Interconnessione dei mercati energetici: obiettivo del 10% al 2020

Il Consiglio europeo di ottobre 2014 ha invitato tutti gli Stati membri a realizzare entro il 2020 l'interconnessione di almeno il 10% della loro capacità di produzione di energia elettrica. Ciò significa che ogni Stato membro dovrà disporre di cavi elettrici che consentano di trasferire ai paesi vicini almeno il 10% dell'energia elettrica prodotta dalle proprie centrali.

Perché è necessario che le reti elettriche dei paesi dell'UE siano interconnesse? Se si verifica un guasto in una centrale elettrica o in caso di condizioni meteorologiche estreme, gli Stati membri devono poter contare sui paesi vicini per l'importazione dell'energia elettrica di cui hanno bisogno. Senza le infrastrutture necessarie è impossibile acquistare e vendere energia oltre i confini nazionali. L'interconnessione dei sistemi elettrici isolati è pertanto essenziale per garantire la sicurezza dell'approvvigionamento e contribuire a una reale integrazione del mercato dell'energia elettrica a livello di UE, fattore chiave per realizzare l'Unione dell'energia.

In pratica interconnessioni efficienti tra paesi vicini offrono i seguenti vantaggi: 

  • maggiore affidabilità dei sistemi elettrici e riduzione del rischio di blackout;
  • risparmio economico grazie alla minore necessità di costruire nuove centrali elettriche;
  • maggiore scelta per i consumatori e conseguente riduzione dei costi in bolletta per le famiglie;
  • capacità delle reti elettriche di gestire meglio livelli crescenti di energie rinnovabili, in particolare quelle variabili come eolico e solare. 

Sviluppare il settore delle energie rinnovabili significa anche creare nuovi posti di lavoro: nel 2012 le aziende dell'UE operanti nel settore delle energie rinnovabili e delle tecnologie correlate hanno dato lavoro a circa 1,2 milioni di persone.

L'obiettivo del 10% stabilisce un livello minimo obbligatorio di interconnettività che tutti gli Stati membri devono raggiungere entro il 2020; tuttavia, a seconda della posizione geografica di un paese e del suo mix energetico, il livello minimo del 10% potrebbe non bastare. L'UE sta infatti valutando la possibilità di innalzare l'obiettivo al 15% entro il 2030; ma poiché in alcuni Stati membri ciò potrebbe richiedere investimenti che non sarebbero più giustificabili dal punto di vista economico, è importante valutare le strozzature e fissare obiettivi più ambiziosi caso per caso.

Il conseguimento dell'obiettivo inciderà sulle nostre bollette dell'energia elettrica? Un buon collegamento delle reti energetiche europee si tradurrà in risparmi diretti per i consumatori. Secondo un recente studio, una piena integrazione dei mercati dell'energia consentirebbe ai consumatori dell'UE di risparmiare ogni anno tra i 12 e i 40 miliardi di euro.

Quali Stati membri attualmente non sono ben collegati agli altri? Attualmente 12 Stati membri non sono adeguatamente connessi al mercato dell'energia elettrica dell'UE. Si tratta di Italia, Irlanda, Romania, Portogallo, Estonia, Lettonia, Lituania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Cipro e Malta.

Lo strumento principale per la realizzazione dell'obiettivo è l'elenco dei progetti di interesse comune (PIC) per le infrastrutture. Nel primo elenco, adottato nel 2013, figurano 248 progetti. Di questi, 37 sono progetti di interconnessione elettrica negli Stati membri al di sotto dell'obiettivo del 10%. Tutti questi progetti beneficiano di procedure accelerate per il rilascio delle autorizzazioni e di condizioni regolamentari più vantaggiose; alcuni di essi riceveranno anche un sostegno finanziario. I PIC contribuiranno in modo significativo al conseguimento dell'obiettivo. Difatti, una volta completati tutti i progetti previsti, entro il 2020 tutti gli Stati membri (ad eccezione di Spagna e Cipro) raggiungeranno l'obiettivo del 10%. L'elenco dei PIC sarà aggiornato ogni due anni al fine di inserirvi nuovi progetti ed eliminare quelli completati.

Che cosa fare se gran parte di un investimento deve essere effettuato in un determinato Stato membro mentre i vantaggi si producono in un altro Stato membro? La questione è stata affrontata nel 2013 con il regolamento in materia di reti transeuropee dell'energia, che consente di ripartire i costi a livello transfrontaliero in base ai vantaggi generati nello Stato membro interessato.

Quanto costerà realizzare l'obiettivo del 10% di interconnessione? La Commissione europea ritiene che, da qui al 2020, saranno necessari circa 40 miliardi di euro.
Come farà l'UE a garantire che le nuove reti elettriche non comporteranno rischi per l'ambiente o per la salute dei cittadini dell'Unione? L'UE vanta la normativa più rigorosa in materia di tutela ambientale. Inoltre, il regolamento TEN-E definisce nuove norme intese a rafforzare la consultazione e la trasparenza per garantire una maggiore partecipazione dei cittadini al processo di pianificazione. L'obiettivo è rendere più efficiente il processo pur salvaguardando gli elevati standard dell'UE in materia di tutela ambientale.


Questo sito web utilizza cookie. Continuando la navigazione si accettano gli stessi.