo via Skype e usare solo materiale didattico digitale? Fare la spesa con internet e conservare tutti i documenti sul cloud? Il Governo ha deciso di investire su questo cambiamento epocale, ma molto dipenderà da noi tutti cogliere la grande opportunità di fare le cose in modo più semplice, sicuro e veloce.


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