Blockchain

La blockchain, ovvero il sistema, nato a supporto della valuta digitale bitcoin, che serve a gestire senza intermediari transazioni tra parti che non si conoscono, sta cominciando ad interessare in maniera più evidente il mondo della finanza.

La blockchain, “supplisce all’assenza di garanzia offerta da un soggetto terzo, registrando cronologicamente tutte le operazioni dei suoi utilizzatori”. Nonostante i vantaggi che a prima vista questo sistema potrebbe portare, per l’adozione definitiva della nuova tecnologia ci vorrà tempo. Nonostante il grande fermento infatti gli esperti fanno presente che un forte ostacolo alla diffusione del sistema potrebbe venire dagli istituti bancari tradizionali che  vedrebbero di gran lunga ridimensionato il loro ruolo di mediatori. Ad ogni modo, sull’argomento del denaro digitale e delle blockchain l’atteggiamento del legislatore europeo e nazionale sembra essere quello di non portare avanti interventi legislativi avventati che potrebbero rivelarsi controproducenti. Tale linea di condotta è stata in effetti messa nero su bianco nella risoluzione del Parlamento Europeo votata lo scorso giugno. L’obiettivo è quello di non stroncare sul nascere il potenziale di innovazione di una tecnologia ancora relativamente giovane che “può contribuire positivamente al benessere dei cittadini e allo sviluppo economico”. Normare il fenomeno con regole preventive e severe ne soffocherebbe la crescita, dicono  dall’Eurocamera.  Dello  stesso  avviso anche la Commissione Europea che condivide l’approccio suggerito dal Parlamento: “è importante tenere d’occhio gli sviluppi della tecnologia per abbracciarne le opportunità, pur restando attenti ai potenziali rischi”. Visto l’atteggiamento diffuso sembrerebbe Certo, sulla posizione dell’esecutivo Ue pesa anche una certa “impreparazione”. La verità, ammettono fonti interne, “è che si sta ancora cercando di prendere le misure”. Intanto il Parlamento ha proposto l’istituzione di una task force guidata dalla Commissione stessa e composta da esperti tecnici ed esperti di regolamentazione. Una “pseudo Authority” che avrà il compito di monitorare l’evoluzione della tecnologia di registro distribuito e, laddove necessario, raccomandare eventuali azioni normative. “Siamo di fronte a innovazioni tecnologiche che possono crescere rapidamente sino ad assumere contorni sistemici. Abbiamo bisogno di un soggetto con le competenze adatte a proporre con tempestività interventi regolatori specifici, se e quando ce ne sarà necessità”, spiega il deputato europeo Jakob von Weizsäcker, autore della risoluzione.

A dover essere rivista per prima sarà probabilmente la normativa sui pagamenti, comprese la direttiva sui conti di pagamento, la direttiva sui servizi di pagamento e la direttiva sulla moneta elettronica. Ma molto dipenderà anche dalla direzione che prenderà l’evoluzione della tecnologia. C’è da supporre infatti che oltre per i pagamenti tramite bitcoin, la blockchain potrà essere impiegata in molti e diversi altri ambiti: dai contratti intelligenti ai   trasferimenti di proprietà intellettuale, passando per una serie di servizi pubblici. Il Parlamento Ue afferma pertanto che “[…] potrebbe essere necessaria una legislazione più specifica”. Da non sottovalutare, infine, è il problema legato alla sicurezza. Dopo gli attacchi di Parigi e Bruxelles, le criptovalute sono finite inevitabilmente sotto ai riflettori dell’Unione Europea, dato il timore che esse potessero svolgere un ruolo rilevante nel finanziamento del terrorismo internazionale. Per questo, la Commissione sta pensando di estendere la direttiva antiriciclaggio alle piattaforme blockchain. Intanto, c’è chi comincia a valutare in termini numerici il vantaggio derivante dall’uso della blockchain per le economie nazionali.

La Banca Centrale di Londra stima che se si emettesse criptvaluta si avrebbe una crescita del Pil del 3%. Secondo lo studio, tale aumento sarebbe dovuto in primo luogo alla diminuzione dei tassi d’interesse e fiscali ma anche alla flessione dei costi della transazione. La criptovaluta digitale, rispetto al denaro, non ha bisogno di intermediari per concludere le transazioni, perché la valuta digitale passa direttamente da una parte all’altra. La valuta digitale potrebbe inoltre contribuire alla stabilizzazione dell’economia perché darebbe alle banche centrali uno strumento in più con cui controllare la propria valuta. Il che sarebbe una misura particolarmente efficace in tempi di shock economici, come la Brexit. A questi benefici si aggiungerebbero poi quelli derivanti dalla maggiore trasparenza delle transazioni.


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