La Commissione UE difende Uber: linee guida sulla sharing economy

Non si può ingabbiare la sharing economy. I vantaggi sono  più  degli  svantaggi.  Parola  di   Commissione Europea che, dopo aver visto interdire Uber e sanzionare Airbnb in molti Paesi europei è scesa in campo a difesa della cosiddetta economia circolare. Per il Commissario Katainen, l’Europa deve saper attrarre aziende e  start  up  e  non  farle  fuggire.  “Ci saranno sempre nuove forme di economia collaborativa. La domanda ora è se l’Europa sia aperta alle innovazioni e  agli  innovatori.  Oppure se al contrario vogliamo mandare via le persone e    le aziende dal nostro continente, soltanto perché vogliamo essere restrittivi e protettivi dei sistemi esistenti”, ha dichiarato Katainen, presentando le Linee guida sulla sharing economy lo scorso 2 giugno. Per Bruxelles è tempo di aprire ai regolamenti, senza però sanzionare. E nel caso di Airbnb e Uber, dove  la società si limita a fare  da tramite tra le persone,  le regole potrebbero anche non essere applicate. Urge un intervento regolatorio, possibilmente standardizzato.

Secondo la UE, infatti, un approccio regolamentativo frammentato danneggia sia gli operatori tradizionali sia i nuovi prestatori di servizi ostacolando innovazione, lavoro e crescita. Le linee guida europee prevedono un accesso al mercato diversificato per privati cittadini che offrono servizi occasionalmente e prestatori professionali, fissando regole in materia di responsabilità, trattamento fiscale, diritto del lavoro, diritti dei consumatori. Tanto per cominciare occorre chiarire dunque i requisiti di accesso al mercato.

Gli operatori (piattaforme online), devono essere obbligati a ottenere autorizzazioni o licenze per l’esercizio di impresa solo se strettamente necessario a soddisfare pertinenti obiettivi di interesse generale. Occorre ricorrere ai divieti assoluti di un’attività solo in ultima istanza. Le piattaforme non dovrebbero essere soggette ad autorizzazioni quando agiscono solo da intermediari tra i consumatori e coloro che offrono realmente il servizio (es.: trasporto o alloggio). Gli Stati membri dovrebbero inoltre distinguere tra privati che offrono servizi occasionalmente e  prestatori che agiscono in qualità di professionisti, ad esempio stabilendo soglie basate sul livello di attività. Per quanto riguarda invece la responsabilità del servizio offerto, le piattaforme possono essere esonerate dalla responsabilità per le informazioni che conservano per conto di coloro che offrono un servizio, ma non per qualsiasi servizio offerto dalle stesse, come quelli di pagamento. La Commissione incoraggia ad adottare azioni volontarie per la lotta agli illeciti e lo stimolo alla la fiducia.

E sul piano dei diritti? Per i consumatori, gli Stati membri devono garantire protezione da pratiche commerciali sleali, senza però imporre obblighi sproporzionati ai privati che forniscono servizi occasionalmente. La tutela del diritto al lavoro, invece, resta di competenza nazionale e integrato da giurisprudenza e standard minimi UE.

Gli Stati membri possono tenere presenti criteri quali il rapporto di subordinazione con la piattaforma, la natura del lavoro e la retribuzione per decidere chi può essere considerato un lavoratore subordinato di una piattaforma. Sul piano fiscale, prestatori di servizi e piattaforme sono tenuti a pagare le tasse (IRPEF, IRES, IVA , ecc.). Gli Stati membri sono incoraggiati a semplificare e chiarire l’applicazione della normativa fiscale all’economia collaborativa, mentre le piattaforme dovrebbero cooperare con le autorità per la registrazione delle attività economiche agevolando la riscossione delle imposte.

La Commissione invita gli Stati membri a uniformare le normative  a  questo  orientamenti,  si  impegna  a monitorare contesto normativo e sviluppi economici, seguire l’andamento dei prezzi e della qualità dei servizi, individuare ostacoli e problemi da contraddizioni e vuoti normativi. Katainen sottolinea che il ruolo della Commissione  è  di  “incoraggiare un   contesto   normativo   che   permetta   ai    nuovi modelli  imprenditoriali  di  svilupparsi  proteggendo i  consumatori  e  garantendo  condizioni  eque  sia  in  materia  fiscale  che  di  occupazione”.  Secondo   il   parere   di   Elżbieta   Bieńkowska,     Responsabile Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI, la Sharing Economy rappresenta “un’opportunità per consumatori, imprenditori e imprese” a patto di fare le giuste scelte.


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